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Le fornaci del quartiere di San Giuliano di Carmelo Venezia

                                                          

Carmelo Venezia     Esistono, durante la vita di una persona, periodi di difficoltà morale,  causati  da circostanze dolorose ;  lontananza, malattie,  perdita di persone  più che cari.  Per qualche anno, non ho più voluto continuare a scrivere  il mio diario di un tempo piu’ che passato. 

Innanzi tutto, debbo ringraziare il Prof. Nunziatino Magro ; malgrado  le distanze che ci separano,  telefonicamente mi ha incoraggiato  a riprendere la mia penna, ridandomi il gusto per esprimermi  e di rimemorare il mio  passato.
  Ma, prima di continuare, desidero  chiedere scusa a tutti i miei amici e intellettuali, per l’uso del mio  semplice vocabolario.  In verita’ non ho mai frequentato le aule  e i banchi delle Università. Rappresento una vecchia generazione randazzese possedendo semplicemente un modesto diploma elementare. 
 Ma , amo moltissimo , non solamente la mia città di Randazzo perche’ è stato il luogo della mia nascita,  ma anche i resti delle sue opere d’arte  che  i nostri alleati non hanno osato demolire nel periodo dei  bombardamenti del luglio e agosto 1943.    Spesse volte, mi siedo alla terrazza del mio modesto  appartamento, ammirando il panorama del Principato di Monaco, con le sue moderne costruzioni destinati ad una classe sociale privilegiata e milionaria. 
   Talvolta, socchiudo i miei occhi, facendo divagare la mia mente ed anche il mio pensiero, percorrendo le vecchie stradine dei nostri antichi quartieri di Santa Maria, S. Nicolò e San Martino della nostra  città, luoghi riposanti, pieni di misteri, aneddoti, storie, li’ dove molti anni indietro, erano animati con la presenza di artigiani, carrettieri, contadini , musicisti, pastori, intellettuali,  moltissime signorine ,sedute davanti le loro porte d’ingresso, ricamando la loro  dote eseguendo un lavoro  d’arte e talvolta prezioso, dando vita e animazione a questi luoghi storici. 
  In certi periodi delle stagioni,  sentivamo  gli odori del vino, delle mele  e di altri frutti, che  i nostri antenati e le nostre mamme   avevano l’arte  ed il segreto di conservazione   per il periodo invernale. 
   Ma, ritorniamo  alla realtà. 
  Qualche anno indietro,  trascorrevo un certo periodo di  vacanza presso i miei  famigliari ; qualche giorno dopo il mio arrivo,  ricevo un cortese invito dal Prof.  Nunziatino Magro invitandomi   ad una lunga  passeggiata  piuttosto storica.   A bordo  del suo veicolo, abbiamo  percorso parecchi  kilometri , salendo  verso Santa  Domenica vittoria.  Ma, quale fu la mia sorpresa ? fermandosi, non solamente abbiamo ammirato  lo stupendo paesaggio della nostra Randazzo  ma  anche  il panorama dell’imponente  Etna  molto invidiata  dai nostri turisti stranieri. 
La seconda, è stata la  scoperta dei resti  di una  antica  cappella situata sul lato Sud dei Nebrodi dedicata  in passato  a San Marco
   Da  ragazzo, percorrevo spesso questo cammino  per recarmi  a Santa  Domenica Vittoria  soprattutto per assistere alla festa di S. Antonio , chiedendomi sempre , che cosa rappresentavano questi ruderi.  Penso, che qualche secolo fà ,  è stato  un luogo di raccoglimento  di pellegrinaggio, di raduno e di preghiera non solamente per i contadini ,numerosi  in questo settore agricolo, ma anche per gli abitanti delle  masserie e dei comuni limitrofi.
Finalmente,  dopo tanti anni, la mia curiosità è stata  ricompensata.  Penso, che qualche tempo indietro,  questo luogo è stato citato dal Dott. Salvatore Rizzeri  nel suo libro : Le Cento Chiese . 
     Riscendendo, dopo avere attraversato il Ponte di San Giuliano, l’ho pregato di fermarsi a sinistra su questo piazzale  chiamato volgarmente da noi randazzesi : U Stazzuni , in quanto che, volevo  far conoscere una antica costruzione dove attualmente esiste un mulino inefficiente chiamato dai nostri antenati :  Il Mulinello. 
L’accoglienza del  proprietario è stato molto cordiale e soprattutto amichevole .  Fiero di mostrare  non solamente la vecchia costruzione, ma anche il resto delle vecchie macine  o mole, con qualche resto di antichi accessori.  La  botte  situata sul  piano superiore , la quale serviva di riserva e di pressione, é in eccellente stato di conservazione  e di curiosità per gli alunni di tutte le scuole e soprattutto per  osservare   e  conoscere , i vecchi sistemi idrici usati nell’epoca passata.
   Scendendo, e passando dietro l’antica costruzione, la nostra  seconda grande  sorpresa, è stata di scoprire  una delle  antiche  fornaci , numerosissime qualche secolo fa , in questo quartiere di San Giuliano,  destinate alla fabbricazione  della calce  e nello stesso tempo alla cottura  delle tegole, mattonelle e recipienti di argilla.
  Ed è proprio di questo soggetto, di quest’ arte , di questi artigiani  più che artisti nella loro materia,  dotati di una straordinaria esperienza e di un sapere sconosciuto dai nostri  giovani, i quali  non hanno mai avuto l’occasione e la gioia  di ammirare il lavoro di questi talentuosi artigiani.
   Le fornaci  erano  state  costruite principalmente in questo quartiere ; numerose nei dintorni di  questo piazzale chiamato  come  avevo scritto prima : Stazzone :  in dialetto randazzese,  U Stazzuni.   Sopra questa superfice ,  dove  le costruzioni   in duro non esistevano,  c’erano   circa quattro fornaci ;  un certo numero appartenevano alle  famiglie  Arcidiacono, molto numerose fino agli anni   1960. 
   Altre, si trovavano  nei dintorni  della Via Regina Margherita , oggi chiamata  in onore  del nostro  concittadino  sindacalista e deceduto molto tempo   fa, Via Giuseppe Bonaventura.
   Una di queste, apparteneva  al Signor  Egidio Arcidiacono,  specializzato  nella fabbicazione di anfore, giare , vasi , lampade ad olio,
ed altri oggetti, i quali servivano  per conservare  l’acqua,  l’aceto , l’olio di oliva indispensabile  per la nostra  buona cucina.    Questo artigiano, ha smesso la sua attività dopo il 1950 immigrando  come moltissimi dei nostri concittadini in Argentina.  
   Le ultime notizie  del signor Egidio, le ho ottenute nel dicembre del 1987.  Essendomi recato parecchie volte a Buenos Aires,  e dopo nella città di Haedo , situata nella grande  periferia della Capitale, dal nostro concittadino  Nino Luca, fratello del defunto Mario Luca,  all’occasione  di un incontro piu’ che affettuoso  e nello stesso tempo, per la visita della sua , grande fabbrica di mobili .
  Preciso,  che in questa Citta’ , vivevano  moltissime famiglie originarie della nostra  Randazzo.
  Il signor Egidio ,  si era stabilito  in un’altra regione ; forse nella città di Mendoza. 
   Diverse fornaci,  si trovavano  nei pressi  della chiesa del Signore della Pietà.  Un’atra, apparteneva alle famiglie Mazza ; salvo errore da parte mia, questa era vicino la discesa del Ciapparo. 
    Mi chiedo  sempre, perchè  i nostri antenati , avevano  dato questo nome  .   Oltrepassando la chiesetta, e andando a sinistra  seguendo la strada  che conduceva sia  alle vecchie  vasche di scarico delle fognature del comune ed anche  al vecchio Mulino di Citta’ Vecchia,  una di queste era proprieta’ del defunto Signor Alfio Bordonaro, padre del nostro concittadino  Dottore  Nunzio Bordonaro,  il  quale da  professionista, aveva creato  una vera  piccola industria  per la fabbricazione della calce e soprattutto   produrre  la migliore  qualita’ del prodotto.  
    Altre fornaci  si trovavano nel quartiere di Murazzorotto,   andando  verso il   lago Gurrida . 
   Anni passati,  questa zona era molto popolata,  dove ancora  si potevano contemplare molte  antichissime  casette costruite in pietra lavica a secco, esistenti  forse anche all’epoca araba, le quali, potevano servire  temporaneamente di alloggio  per i contadini e nello stesso tempo , come riserve di foraggio per nutrire asini, cavalli ,muli,  pecore , numerosi  in quel periodo.
   Ma quasi tutte sono state  demolite per ignoranza ed  incoscienza ,  costruendo casette certo moderne ,  ma  senza stile  ed in un modo piu’ che disordinato.

Monastero San Giorgio
   Un’ altra fornace molto antica, si trovava a fianco del muro di cinta della Citta’ tra il Convento di San Giorgio e la Via Duca degli Abruzzi esattamente a fianco dell’antica Porta dell’Erbaspina , chiamata anche , Porta del Quartarario ; esisteva anche una piccola fontanella chiamata dai nostri antenati, Fontanella dell’Erbaspina.
   Questo artigiano lavorava esclusivamente l’argilla per la fabbricazione delle Quartare, vasi, e diversi recipienti in terracotta. Desidero precisare  che questa porta con il suo semiarco e i suoi due pilastri,  era visibile prima del Luglio 1943. Una parte è stata demolita dai bombardamenti ; il resto, dall’incoscienza umana. 
   Le fornaci, potevano avere la forma di un grande  cubo  munito di  una corta ciminiera  oppure rotonde come un grande cilindro  di un diametro di parecchi metri,  munite  sempre di una ciminiera.  Il materiale  utilizzato,  erano  le  pietre laviche,  murate  con un impasto di  calce e sabbia dell’Etna .  L’ argilla  in certi casi  era  utilizzata    per  la  sua resistenza al  calore.  
    L’ interno, era  diviso in diversi piani ;  si accedeva attraverso una apertura situata a piano terra.  Il  sottosuolo  era riservato per il grande focolare, il primo perimetro , per la cottura delle pietre calcaree . Il piano superiore, per la cottura delle tegole, i mattoni, le mattonelle.  In seguito, le anfore, vasi, ed alti oggetti ad esempio  le lampade ad olio, molto utilizzate  nel periodo  della guerra  e specialmente nel periodo dei bombardamenti del luglio  e agosto 1943.  I  focolari, erano alimentati  con parecchie tonnellate di legno proveniente dalle nostre foreste comunali  ed anche da foreste private.              

 

DA  DOVE  PROVENIVANO  LE  PIETRE  A  CALCE ?        

La cava delle pietre a calce, si trovava  sul versante  Nord  dei Monti Peloritani parecchi kilometri dopo  il comune  di Santa Domenica Vittoria.
   Nella mia giovinezza, ho avuto una sola volta di visitarla in compagnia di un conoscente e  concittadino carrettiere , offrendomi un passaggio.  Preciso che questo signore, faceva il trasporto  di materiale edile. Non mi ricordo il nome  di  questa contrada ;  mi ricordo solamente che durante il tragitto , ho potuto ammirare  il magnifico paesaggio, ma anche  i lavori dei campi  eseguiti dai nostri bravi contadini.
  L’ estrazione delle pietre, era un lavoro molto faticoso e soprattutto pericoloso per  gli operai.  I mezzi  meccanici moderni non esistevano.   Tutto era eseguito con la forza delle loro braccia, a colpi di mazza , picco ed altri rudimentari arnesi per potere spaccare le grosse rocce, ottenendo cosi’ il volume desiderato. 
     Il trasporto  era eseguito con l’aiuto dei carretti  trainati dai muli e per i piu’ ricchi, dai cavalli.    Moltissime  famiglie di carrettieri della nostra città eseguivano il trasporto di   questo materiale, approvvigionando i proprietari delle fornaci.
   I carrettieri   partivano  nella notte, per ritornare  di buon mattino evitando cosi’ l’afoso calore  dell’ estate.  Il lavoro degli artigiani carrettieri,  era molto impegnativo  e faticoso , anche per gli  animali che in realtà erano  ben nutriti , ben curati  e ben protetti.          

IL LAVORO DELL’ARGILLA                      

  Diversi  proprietari di fornaci,  come avevo accennato prima,  si erano specializzati  nella lavorazione dell’argilla , fabbricando mattoni, mattonelle, anfore, piatti e casseruole, molto usate  dai nostri antenati  per la cottura dei cibi prelibati e gustosi.
  Queste piccole imprese,  erano proprieta’ di parecchie famiglie randazzesi.  Desidero citare  la famiglia  Mazza,  la famiglia  Bordonaro e soprattutto, le numerosissime  famiglie  Arcidiacono.
   Sicuramente,  ne esistevano altre , ma onestamente non ho mai avuto l’occasione di conoscerle.
   Per quanto concerna la famiglia Arcidiacono,  ho conosciuto i due fratelli , Luigi  e Battista,  intimi amici musicisti, che per molti anni, hanno fatto parte del Corpo Musicale di Randazzo, all’epoca in cui era diretto dal Maestro Lilio Narduzzi e sovvenzionato dal Comune di Randazzo e soprattutto con l’aiuto e la contribuzione degli abitanti  molto fieri del loro  complesso.
  Parlerò  di Battista Arcidiacono  nelle prossime pagine. 
   La  nostra argilla, era estratta  nel piano   della Gurrida.  All’epoca, questo terreno , era molto argilloso.  In certe stagioni il fiume Simeto e  Flascio ,  non solamente alimentavano  il lago Gurrida ma anche moltissime superfici adibiti a vigne e ortaggi.  Alimentavano  anche un piccolo corso d’acqua che scorreva  ai piedi del Castello Svevo per finire nel fiume Alcantara. 
   Non posso precisare  il luogo esatto dove l’argilla era prelevata.  Sicuramente all’interno di certe proprietà private ed anche  nei terreni comunali pagando  una tassa.    Questa materia,  era trasportata con i carretti a Randazzo e depositata  sul luogo  di  lavoro.  Ma, prima di usarla, necessitava una lunga preparazione.  Depositata al suolo ed al sole per moltissimi  giorni l’ argilla  si riduceva cosi’ in finissima polvere.  In seguito, era depositata in un grande bacino dove era mescolata e dosata con una qualità di terra che ogn’uno di loro, conosceva il segreto ed il dosaggio.
   Il lavoro più faticoso, era quando tutta questa materia doveva essere mescolata, umidificata e pigiata da parecchi operai con la forza dei loro piedi e delle gambe, ottenendo cosi’ una materia  omogenea , malleabile e pronta per la lavorazione . 
   Gli artigiani, lavoravano a cielo aperto. Moltissime erano le donne, figlie di artigiani adibiti a questo lavoro. Sopra i loro banchi di lavoro ,confezionati in legno  oppure  con  i mattoni,  avevano  parecchi telai  in legno duro molto  resistente  all’umidità; per le tegole  di forma  trapezoidale, per  i mattoni  rettangolari, per le mattonelle in terra cotta,  i telai erano quadrati  a secondo la superfice richiesta dai clienti.  
   Per la confezione delle tegole, l’argilla era  spalmata  con le mani, livellata con una piccola regola nel suo apposito telaio, e dopo averla uscita dal telaio con l’aiuto di una piccola cordicella, era depositata sopra una forma  semi rotonda, e impermeabilizzata  con  un impasto liquido a base di argilla e depositata al suolo e al sole  per molti giorni ; in seguito all’interno della fornace  per la cottura.  Cosi’ per i mattoni ed altri oggetti.
   Giovane apprendista falegname, ho avuto parecchie occasioni di costruire molti di questi telai. Da ragazzino, vedevo lavorare molte donne ed anche uomini con una enorme rapidità. Questo lavoro era molto impegnativo ; per proteggersi dal sole, specialmente nei mesi estivi,  il loro capo era coperto  con un cappello di paglia oppure con l’aiuto di un grande fazzoletto .

Gli uomini, erano vestiti   con un semplice  pantaloncino, talvolta torso nudo  e con i piedi scalzi,  molto allegri,   fieri della loro arte e del loro sapere.      

COME  LE FORNACI ERANO PREPARATE ?     

   Il  primo  lavoro,  consisteva  allo sgombero  delle  scorie del grande focolare situato  nel piano inferiore ed alla pulitura  del perimetro interno .  Le pietre a calce, erano squadrate  con colpi di martello e mazza ;  parecchi  muri a secco erano costruiti  all’interno , occupando  cosi’ la  prima parte inferiore.  Le  tegole  , le  anfore , i grandi vasi ed altre  oggetti  da fare cuocere, erano situati sulla parte superiore.
   L’ entrata  veniva murata,  lasciando  semplicemente  un’ apertura  per  l’alimentazione del focolare   con piccoli  tronchi  d’alberi , truccioli ed anche  con enormi  mazzi di legno secco  di poco  valore , usato  generalmente per questo  lavoro.
   Il  focolare  acceso,  la fornace  doveva  essere  alimentata  e soprattutto  sorvegliata  giorno  e  notte  per  parecchi  giorni.   Tavolta,  e questo dipendeva  della quantità del materiale  da cuocere,  circa una settimana. 
  Nel periodo della mia giovinezza,  ho avuto molte occasioni  di percorrere di notte in compagnia di  mio padre  Giuseppe  e mio  nonno paterno  Carmine Venezia , mugnai di professione, la strada  che partiva   dal  vecchio mulino di Citta’ Vecchia, e che conduceva  verso la chiesetta del Signore  della Pieta’,  soffermandomi  vicino  queste  fornaci , per ammirare le fiamme che sgorgavano dal focolare  e della ciminiera ,  creando  cosi un  gioco  d’ artifizio , sviluppando  non solamente  un  grande  calore ,  ma  anche  un fumo  molto  denso ,  soffocante ,  rendendo  ancora più faticoso  il lavoro  degli operai .
   Durante  la cottura  della calce, le fornaci  erano  soggetti  ai cambiamenti  atmosferici ;  un  giorno,   parlando  con il Signor  Bordonaro,  proprietario  di questa  grande  fornace  situata in questi  paraggi ,  mi spiegò che  un cambiamento  atmosferico  durante  la cottura , poteva  influenzare  sulla durata del  fuoco.  Non posso precisare quanti gradi erano necessari per ottenere una eccellente qualità di calce ; forse  circa  900 gradi .
   Questi talentuosi artigiani pieni di esperienza e di maestria, conoscevano il momento in cui la fornace doveva essere spenta.  Tavolta, una settimana di tempo era necessaria per raffreddare l’insieme di questa piramide, e accedere all’interno recuperando   tutto il materiale  il quale era venduto a tutti gli artigiani edili  ed anche ai privati  per la costruzione e la copertura delle nostre  vecchie e moderne dimore.     Per la preparazione delle pietre a calce, i nostri artigiani muratori usavano un metodo molto semplice ;  creavano  un piccolo bacino di una profondità desiderata e secondo la quantità di calce da fare sciogliere. 
   La  pietra a calce  già cotta, veniva depositata nel fondo di questo bacino e ricoperta con molta acqua. 
  La calce al contatto con l’acqua, si scioglieva, sviluppando  un forte calore che talvolta al contatto della pelle  e del corpo, causava moltissime ustioni.
   Dalla calce sciolta,  qualche giorno dopo , si otteneva una materia  bianchissima e cremosa, la quale mescolata con la sabbia dell’Etna e con una certa dose di acqua,  ottenevano così un impasto per la costruzione  dei muri in pietra lavica ma anche per costruire case ed altre opere.    Serviva  anche ,per imbiancare  i muri e le pareti . 
   Possiamo anche dire, che tutte le costruzioni  della nostra vecchia Citta’, sono state eseguite e realizzate con questi materiali.  Voglio precisare un dettaglio molto importante ; nei  secoli  passati, la calce prodotta  dai nostri artigiani, era molto usata da tutti gli artisti frescanti , specializzati  nelle esecuzioni  degli affreschi.
   Ma, prima di usarla, ciascuno di loro, aveva il loro segreto di conservazione. 
   Moltissimi artisti di grande nome, conservavano la calce all’interno delle botti di legno per circa  venti anni cioè conservata per le future generazioni ;  per i  loro figli ed anche per i nipoti. 
   Non sono capace  di spiegarvi  l’effetto e la reazione chimica  di questa materia , dopo molti anni  di conservazione, posso invece affermarvi,  che questo metodo è esistito.  Onore  ai nostri artisti del passato , i quali  ci permettono di ammirare gli affreschi  e capolavori  dopo molti secoli passati.
  Molte cose si potrebbero scrivere  concernante la preparazione di questi  lavori ; ma il soggetto  è troppo importante.
Nelle precedenti  pagine,  avevo accennato   il cognome  delle famiglie  Arcidiacono.  Mi  permetto ancora di parlare  di Battista  e Luigi ;  due fratelli  che pur essendo specialisti dei lavori in terracotta erano due eccellenti  musicisti.
  Per molti anni, hanno fatto parte  del Corpo Musicale di Randazzo ; prima sotto la direzione del Maestro  Marrone , dopo sotto la direzione del  nostro  talentuoso maestro  Lilio  Narduzzi , deceduto a Roma  molti anni indietro.
   Ho avuto  l’onore  di averli  frequentato  dal  1950 al gennaio 1957  facendo parte  anch’io  di questo  prestigioso Complesso musicale  molto  amato da noi Randazzesi . 
  Mi  ricordo , che  tutte le domeniche  e i giorni festivi  nel periodo  estivo,  i  cittadini  randazzesi ,  potevano assistere   e  ascoltare  sulle piazze  comunali  concerti  di musica  lirica .
   Colgo  l’occasione  per ricordare un artista  dimenticato da noi randazzesi , deceduto a Milano qualche decennio  indietro: Battista  Arcidiacono ,  da  giovane,  a parte le sue qualità artigianali,   possedeva  una   eccezionale  dote musicale . Primo  Trombone  solista  del  Corpo musicale  sotto la direzione  del Maestro  Lilio  Narduzzi . Battista,  era sempre  alla ricerca della  perfezione , dei coloriti  e  della  raffinatezza  musicale. 
   Una  sera,  , i componenti  del  Complesso , eravamo  riuniti  nella sala del Concerto  della  Via San Giacomo per la  ripetizione  generale  di una romanza  dell’opera  Rigoletto  di Giuseppe Verdi . Il  maestro  Narduzzi  con la sua  bacchetta , chiama con un segno il primo  trombone solista !    La risposta  è stata  più che negativa !  nessun  suono.  Battista, invece di suonare,  si é messo a cantare  la romanza  mettendo un po’ in collera  il maestro ; ma dopo qualche secondo,  la collera si è  trasformata  in un grande sorriso paterno  facendo  anche ridere  tutti i componenti del Corpo  musicale.  Battista, possedeva una bella voce  ,un  orecchio  più che perfetto  sempre alla ricerca della  sensibilita’  musicale.
La sua esecuzione  della Cavatina di Figaro del  Barbiere di Siviglia  era  eccezionale ;  un vero delizio per  gli  appassionati della musica lirica.  
Come  moltissimi  randazzesi,  nel periodo   del  1960  è partito per Milano, continuando  a perfezionarsi  nella storia musicale . Mi  è stato riferito  che dirigeva  un complesso  musicale, dedicandosi  anche  alla composizione.
    Ho avuto l’ occasione di rivederlo a Randazzo nel periodo estivo con il complesso  Marotta  presentando  prima dell’esecuzione  dell’ opera musicale,  i dettagli  storici  dei grandi compositori  italiani.  
   Tante storie  potrei  scrivere concernente  certi componenti  del vecchio  Corpo Musicale di Randazzo. 
  Non  volendo cambiare i miei  propositi ,  prima di terminare  questo modesto  diario,  desidero  semplicemente  citare  qualche cognome  di  concittadini  , facendo parte del Corpo musicale  negli anni  1950 ed  anche dopo.
   Gaetano  Lazzaro , grande clarinettista,  grande  copista, dotato di una eccezionale calligrafia musicale ,abitava in Piazza San Martino , allievo del Maestro Marrone,  primo clarinetto  A  sotto la direzione del Maestro Narduzzi .  Il  nostro   concittadino è deceduto  a Milano ,      Carmelo  Scalisi ,  primo clarinetto , di professione  ebanista.
   Salvatore  Mendolaro , clarinetto,  di professione calzolaio
   Salvatore  Raciti , primo clarinetto , accompagnato  dal figlio  Mario  Raciti  trombettista. In realtà Mario suonava parecchi strumenti. Voglio  ricordare  ai nostri giovani  randazzesi ,  che il Signor  Salvatore  Raciti , era un grande maestro  scalpellino ; accompagnato  dal figlio Mario,  verso gli  anni 1947  cioè nel dopo guerra,  le dobbiamo  il restauro  del Chiostro , colonne , banchine  e  finestre  del  nostro  Palazzo  Comunale , la  realizzazione  della  scalinata  del  Santuario del Carmine ,  moltissimi  lavori in pietra lavica , e innumerevoli monumenti  funerari . 
   Pietrino  Grasso , anche lui  suonava  il clarino  ed anche  i  saxsofoni . Eccellente  copista sicuramente  negli  archivi  del Complesso  Marotta,  si possono  trovare  ancora  molte  partizioni  musicali  trascritte  dalle  sue  mani.                                                                                   Per  completare,  voglio accennare  la fine delle nostre  antiche  fornaci. 
   Nel quartiere  di San Giuliano  e nei  pressi della  Via  Carcare,  quasi tutte le fornaci sono state demolite .  Ci sarebbe  da  conservare  e proteggere  ancora qualche fornace più che nascosta e che  sarebbe  dell’ epoca  Araba , non  voglio citarla , per paura  della  demolizione.      Ricordo, la sera  dell’ 11 agosto 2001 in occasione  dell’ inaugurazione  della  Grande  Esposizione in onore  di Federico  secondo , realizzata  dall’artista  siciliano  MADE’   e presentata  all’ interno del Chiostro  Municipale di Randazzo  dal nostro   Rev.mo Monsignore Santino Spartà.  Dopo la presentazione di questa  grandiosa esposizione, dei  suoi oggetti preziosi e del suo libro, terminò il suo discorso  accennando  la delicata questione  della  protezione e  della conservazione  dei resti antichi lasciati  per miracolo  in salvo  dopo  i bombardamenti  del  luglio e agosto 1943 . 
   Ascoltai  e  ammirai il coraggio di  questo  eminente religioso , affermando  pubblicamente  che questi,  non sono stati  ne curati  ne apprezzati  da certi cittadini .   Noi  cittadini  randazzesi ,dobbiamo essere fieri  di avere  un religioso intelligente , un uomo di  lettere , dotato di un grande sapere ,  con moltissime buone  idee  non   solamente  al livello amministrativo ,  ma anche  per la protezione dei nostri monumenti,   e per lo sviluppo del turismo locale. 
   Molte volte le sue buone idee non sono state ben seguite ed eseguite da certi dirigenti  della nostra Amministrazione .  La citta’ di Randazzo, ha bisogno di un grande sviluppo economico .Molti giovani diplomati e  non diplomati, mancano di occupazione . Per rimediare a questa  grande lacuna, male cangerogeno della nostra epoca, due soluzioni esistono ; rilanciare  l’ agricoltura e il turismo.
    Non dimentichiamo  che il nostro territorio, è stato  sempre   una grande zona artigianale e agricola.  Produrre locale, significa creazione di posti di lavoro e impieghi per i nostri giovani , evitando così l’immigrazione  e la separazione dell’unità famigliare.                                            Nelle contrade del nostro Comune, esistono ancora bellissime proprietà agricole con sontuose palazzine antiche di una vera bellezza architetturale inestimabile.
   Ammiro  sempre, il coraggio  dei proprietari, i quali con la forza fisica e mentale, malgrado gli inconvenienti  amministrativi, riescono con molta volontà e gusto,  al restauro,  trasformandoli in  alberghi,   ristoranti  e luoghi di vacanza , creando  qualche posto di lavoro per i nostri giovani .
      Ma, tutti  i cittadini  randazzesi  amano le  nostre antiche costruzioni ?   Trovandomi  molto distante  della mia amata Randazzo, la mia risposta è forse negativa.
   Senza  la forza  e la fede  degli abitanti, un giorno o l’altro , moltissimi vestigi antichi e meno antichi, saranno distrutte .  Non desidero impicciarmi  di certi affari . Ultimo caso , la parte  antica Est  del vecchio palazzetto  Germana’ ; questa piccola particella piu’ che antica,  è rimasta per miracolo in piedi  dopo i disastrosi  bombardamenti del 1943. 
  Da ragazzo,  ho conosciuto il vecchio palazzetto ; potrei anche  descrivere  come era , il pianoterra, era occupato  da parecchie botteghe  di artigiani ; falegnami, barbieri,  stagnini e venditori di buon  vino.
    Era possibile salvarla ?  questa particella, poteva essere inglobata nella nuova costruzione ?  Non essendo un esperto  in questa materia , non posso  rispondere a queste spinose questioni.
 Amici miei randazzesi,  amministratori comunali di tutte le tendenze ,   avete pensato al salvataggio  del nostro vecchio  Convento  di San Giorgio ?   al nostro Convento  dei Frati  Cappuccini ? al nostro rinomato  Collegio  San Basilio ?     volete  che questi monumenti cadono in rovina e dare via libera ai demolitori ?  Sarebbe un gesto ed un atto più che grave .
Il turismo,  si attira  proteggendo le vecchie pietre e non costruendo muri  in cemento  oppure in calcestruzzo . 

Ho avuto  diverse occasioni  di visitare  molte regioni della Francia  con i suoi sublimi antichi villaggi ;  talvolta  abbandonati  a causa delle guerre e delle carestie , oggi  risuscitati  dal  disastro , con la forza  e la volonta’ dei cittadini , ridando vita a queste antiche dimore , attirando molti turisti  e  molto benessere per gli abitanti.

Con la volonta’ e l’aiuto delle numerose associazioni locale,  nei nostri antichi  quartieri, molte cose  si potrebbero imbellire ;  molti abitanti lo fanno, mettendo in valore i lavori in pietra lavica, archi di porte , finestre, balconi ed altre belle cose. 
   Di ritorno nella mia Randazzo,  mi rendo conto  che certe mentalita’ e principi, non cambiano ;  pertanto, l’intelligenza e l’istruzione  esiste . 
  I cittadini randazzesi, possiedono un enorme potenziale  intellettuale , artistico e culturale .  Non dimentichiamo  che  le belle  realizzazioni culturali  , intellettuali  e architettoniche , si possono realizzare con le idee e la volonta’ di tutti gli abitanti , all’infuori  della politica e delle idee politiche.

Ringrazio il  Prof.  Nunziatino  Magro e la sua equipe  di T.G.R.  Televisione  Randazzo ,  il  Signor  Giuseppe Portale per le sue interviste ,  i suoi libri , per i suoi inteventi . Il Signor  Francesco  Rubbino per il suo sito   internet  «  Randazzo . Blog  il quale con il suo lavoro  e le sue ricerche , ha onorato  e onora  la  memoria dei nostri  defunti  illustri cittadini ,   ma anche a noi immigrati randazzesi presenti  in tutti i luoghi d’Italia  e  del mondo .
Grazie  Signor Rubbino. Grazie  a tutti  coloro che hanno pubblicato  sui siti internet , e consultati  da noi residenti all’ estero.  Non desidero dimenticare  il nostro concittadino  Dott.  Salvatore Rizzeri  per le sue pubblicazioni  e per  l’interessamento  allo sviluppo turistico  della nostra  Citta’ di Randazzo. 
   Auguri  a tutti i  cittadini di Randazzo , e che la Citta’ sia sempre piu’ bella, piu’ prospera, più tranquilla.
  Carmelo Venezia     Beausoleil   Agosto  2019 .                                                                                            

                                                                

Carmelo Venezia

Carmelo Venezia

Carmelo Venezia nasce a Randazzo il 18 ottobre 1934 nella via Orales, 2.
Lavora come ebanista specializzato in mobili antichi e per 7 anni ( dal 1950 al 1957) frequenta la Banda Musicale prima con il maestro Marrone e poi con Lilio Narduzzi suonando il clarino in si e mi bimolle.
Dopo aver fatto il servizio militare a Verona nel XXI Battaglione Trasmissioni F.T.A.S.E. ( Forze Terrestre Alleate Sud Europa), con il grado di Caporale il 17 gennaio 1958 parte per la Francia e si stabilisce a Lione.
Anche qui lavora come ebanista specializzandosi nel restauro di mobili antichi  dello stile francese. 

il 10 novembre 1960 si sposa con la signora Michele e dopo 4 anni nasce Francesca.
Nel 1979 si stabilisce nel Sud della Francia nel comune di Beausoleil ( nel 1900 è denominata la Montecarlo Superiore) confinante con il Principato di Monaco dove risiede tuttora.

Carmelo Venezia ha partecipato, tra l’altro, al restauro del Teatro “Principessa Grace di Monaco ” ed alla ristrutturazione del Casinò di Montecarlo.
Ovunque ha prestato la sua opera di artista/artigiano gli è sempre stato riconosciuto un talento naturale ed una serietà nel lavoro veramente encomiabile.
La figlia Francesca gli ha dato un nipote  Clemente che ora ha 28 anni e lavora come Ingegnere nella Ricerca Informatica.
E’ rimasto legatissimo alla nostra/sua Città e ai suoi tesori artistici, storici ed architettonici. Infatti viene tutti gli anni anche per assaporare l’atmosfera familiare dei suoi amati parenti.
Carmelo Venezia è il fratello maggiore della signora Anna, Nina e del non dimenticato Gaetano.
Francesco Rubbino

 

 

Carmelo Venezia e Salanitri

Corso di Formazione dei Falegnami di Randazzo. – foto Carmelo Venezia

 

 

 

 

                        LE FORNACI DEL QUARTIERE DI SAN GIULIANO

 

Carmelo Venezia

    Esistono, durante la vita di una persona, periodi di difficoltà morale,  causati  da circostanze dolorose ;  lontananza, malattie,  perdita di persone  piu’ che cari.  Per qualche anno, non ho più voluto continuare a scrivere  il mio diario di un tempo piu’ che passato. 
Innanzi tutto, debbo ringraziare il Prof. Nunziatino Magro ; malgrado  le distanze che ci separano,  telefonicamente mi ha incoraggiato  a riprendere la mia penna, ridandomi il gusto per esprimermi  e di rimemorare il mio  passato.
  Ma, prima di continuare, desidero  chiedere scusa a tutti i miei amici e intellettuali, per l’uso del mio  semplice vocabolario.  In verita’ non ho mai frequentato le aule  e i banchi delle Università. Rappresento una vecchia generazione randazzese possedendo semplicemente un modesto diploma elementare. 
 Ma , amo moltissimo , non solamente la mia città di Randazzo perche’ è stato il luogo della mia nascita,  ma anche i resti delle sue opere d’arte  che  i nostri alleati non hanno osato demolire nel periodo dei bombardamenti del luglio e agosto 1943.    Spesse volte, mi siedo alla terrazza del mio modesto  appartamento, ammirando il panorama del Principato di Monaco, con le sue moderne costruzioni destinati ad una classe sociale privilegiata e milionaria. 
Talvolta, socchiudo i miei occhi, facendo divagare la mia mente ed anche il mio pensiero, percorrendo le vecchie stradine dei nostri antichi quartieri di Santa Maria, S. Nicolò e San Martino della nostra  città, luoghi riposanti, pieni di misteri, aneddoti, storie, li’ dove molti anni indietro, erano animati con la presenza di artigiani, carrettieri, contadini , musicisti, pastori, intellettuali,  moltissime signorine ,sedute davanti le loro porte d’ingresso, ricamando la loro  dote eseguendo un lavoro  d’arte e talvolta prezioso, dando vita e animazione a questi luoghi storici. 
  In certi periodi delle stagioni,  sentivamo  gli odori del vino, delle mele  e di altri frutti, che  i nostri antenati e le nostre mamme   avevano l’arte  ed il segreto di conservazione   per il periodo invernale. 
   Ma, ritorniamo  alla realtà. 
  Qualche anno indietro,  trascorrevo un certo periodo di  vacanza presso i miei  famigliari ; qualche giorno dopo il mio arrivo,  ricevo un cortese invito dal Prof.  Nunziatino Magro invitandomi   ad una lunga  passeggiata  piuttosto storica.   A bordo  del suo veicolo, abbiamo  percorso parecchi  kilometri , salendo  verso Santa  Domenica vittoria.  Ma, quale fu la mia sorpresa ? fermandosi, non solamente abbiamo ammirato  lo stupendo paesaggio della nostra Randazzo  ma  anche  il panorama dell’imponente  Etna  molto invidiata  dai nostri turisti stranieri.  La seconda, è stata la  scoperta dei resti  di una  antica  cappella situata sul lato Sud dei Nebrodi dedicata  tempo passato  a San Marco. 
   Da  ragazzo, percorrevo spesso questo cammino  per recarmi  a Santa  Domenica Vittoria  soprattutto per assistere alla festa di S. Antonio , chiedendomi sempre , che cosa rappresentavano questi ruderi.  Penso, che qualche secolo fà ,  è stato  un luogo di raccoglimento  di pellegrinaggio, di raduno e di preghiera non solamente per i contadini ,numerosi  in questo settore agricolo, ma anche per gli abitanti delle  masserie e dei comuni limitrofi.
Finalmente,  dopo tanti anni, la mia curiosità è stata  ricompensata.  Penso, che qualche tempo indietro,  questo luogo è stato citato dal Dott. Salvatore Rizzeri  nel suo libro : Le Cento Chiese . 
     Riscendendo, dopo avere attraversato il Ponte di San Giuliano, l’ho pregato di fermarsi a sinistra su questo piazzale  chiamato volgarmente da noi randazzesi : U Stazzuni , in quanto che, volevo  far conoscere una antica costruzione dove attualmente esiste un mulino inefficiente chiamato dai nostri antenati :  Il Mulinello. 
L’accoglienza del  proprietario è stato molto cordiale e soprattutto amichevole .  Fiero di mostrare  non solamente la vecchia costruzione, ma anche il resto delle vecchie macine  o mole, con qualche resto di antichi accessori.  La  botte  situata sul  piano superiore , la quale serviva di riserva e di pressione, é in eccellente stato di conservazione  e di curiosità per gli alunni di tutte le scuole e soprattutto per  osservare   e  conoscere , i vecchi sistemi idrici usati nell’epoca passata.
   Scendendo, e passando dietro l’antica costruzione, la nostra  seconda grande  sorpresa, è stata di scoprire  una delle  antiche  fornaci , numerosissime qualche secolo fa , in questo quartiere di San Giuliano,  destinate alla fabbricazione  della calce  e nello stesso tempo alla cottura  delle tegole, mattonelle e recipienti di argilla.
  Ed è proprio di questo soggetto, di quest’ arte , di questi artigiani  più che artisti nella loro materia,  dotati di una straordinaria esperienza e di un sapere sconosciuto dai nostri  giovani, i quali  non hanno mai avuto l’occasione e la gioia  di ammirare il lavoro di questi talentuosi artigiani.
   Le fornaci  erano  state  costruite principalmente in questo quartiere ; numerose nei dintorni di  questo piazzale chiamato  come  avevo scritto prima : Stazzone :  in dialetto randazzese,  U Stazzuni.   Sopra questa superfice ,  dove  le costruzioni   in duro non esistevano,  c’erano   circa quattro fornaci ;  un certo numero appartenevano alle  famiglie  Arcidiacono, molto numerose fino agli anni   1960. 
   Altre, si trovavano  nei dintorni  della Via Regina Margherita , oggi chiamata  in onore  del nostro  concittadino  sindacalista e deceduto molto tempo   fa, Via Giuseppe Bonaventura.
   Una di queste, apparteneva  al Signor  Egidio Arcidiacono,  specializzato  nella fabbicazione di anfore, giare , vasi , lampade ad olio,
ed altri oggetti, i quali servivano  per conservare  l’acqua,  l’aceto , l’olio di oliva indispensabile  per la nostra  buona cucina.    Questo artigiano, ha smesso la sua attività dopo il 1950 immigrando  come moltissimi dei nostri concittadini in Argentina.  
   Le ultime notizie  del signor Egidio, le ho ottenute nel dicembre del 1987.  Essendomi recato parecchie volte a Buenos Aires,  e dopo nella città di Haedo , situata nella grande  periferia della Capitale, dal nostro concittadino Signor Nino Luca, fratello del defunto Mario Luca,  all’occasione  di un incontro piu’ che affettuoso  e nello stesso tempo, per la visita della sua , grande fabbrica di mobili .
  Preciso,  che in questa Citta’ , vivevano  moltissime famiglie originarie della nostra  Randazzo.
  Il signor Egidio ,  si era stabilito  in un’altra regione ; forse nella città di Mendoza. 
   Diverse fornaci,  si trovavano  nei pressi  della chiesa del Signore della Pietà.  Un’atra, apparteneva alle famiglie Mazza ; salvo errore da parte mia, questa era vicino la discesa del Ciapparo. 
    Mi chiedo  sempre, perchè  i nostri antenati , avevano  dato questo nome  .   Oltrepassando la chiesetta, e andando a sinistra  seguendo la strada  che conduceva sia  alle vecchie  vasche di scarico delle fognature del comune ed anche  al vecchio Mulino di Citta’ Vecchia,  una di queste era proprieta’ del defunto Signor Alfio Bordonaro, padre del nostro concittadino  Dottore  Nunzio Bordonaro,  il  quale da  professionista, aveva creato  una vera  piccola industria  per la fabbricazione della calce e soprattutto   produrre  la migliore  qualita’ del prodotto.  
    Altre fornaci  si trovavano nel quartiere di Murazzorotto,   andando  verso il   lago Gurrida . 
   Anni passati,  questa zona era molto popolata,  dove ancora  si potevano contemplare molte  antichissime  casette costruite in pietra lavica a secco, esistenti  forse anche all’epoca araba, le quali, potevano servire  temporaneamente di alloggio  per i contadini e nello stesso tempo , come riserve di foraggio per nutrire asini, cavalli ,muli,  pecore , numerosi  in quel periodo.
   Ma quasi tutte sono state  demolite per ignoranza ed  incoscienza ,  costruendo casette certo moderne ,  ma  senza stile  ed in un modo piu’ che disordinato.
   Un’ altra fornace molto antica, si trovava a fianco del muro di cinta della Citta’ tra il Convento di San Giorgio e la Via Duca degli Abruzzi esattamente a fianco dell’antica Porta dell’Erbaspina , chiamata anche , Porta del Quartarario ; esisteva anche una piccola fontanella chiamata dai nostri antenati, Fontanella dell’Erbaspina.
   Questo artigiano lavorava esclusivamente l’argilla per la fabbricazione delle Quartare, vasi, e diversi recipienti in terracotta. Desidero precisare  che questa porta con il suo semiarco e i suoi due pilastri,  era visibile prima del Luglio 1943. Una parte è stata demolita dai bombardamenti ; il resto, dall’incoscienza umana. 
   Le fornaci, potevano avere la forma di un grande  cubo  munito di  una corta ciminiera  oppure rotonde come un grande cilindro  di un diametro di parecchi metri,  munite  sempre di una ciminiera.  Il materiale  utilizzato,  erano  le  pietre laviche,  murate  con un impasto di  calce e sabbia dell’Etna .  L’ argilla  in certi casi  era  utilizzata    per  la  sua resistenza al  calore.  
    L’ interno, era  diviso in diversi piani ;  si accedeva attraverso una apertura situata a piano terra.  Il  sottosuolo  era riservato per il grande focolare, il primo perimetro , per la cottura delle pietre calcaree . Il piano superiore, per la cottura delle tegole, i mattoni, le mattonelle.  In seguito, le anfore, vasi, ed alti oggetti ad esempio  le lampade ad olio, molto utilizzate  nel periodo  della guerra  e specialmente nel periodo dei bombardamenti del luglio  e agosto 1943.  I  focolari, erano alimentati  con parecchie tonnellate di legno proveniente dalle nostre foreste comunali  ed anche da foreste private.              

 

DA  DOVE  PROVENIVANO  LE  PIETRE  A  CALCE ?        

La cava delle pietre a calce, si trovava  sul versante  Nord  dei Monti Peloritani parecchi kilometri dopo  il comune  di Santa Domenica Vittoria.
   Nella mia giovinezza, ho avuto una sola volta di visitarla in compagnia di un conoscente e  concittadino carrettiere , offrendomi un passaggio.  Preciso che questo signore, faceva il trasporto  di materiale edile. Non mi ricordo il nome  di  questa contrada ;  mi ricordo solamente che durante il tragitto , ho potuto ammirare  il magnifico paesaggio, ma anche  i lavori dei campi  eseguiti dai nostri bravi contadini.
  L’ estrazione delle pietre, era un lavoro molto faticoso e soprattutto pericoloso per  gli operai.  I mezzi  meccanici moderni non esistevano.   Tutto era eseguito con la forza delle loro braccia, a colpi di mazza , picco ed altri rudimentari arnesi per potere spaccare le grosse rocce, ottenendo cosi’ il volume desiderato. 
     Il trasporto  era eseguito con l’aiuto dei carretti  trainati dai muli e per i piu’ ricchi, dai cavalli.    Moltissime  famiglie di carrettieri della nostra città eseguivano il trasporto di   questo materiale, approvvigionando i proprietari delle fornaci.
   I carrettieri   partivano  nella notte, per ritornare  di buon mattino evitando cosi’ l’afoso calore  dell’ estate.  Il lavoro degli artigiani carrettieri,  era molto impegnativo  e faticoso , anche per gli  animali che in realtà erano  ben nutriti , ben curati  e ben protetti.          

IL LAVORO DELL’ARGILLA                      

  Diversi  proprietari di fornaci,  come avevo accennato prima,  si erano specializzati  nella lavorazione dell’argilla , fabbricando mattoni, mattonelle, anfore, piatti e casseruole, molto usate  dai nostri antenati  per la cottura dei cibi prelibati e gustosi.
  Queste piccole imprese,  erano proprieta’ di parecchie famiglie randazzesi.  Desidero citare  la famiglia  Mazza,  la famiglia  Bordonaro e soprattutto, le numerosissime  famiglie  Arcidiacono.
   Sicuramente,  ne esistevano altre , ma onestamente non ho mai avuto l’occasione di conoscerle.
   Per quanto concerna la famiglia Arcidiacono,  ho conosciuto i due fratelli , Luigi  e Battista,  intimi amici musicisti, che per molti anni, hanno fatto parte del Corpo Musicale di Randazzo, all’epoca in cui era diretto dal Maestro Lilio Narduzzi e sovvenzionato dal Comune di Randazzo e soprattutto con l’aiuto e la contribuzione degli abitanti  molto fieri del loro  complesso.
  Parlerò  di Battista Arcidiacono  nelle prossime pagine. 
   La  nostra argilla, era estratta  nel piano   della Gurrida.  All’epoca, questo terreno , era molto argilloso.  In certe stagioni il fiume Simeto e  Flascio ,  non solamente alimentavano  il lago Gurrida ma anche moltissime superfici adibiti a vigne e ortaggi.  Alimentavano  anche un piccolo corso d’acqua che scorreva  ai piedi del Castello Svevo per finire nel fiume Alcantara. 
   Non posso precisare  il luogo esatto dove l’argilla era prelevata.  Sicuramente all’interno di certe proprietà private ed anche  nei terreni comunali pagando  una tassa.    Questa materia,  era trasportata con i carretti a Randazzo e depositata  sul luogo  di  lavoro.  Ma, prima di usarla, necessitava una lunga preparazione.  Depositata al suolo ed al sole per moltissimi  giorni l’ argilla  si riduceva cosi’ in finissima polvere.  In seguito, era depositata in un grande bacino dove era mescolata e dosata con una qualità di terra che ogn’uno di loro, conosceva il segreto ed il dosaggio.
   Il lavoro piu’ faticoso, era quando tutta questa materia doveva essere mescolata, umidificata e pigiata da parecchi operai con la forza dei loro piedi e delle gambe, ottenendo cosi’ una materia  omogenea , malleabile e pronta per la lavorazione . 
   Gli artigiani, lavoravano a cielo aperto. Moltissime erano le donne, figlie di artigiani adibiti a questo lavoro. Sopra i loro banchi di lavoro ,confezionati in legno  oppure  con  i mattoni,  avevano  parecchi telai  in legno duro molto  resistente  all’umidità; per le tegole  di forma  trapezoidale, per  i mattoni  rettangolari, per le mattonelle in terra cotta,  i telai erano quadrati  a secondo la superfice richiesta dai clienti.  
   Per la confezione delle tegole, l’argilla era  spalmata  con le mani, livellata con una piccola regola nel suo apposito telaio, e dopo averla uscita dal telaio con l’aiuto di una piccola cordicella, era depositata sopra una forma  semi rotonda, e impermeabilizzata  con  un impasto liquido a base di argilla e depositata al suolo e al sole  per molti giorni ; in seguito all’interno della fornace  per la cottura.  Cosi’ per i mattoni ed altri oggetti.
   Giovane apprendista falegname, ho avuto parecchie occasioni di costruire molti di questi telai. Da ragazzino, vedevo lavorare molte donne ed anche uomini con una enorme rapidità. Questo lavoro era molto impegnativo ; per proteggersi dal sole, specialmente nei mesi estivi,  il loro capo era coperto  con un cappello di paglia oppure con l’aiuto di un grande fazzoletto .

Gli uomini, erano vestiti   con un semplice  pantaloncino, talvolta torso nudo  e con i piedi scalzi,  molto allegri,   fieri della loro arte e del loro sapere.      

COME  LE FORNACI ERANO PREPARATE ?     

Il  primo  lavoro,  consisteva  allo sgombero  delle  scorie del grande focolare situato  nel piano inferiore ed alla pulitura  del perimetro interno .  Le pietre a calce, erano squadrate  con colpi di martello e mazza ;  parecchi  muri a secco erano costruiti  all’interno , occupando  cosi’ la  prima parte inferiore.  Le  tegole  , le  anfore , i grandi vasi ed altre  oggetti  da fare cuocere, erano situati sulla parte superiore. L’ entrata  veniva murata,  lasciando  semplicemente  un’ apertura  per  l’alimentazione del focolare   con piccoli  tronchi  d’alberi , truccioli ed anche  con enormi  mazzi di legno secco  di poco  valore , usato  generalmente per questo  lavoro.                    Il  focolare  acceso,  la fornace  doveva  essere  alimentata  e sopratutto  sorvegliata  giorno  e  notte  per  parecchi  giorni.   Tavolta,  e questo dipendeva  della quantita’ del materiale  da cuocere,  circa una settimana.   Nel periodo della mia giovinezza,  ho avuto molte occasioni  di percorrere di notte in compagnia di  mio padre  Giuseppe  e mio  nonno paterno  Carmine Venezia , mugnai di professione, la strada  che partiva   dal  vecchio mulino di Citta’ Vecchia, e che conduceva  verso la chiesetta del Signore  della Pieta’,  soffermandomi  vicino  queste  fornaci , per ammirare le fiamme che sgorgavano dal focolare  e della ciminiera ,  creando  cosi un  gioco  d’ artifizio , sviluppando  non solamente  un  grande  calore ,  ma  anche  un fumo  molto  denso ,  soffocante ,  rendendo  ancora piu’  faticoso  il lavoro  degli operai .   Durante  la cottura  della calce, le fornaci  erano  soggetti  dei  cambiamenti  atmosferici ;  Un  giorno,   parlando  con il Signor  Bordonaro,  proprietario  di questa  grande  fornace  situata in questi  paraggi ,  mi spiego’ che  un cambiamento  atmosferico  durante  la cottura , poteva  influenzare  sulla durata del  fuoco.  Non posso precisare quanti gradi erano necessari per ottenere una eccellente qualita’ di calce ; forse  circa  900 gradi . Questi talentuosi artigiani pieni di esperienza e di maestria, conoscevano il momento in cui la fornace doveva essere spenta.  Tavolta, una settimana di tempo era necessaria per raffreddare l’insieme di questa piramide, e accedere all’interno recuperando   tutto il materiale  il quale era venduto a tutti gli artigiani edili  ed anche ai privati  per la costruzione e la copertura delle nostre  vecchie e moderne dimore.  Per la preparazione delle pietre a calce, i nostri artigiani muratori usavano un metodo molto semplice ;  creavano  un piccolo bacino di una profondita’ desiderata e secondo la quantita’ di calce da fare sciogliere.  La  pietra a calce  gia’ cotta, veniva depositata nel fondo di questo bacino e ricoperto con molta acqua.  La calce al contatto con l’acqua, si scioglieva, sviluppando  un forte calore che tavolta al contatto della pelle  e del corpo, causava moltissime ustioni. La calce sciolta,  qualche giorno dopo , si otteneva una materia  bianchissima e cremosa, la quale mescolata con la sabbia dell’Etna e con una certa dose di acqua,  ottenevano cosi’un impasto per la costruzione  dei muri in pietra lavica ma anche per costruire case ed altre opere.    Serviva  anche ,per imbiancare  i muri e le pareti .  Possiamo anche dire, che tutte le costruzioni  della nostra vecchia Citta’, sono state eseguite e realizzate con questi materiali.  Voglio precisare un dettaglio molto importante ; nei  secoli  passati, la calce prodotta  dai nostri artigiani, era molto usata da tutti gli artisti frescanti , specializzati  nelle esecuzioni  degli affreschi .   Ma, prima di usarla, ciascuno di loro, avevano il loro segreto di conservazione.  Moltissimi artisti di grande nome, consevavano la calce all’interno delle botti di legno per circa  venti anni cioe’ consevata per le future generazioni ;  per i  loro figli ed anche per i nipoti.   Non sono capace  di spiegarvi  l’effetto e la reazione chimica  di questa materia , dopo molti anni  di conservazione . Posso invece affermarvi,  che questo metodo  ha esistito.  Onore  ai nostri artisti del passato , i quali  ci permettono di ammirare gli affreschi  e capolavori  dopo molti secoli passati.  Molte cose si potrebbero scrivere  concenante la preparazione di questi  lavori ; ma il soggetto  è troppo importante. Nelle precedenti  pagine,  avevo accennato   il cognome  delle famiglie  Arcidiacono.  Mi  permetto ancora di parlare  di Battista  e Luigi ;  due fratelli  che pur essendo specialisti dei lavori in terracotta ,  erano due eccellenti  musicisti.  Per molti anni, hanno fatto parte  del Corpo Musicale di Randazzo ; prima sotto la direzione del Maestro  Marrone , dopo sotto la direzione del  nostro  talentuoso maestro  Lilio  Narduzzi , deceduto a Roma  molti anni indietro.  Ho avuto  l’onore  di averli  frequentato  dal  1950 , a gennaio 1957  facendo parte  anch’io  di questo  prestigioso Complesso musicale  molto  amato da noi Randazzesi .   Mi  ricordo , che  tutte le domeniche  ,  giorni festivi  e periodi  estivi,  i  cittadini  randazzesi ,  potevano assistere   e  ascoltare  sulle piazze  comunali  ai concerti  di musica  lirica . Colgo  l’occasione  per ricordare un artista  dimenticato da noi randazzesi ,  deceduto a Milano qualche decennio  indietro. Battista  Arcidiacono ,  da  giovane,  a parte le sue qualita’ artigianali,   possedeva  una   eccezionale  dote musicale . Primo  Trombone  solista  del  Corpo musicale  sotto la direzione  del Maestro  Lilio  Narduzzi . Battista,  era sempre  alla ricerca della  perfezione , dei coloriti  e  della  raffinatezza  musicale.   Una  sera,  e come tutte le settimane , tutti i componenti  del  Complesso , erevammo  riuniti  nella sala del Concerto  della  Via San Giacomo per la  ripetizione  generale  di una romanza  dell’opera  Rigoletto  di Giuseppe Verdi .  Il  maestro  Narduzzi  con la sua  bachetta , chiama con un segno il primo  trombone solista !    La risposta  è stata  piu’ che negativa !     nessun  suono.  Battista, invece di suonare,  si é messo a cantare  la romanza  mettendo un po’ in collera  il maestro ; ma dopo qualche secondo,  la collera si è  trasformata  in un grande sorriso paterno  facendo  anche ridere  tutti i componenti del Corpo  musicale.  Battista, possedeva una bella voce  ,un  orecchio  piu’ che perfetto  sempre alla ricerca della  sensibiliata’  musicale.  La sua esecuzione  della Cavatina di Figaro del  Barbiere di Siviglia  era  eccezionale ;  un vero delizio per  gli  appassionati della musica lirica.  

Come  moltissimi  randazzesi,  nel periodo   del  1960  è partito   a Milano, continuando  a perferzionarsi  nella storia musicale . Mi  è stato riferito  che dirigeva  un complesso  musicale, dedicandosi  anche  alla composizione.     Ho avuto l’ occasione di rivederlo a Randazzo   in periodo  festivo  prima del suo decesso , principalmente  nei mesi di agosto , con il complesso  Marotta  presentando  prima dell’esecuzione   dell’ opera musicale,  i dettagli  storici  dei grandi compositori  italiani.   Tante storie  potrei  scrivere concernante  certi componenti  del vecchio   Corpo musicale di Randazzo.  

Non  volendo cambiare i miei  propositi ,  prima di terminare  questo modesto  diario,  desidero  semplicemente  citare  qualche cognome  di  concittadini  , facendo parte del Corpo musicale  negli anni  1950 ed  anche dopo ;  Gaetano  Lazzaro , grande clarinettista,  grande  copista, dotato di una eccezionale calligrafia musicale  .   Abitava in Piazza San Martino , allievo del Maestro Marrone ;  primo clarinetto  A  sotto la direzione del Maestro Narduzzi .  Il  nostro   concittadino è deceduto  a Milano ,   Carmelo  Scalisi ,  primo clarinetto , di professione  ebanista ,  Salvatore  Mendolaro , clarinetto,  di professione calzolaio, Salvatore  Raciti , primo clarinetto , accompagnato  dal figlio  Mario  Raciti  trompettista .  In realita’  Mario suonava parecchi strumenti.   Pietrino  Grasso , anche lui  suonava  il clarino  ed anche  i  saxsofoni .   Eccellente  copista ;  sicuramente  che negli  archivi  del Complesso  Marotta,  si possono  trovare  ancora  molte  partizioni  musicali  trascritte  dalle  sue  mani. Voglio  ricordare  ai nostri giovani  randazzesi ,  che il Signor  Salvatore  Raciti , era un grande maestro  scalpellino ; accompagnato  dal figlio Mario,  verso gli  anni 1947  cioè nel dopo guerra,  le dobbiamo  il ristauro  del Chiostro , colonne , banchine  e  finestre  del  nostro  Palazzo  Comunale , la  realizzazione  della  scalinata  del  Santuario del Carmine ,  moltissimi  lavori in pietra lavica , e innumerevoli monumenti  funerari .                                                                                                                               Per  completare,  voglio accennare  la fine delle nostre  antiche  fornaci.    Nel quartiere  di San Giuliano  e nei  pressi della  Via  Carcare,  quasi tutte sono state demolite .  Ci sarebbe  da  conservare  e proteggere  ancora qualche fornace piu’ che nascosta e che  sarebbe  dell’ epoca  Araba , non  voglio citarla , per paura  della  demolizione .                   Ricordo,   la sera  dell’ 11 agosto 2001 a l’occasione  dell’ inaugurazione  della  Grande  Esposizione in onore  di Federico  secondo , realizzata  dall’artista  siciliano :  MADE’ :  e presentata  all’ interno del Chiostro  Municipale di Randazzo  dal nostro   Rev.mo Monsignore Santino SPARTA’.  Dopo la presentazione di questa  grandiosa esposizione ,dei  suoi oggetti preziosi   e del suo libro, termino’ il suo discorso  accennando  la delicata questione  della  protezione e  della conservazione  dei resti antichi lasciati  per miracolo  in salvo  dopo  i bombardamenti  del  luglio e agosto 1943 .                                                               Ascoltai  e  ammirai il coraggio di  questo  eminente religioso , affermando  pubblicamente  che questi,  non sono stati  ne curati  ne apprezzati  da certi cittadini .   Noi  cittadini  randazzesi ,dobbiamo essere fieri  di avere  un religioso intelligente , un uomo di  lettere , dotato di un grande sapere ,  con moltissime buone  idee  non   solamente  al livello amministrativo ,  ma anche  per la protezione dei nostri monumenti,   e per lo sviluppo del turismo locale.  Molte volte le sue buone idee non sono state ben seguite ed eseguite da certi dirigenti  della nostra Amministrazione .  La citta’ di Randazzo, ha bisogno di un grande sviluppo economico .  Molti giovani diplomati e  non diplomati,  mancano di occupazione . Per rimediare a questa  grande lacuna, male cangrenoso della nostra epoca, due soluzioni esistono ; rilanciare  l’ agricoltura e il turismo.  Non dimentichiammo  che il nostro territorio, è stato  sempre   una grande zona artigianale e agricola.  Producere locale, significa creazione di posti di lavoro e impieghi per i nostri giovani ,evitando cosi’ l’immigrazione  e la separazione dell’unita’ famigliare.                                                                                  Nelle contrade del nostro Comune, esistono ancora bellissime proprieta’ agricole con sontuose palazzine antiche di una vera bellezza architetturale inestimabile.

Ammiro  sempre, il coraggio  dei proprietari, i quali con la forza fisica e mentale, malgrado gli inconvenienti  amministrativi, riescono con molta volonta’ e gusto,  al ristauro,  trasformandoli in  alberghi,   ristoranti  e luoghi di vacanza , creando  qualche posto di lavoro per i nostri giovani .       Ma, tutti  i cittadini  randazzesi  amano le  nostre antiche costruzioni ?   Trovandomi  molto distante  della mia amata Randazzo, la mia risposta è forse negativa.

Senza  la forza  e la fede  degli abitanti, un giorno o l’altro , moltissimi vestigi antichi e meno antichi, saranno distrutte .  Non desidero impicciarmi  di certi affari . Ultimo caso , la parte  antica Est  del vecchio palazzetto  Germana’ ; questa piccola particella piu’ che antica,  è rimasta per miracolo in piedi  dopo i disastrosi  bombardamenti del 1943.   Da ragazzo,  ho conosciuto il vecchio palazzetto ; potrei anche  descrivere  come era ,  il pianoterra, era occupato  da parecchie botteghe  di artigiani ; falegnami, barbieri,  stagnini e venditori di buon  vino.    Era possibile salvarla ?  questa particella, poteva essere inglobata nella nuova costruzione ?  Non essendo un esperto  in questa materia , non posso  rispondere a queste spinose questioni.

 Amici miei randazzesi,  amministratori comunali di tutte le tendenze ,   avete pensato al salvataggio  del nostro vecchio  Convento  di San Giorgio ?   al nostro Convento  dei Frati  Cappuccini ? al nostro rinomato  Collegio  San Basilio ?     volete  che questi monumenti cadono in rovina e dare via libera ai demolitori ?  Sarebbe un gesto ed un atto piu’ che grave .

Il turismo,  si attira  proteggendo le vecchie pietre e non costruendo muri  in cemento  oppure in calcestruzzo . 

Ho avuto  diverse occasioni  di visitare  molte regioni della Francia  con i suoi sublimi antichi villaggi ;  tavolta  abbandonati  a causa delle guerre e delle carestie , oggi  rissuscitati  dal  disastro , con la forza  e la volonta’ dei cittadini , ridando vita a queste antiche dimore , attirando molti turisti  e  molto benessere per gli abitanti.

Con la volonta’ e l’aiuto delle numerose associazioni locale,  nei nostri antichi  quartieri,molte cose  si potrebbero imbellire ;  molti abitanti lo fanno, mettendo in valore i lavori in pietra lavica , archi di porte , finestre, balconi ed altre belle cose.                                                                  Di ritorno nella mia Randazzo,  mi rendo conto  che certe mentalita’ e principi, non cambiano ;  pertanto, l’intelligenza e l’istruzione  esiste .   I cittadini randazzesi, possedono un enorme potenziale  intellettuale , artistico e culturale .  Non dimentichiamo  che  le belle  realizzazioni culturali  , intellettuali  e archittetturali , si possono realizzare con le idee e la volonta’ di tutti gli abitanti , all’infuori  della politica e delle idee politiche.

Ringrazio il  Prof.  Nunziatino  Magro e la sua equipe  di T.G.R.  Televisione  Randazzo ,  il  Signor  Giuseppe Portale per le sue interviste ,  i suoi libri , per i suoi inteventi . Il Signor  Francesco  Rubbino per il suo sito   internet  «  Randazzo . Blog  il quale con il suo lavoro  e le sue ricerche , ha onorato  e onora  la  memoria dei nostri  defunti  illustri cittadini ,   ma anche a noi immigrati randazzesi presenti  in tutti i luoghi d’Italia  e  del mondo . Grazie  Signor Rubbino    . Grazie  a tutti  coloro che hanno pubblicato  sui siti internet , e consultati  da noi residenti all’ estero.  Non desidero dimenticare  il nostro concittadino  Dott.  Salvatore Rizzeri  per le sue pubblicazioni  e per  l’interessamento  allo sviluppo turistico  della nostra  Citta’ di Randazzo.    Auguri  a tutti i  cittadini di Randazzo , e che la Citta’ sia sempre piu’ bella, piu’ prospera, più tranquilla

  Beausoleil   Agosto  2019 .                                                                                            

                                                               Carmelo   Venezia  .                                                          

MASSIMO GRECO

Dopo aver conseguito nel 1983 la Maturità Classica presso il Liceo Classico Spedalieri di Catania, nel 1984 si diploma in Tromba con “10 e lode” presso il Liceo Musicale V. Bellini di Catania.

Dopo alcune esperienze come “aggiunto” (seconda tromba) presso l’Orchestra del Teatro Massimo V. Bellini di Catania, si introduce nel mondo del jazz.

Massimo Greco

Con la City Brass Big Band di Catania, nel 1987 suona, come tromba solista, insieme ad Enrico Rava, Lee Konitz, Hannibal Marvin Peterson.

Nel 1988, come tromba solista dell’Orchestra Jazz Siciliana di Palermo, registra il suo primo disco sotto la direzione di Carla Bley e Steve Swallow (XtraWATT/ECM). 
Lasciata la sua terra, si trasferisce a Piacenza dove inizia una serie di esperienze musicali anche nel campo della musica leggera e dintorni.
Queste esperienze culminano nel 1995 quando diventa “la tromba” di Zucchero, con il quale collabora tuttora.

Nel Marzo del 1995 rincontra Carla Bley e Steve Swallow suonando insieme a loro come tromba solista dell’OFP Orchestra un importante concerto il 7 Marzo presso l’Aula Absidale di Santa Lucia a Bologna, concerto decantato dalla critica sulla rivista Musica Jazz n.9 del Maggio 1995 (articolo firmato da Helmut Failoni).

Il suo primo progetto jazz come “leader”, compositore ed arrangiatore è il Massimo Greco Quartet con il quale alla fine del 1995 registra il suo primo album intitolato : “Cattivik” (Modern Time). Nel 1996 registra in qualità di tromba solista per la Splash Records l’album intitolato “melodia popolare”. Leader del gruppo il clarinettista Claudio Zappi.

Nel 1997 forma il Clan Greco. Il primo album del Clan Greco, sempre con composizioni ed arrangiamenti originali di M.Greco, é uscito nel Maggio del 1998, si intitola “Musical Fitness” ed è stato prodotto e distribuito dalla Irma Records.
Il Clan Greco è inoltre presente in molte Compilations prodotte sempre dalla Irma Records tra le quali “Live in Montreaux vol. 1“. Degna di nota è infatti la partecipazione del Clan Greco al Montreaux Jazz Festival nel Luglio 1997 e nel Luglio 1998.

Nel 1997 incide ed esce l’album di Giuseppe Arezzo in titolato “Le dodici terre” edito dalla DanzadelleDita Records, album in cui M.Greco è la tromba solista accompagnato da una band di 23 elementi con archi e fiati.

Nel 2000 esce il secondo album del Clan Greco intitolato “Raptus” per la VideoRadioJazz, distribuito dalla Fonola Dischi.

Sempre nel 2000 incontra il pianista Franco D’andrea, con il quale ha registrato, in qualità di tromba solista, 2 albums per la Philology. Il primo si intitola “Eleven” ed il secondo “Combinazione 1“.

Intorno alla fine del 2000 inizia a collaborare, sempre come tromba solista, con uno dei jazzisti italiani più quotati sia in Italia che all’Estero, Gianluigi Trovesi.
Dal 1999 infatti suona con il “Gianluigi Trovesi Ottetto“.
Con il Gianluigi Trovesi Quintet invece, M.Greco registra l’album “live” Freedom in Jazz per la RAI nel Dicembre 2000 con il gruppo di Elton Dean, disco che è uscito con la rivista Musica jazz nel Giugno 2001.

Massimo Greco alla tromba

Nel 2001 M.Greco viene intervistato dal giornalista e critico Riccardo Schwamenthal, intervista che esce su un articolo interamente dedicato a Greco sulla rivista Musica Jazz n.2 del mese di Febbraio.

Nel 2001 suona, come tromba solista, con il sassofonista americano David Liebman in vari Festivals fra cui il “Termoli Jazz Podium“.

Nel Gennaio 2002 esce il terzo album del Clan Greco intitolato “Brassisity” sempre per l’Irma Records.

Tanti i concerti fatti nei Jazz Club, Rassegne e nei Festival Jazz non solo in Italia ma anche all’Estero.

Nel maggio 2003 è uscito il nuovo album del Gianluigi Trovesi Ottetto intitolato “Fugace“, per la prestigiosa etichetta discografica tedesca ECM, uscita seguita da innumerevoli concerti nei più prestigiosi Festival Jazz europei e non solo.

Con l’album “Fugace” il gruppo vince il premio come miglior disco dell’anno 2003 sia in Italia che in Germania.
 
Nel 2004 M.Greco registra come tromba solista, insieme al trombonista Gianluca Petrella, l’album “Basic” di Gaetano Partipilo, album uscito nel mese di Settembre per la Soul Note.

Intorno alla fine del 2004 M.Greco inizia a comporre ed arrangiare per grandi formazioni.

Il suo primo lavoro degno di nota è il concerto che ha eseguito il 16 dicembre 2005 con le bande di Fornovo e di Borgotaro unite insieme più un trio jazz, nell’ambito del “Parma Jazz Festival“.

In questa occasione Greco è stato oltre che il solista anche compositore ed arrangiatore per un organico di ben 60 elementi.

Dal 2005, M.Greco si cimenta, di tanto in tanto, nei panni del produttore artisticodiscografico, grazie anche alla sua buona conoscenza tecnica nell’uso del computer e di diversi programmi musicali professionali (Protools, Logic Audio, Digital Performer, Reason, Ableton Live ed altri).

Fra alcuni interessanti gruppi da lui prodotti, troviamo: Rodriguez, Ohm Guru, Ninfa, Black Migth Wax, LTJxperience, gruppi con i quali, oltre a collaborare come produttore artistico e compositore, veste sempre il ruolo di tromba solista.

Sempre nel 2005 registra, come di tromba solista, l’album “Biba Band Live”, un omaggio alla musica dei Wether Report, album registrato con la Biba Band di Milano insieme ad altri solisti di eccezione quali Stefano Bollani, Mauro Negri, Roberto Cecchetto, Paolo Costa e tanti altri. Il disco, uscito lo stesso anno, è edito dalla Hucapan.

Dal 2006 presso il Centro Studi Musicali di Verona, nei corsi BTEC Natiolnal Diploma Higher National Diploma, insegna le seguenti materie: tromba, teoria ed armonia funzionale, composizione ed arrangiamento jazz, musica d’insieme.

Dal 2007 al 2009 ha lavorato, sia come arrangiatore per la sezione fiati che come tromba solista, con il cantante Neffa.

Nel settembre 2007, M.Greco continuando la collaborazione con Zucchero, in occasione dei concerti all’Arena di Verona, sia come trombettista che come arrangiatore per la sezione fiati, ha registrato un doppio Cd-Dvd dal vivo.

Nel mese di dicembre 2008 è appunto uscito il doppio cd e doppio dvd di intitolato “Live in Italy“, lavoro che contiene le registrazioni audio-video oltre che dei concerti all’Arena di Verona anche quelle dello stadio S.Siro di Milano.

Dal 2008 M.Greco è entrato a far parte del nuovo quintetto di Gianluigi Trovesi, sostituendo Enrico Rava nel progetto “Espressamente”.

Dal 2008 fino al 2013 ha insegnato tromba classica e tromba jazz presso l’Associazione Musicale Acquarelli Musicali di Bologna.

Sempre nel 2008 registra come ospite tromba solista l’album “Massical”, album del grande poli-percussionista Trilok Gurtu insieme a Jan Garbarek, album che è uscito nel 2009 edito dalla BHM Production.

Dal 2009 al 2012 ha insegnato tromba classica, tromba jazz, teoria ed armonia funzionale presso Liv Centro di Ricerca e Formazione nelle Arti Performative – Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna.

 

Nel 2009 è uscito l’album “Restless Spirits”, album registrato in qualità di tromba solista insieme al pianista Roberto Magris con l’Orchestra Ritmico Sinfonica di Verona.

Da febbraio 2009 M.Greco insegna “Tromba jazz” presso il Conservatorio G.B.Martini di Bologna.

Nel 2010 esce invece l’album “Motion” del gruppo “Faze Liquid”, album in cui partecipa come tromba solista insieme al sassofonista Carlo Atti ed al pianista Nico Menci, prodotto e distribuito dalla Irma Records.

Sempre nel 2010 registra l’album “Britannia shing-a-ling” a Londra presso il famoso Miloco Studio, sempre come tromba solista, insieme ad una band di jazzisti londinesi tra cui i sassofonisti Brandon Allen e Tony Kofl.

L’album è uscito nel 2011 per la Sunlightsquare Records.

Nel 2011 ha suonato nel “Chocabeck World Tour 2011” con Zucchero.  In questo Tour mondiale oltre alla tromba ed al flicorno ha suonato anche il corno francese.

Il 31 di Ottobre 2011, durante una pausa del tour, M.Greco consegue il Diploma di II Livello in Tromba Jazz con voto 110 e lode presso il Conservatorio F.Venezze di Rovigo.

Nel 2012 ha insegnato Tecniche di Composizione ed Arrangiamento Jazz e Tecniche di Orchestrazione e Concertazione Jazz sempre presso il Conservatorio “G.B.Martini” di Bologna.

Sempre nel 2012 fonda gli Afronauti, un quintetto con jazzisti di spicco quali Roberto Rossi e Nico Menci.

Anche in questo gruppo M.Greco ricopre il ruolo di tromba solista, compositore ed arrangiatore.

L’album di questo quintetto dal titolo “A Jazz Odyssey” per l’Irma Records è uscito nel Febbraio 2013, edizioni Music Market.

Nel 2013 ha insegnato Tromba jazz anche presso il Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, Tecniche di improvvisazione presso il Conservatorio F.A.Bonperti di Trento e Composizione jazz presso il Conservatorio G.Martucci di Salerno.

Sempre da Gennaio 2013 collabora con la Reno Galliera Wind Orchestra, un’ orchestra composta da ben 45 strumenti a fiato.

Il primo concerto nato da questa collaborazione è del 10 Giugno 2013 intitolato “Note da Cinema” svoltosi al Teatro Arena del Sole di Bologna.

In quell’occasione M.Greco, oltre che ad essere la tromba solista, ha eseguito alcuni suoi brani originali, scrivendo ed arrangiando ad hoc per la numerosa formazione anche alcune Suite contenenti brani tratti dalle colonne sonore di films italiani.

Nel mese di Maggio 2013 è stato docente di “musica d’insieme jazz” e di “improvvisazione jazz” nel Seminario Jazz al Borgo organizzato dal Comune di Bologna presso la Villa Bernaroli di Borgo Panigale insieme a John Taylor e Diana Torto.

Da Maggio 2013 ha intrapreso una collaborazione con alcuni comici del programma televisivo Zelig off (M.Dondarini, M.Grano, R.Dal Fiume) con i quali ha creato uno spettacolo di teatro e musica in veste non solo di tromba solista, ma anche come compositore, arrangiatore e direttore musicale.
Lo spettacolo si chiama “x man at work” e la “prima” si è svolta il 24 Maggio presso il Rockafè di Bologna.

Sempre da Maggio 2013, M.Greco dirige la University Big Band di Verona con la quale sta preparando il loro nuovo secondo album.

Nel mese di Settembre 2013 è uscito l’album intitolato “Pa’lante” di Hamlet Fiorilli & His Latin Jazz Experience registrato in Austria ed edito dalla Freiaudio Records, album dove M.Greco ha suonato come tromba solista “special guest” insieme al sassofonista Lukas Gabric.

Il 17 Maggio 2014 ha suonato per il Bergamo Jazz Club presso la prestigiosa Sala di Porta S.Agostino con il pianista Fabrizio Puglisi in un concerto interamente dedicato a Miles Davis riscuotendo un enorme consenso da parte del pubblico e della critica come dimostra l’articolo sull’Eco di Bergamo uscito l’11 Maggio scritto da Renato Magni.

Alla fine di Maggio 2014 è uscito l’album intitolato degli Estrela Guia “Equilibrio acustico” nel quale M.Greco è oltre che tromba solista anche compositore ed

Massimo Greco

arrangiatore.
Il disco è uscito per l’Irma Records ed è edito dalla Music Market.

Nei giorni 6,7 ed 8 di Giugno 2014 M.Greco ha svolto tre giorni di Seminari in qualità di   docente di Musica d’insieme jazz e Tecniche di improvvisazione.
I Seminari si sono svolti all’interno di Imola in Musica e sono stati organizzati dal Comune di Imola e dalla Scuola Civica V.Baroncini.

Oltre a svolgere l’attività di docente, ha tenuto tre concerti serali, rispettivamente il 6, il 7 e l’8, in qualità di compositore, arrangiatore e tromba solista: il primo con il M.Greco Trio, formazione alla quale fanno parte Marco Micheli al contrabbasso e Roberto Cecchetto alla chitarra; il secondo in Duo con il pianista

svedese Jan Lundgren ed il terzo con il gruppo Estrela Guia con il quale ha presentato il nuovo disco.

Il 9 Novembre 2014 ha suonato, come tromba solista, con la Big Band del Conservatorio G.B.Martini di Bologna, all’interno della rassegna “Bologna Jazz Festival”, insieme a John Taylor, Giulian Siegel e Diana Torto.

A Maggio 2015 è uscito l’album intitolato “Two suites for jazz orchestra” di Oscar Del Barba “featuring” il sassofonista Dave Liebman, album in cui M.Greco ha partecipato in qualità di tromba solista.

Nell’A.A 2014/2015 ha insegnato Musica d’Insieme Jazz e Composizione Jazz presso il Conservatorio Tito Schipa” di Lecce, Tecniche di Improvvisazione presso il Conservatorio G.B.Martini di Bologna e Tromba Jazz presso il Conservatorio L.Campiani” di Mantova.

Nel 2015, nei giorni 6,7 ed 8 di Giugno 2015  M.Greco ha svolto tre giorni di Seminari in qualità di docente di Musica d’insieme jazz e Tecniche di improvvisazione.
I Seminari si sono svolti all’interno di Imola in Musica e sono stati organizzati dal Comune di Imola e dalla Scuola Civica V.Baroncini. Oltre a svolgere l’attività di docente, ha tenuto un concerto, il venerdì 5, insieme al chitarrista Bebo Ferra, concerto durante il quale i due musicisti hanno presentato le loro nuove composizioni.

Sempre nel 2015 incide per l’Irma Records di Bologna due albums con due progetti trasversali al proprio, progetti di cui M.Greco è direttore, compositore, arrangiatore e tromba solista. Il primo è “Smoothy Jazz” del gruppo JBX Experience ed il secondo è “Looking for stardust” del gruppo Gals & Bra.

Il 15 e 17 Luglio 2015 M.Greco, con il suo quintetto, il Clan Greco, è stato protagonista di due concerti all’ EXPO MILANO 2015 all’interno del Padiglione Bio-Mediterraneo,nella rassegna Etna e le sue eccellenze, in qualità di “testimonial musicale” della sua Terra (la Sicilia) e dei Suoi prodotti autoctoni.

Il 13 Ottobre 2015 ha partecipato come compositore, arrangiatore e tromba solista al Salento Guitar Festival all’interno della rassegna “I musicisti del Terzo Millennio”.

Nel 2016 ha insegnato Composizione e Arrangiamento Jazz, Armonia Jazz, Analisi delle forme sia classiche che jazz, Videoscrittura musicale e Tromba Jazz presso il Conservatorio A.Buzzola di Adria, Tromba Jazz presso il Conservatorio L.Campiani di Mantova, Composizione Jazz, Tromba Jazz, Forme,sistemi e linguaggi musicali presso il Conservatorio G.Verdi di Como, Tromba Jazz presso il Conservatorio G.B.Martini di Bologna.

Tuttora dirige la University Big Band di Verona con all’attivo, già nei primi mesi di quest’anno, alcuni importanti concerti come quelli eseguiti presso il Teatro Camploy di Verona, presso la Sala Rossa di Villa S.Fermo a Lonigo (Vi) e presso il Teatro Centrale di S.Bonifacio (Vr).

Nel mese di Giugno 2016 M.Greco ha registrato il suo nuovo album intitolato “Misticanze” con il Massimo Greco Quartet (composizioni ed arrangiamenti originali di M.Greco), album che è uscito il 2 Dicembre 2016 per la prestigiosa etichetta jazz italiana “To be jazz”.

Il 19 Luglio 2016 ha suonato in qualità di prima tromba e tromba solista della Colours Jazz Orchestra con il chitarrista brasiliano Toninho Horta e con il baritonista statunitense Ronnie Cuber all’interno dell’Ancona Jazz Festival.

Sempre a Luglio 2016 ha registrato un album con la Colours Jazz Orchestra insieme ai musicisti statunitensi Scott Robinson e Joe La Barbera, album in uscita per la fine dell’anno.

Nel mese di Settembre 2016 ha registrato, come tromba e flicorno solista, nel nuovo album di Luciano Ligabue, album che si intitola “Made in Italy” in uscita alla fine dell’anno, mentre il 24 e 25 Settembre ha suonato insieme a Luciano Ligabue nei due grandi concerti-evento all’Autodromo di Monza davanti ad un pubblico che ha raggiunto le 80.000 presenze a concerto.

Il 18 Novembre 2016 è uscito l’album “Made in Italy” del cantante Luciano Ligabue per la prestigiosissima etichetta “Warner Music”.

In questo album M.Greco ha suonato in qualità di tromba e flicorno solista.

A Gennaio 2017 è uscito l’album intitolato “ArrangiMenti” di Massimo Morganti, per l’etichetta discografica “Notami Jazz”, album in cui M.Greco ha suonato come prima tromba. In questo album ha suonato insieme agli statunitensi Joe La Barbera, Bill Cunliffe, Martin Wind e Scott Robinson.

In questo Anno Accademico 2016/2017 a M.Greco è stata assegnata la cattedra di Composizione Jazz presso il Conservatorio G.Frescobaldi di Ferrara.

Dal 1 Febbraio 2017 M.Greco è in tournè come tromba e flicorno solista con il cantante Luciano Ligabue nel “Made in Italy tour”, tour proseguito fino al mese di Novembre 2017 con più di 70 concerti in Italia e all’Estero.

Anche in quest’Anno Accademico 2017/2018, M.Greco svolge la docenza di Composizione ed Arrangiamento Jazz, Tromba Jazz e Musica d’insieme Jazz presso vari Conservatori italiani.

 

              Intervista a Massimo Greco

        Ieri sera, prima del concerto di Ligabue, ho avuto l’onore di conoscere ed intervistare il grande Massimo Greco, per 20 anni “la tromba” di Zucchero e da quest’anno trombettista di Ligabue.
Per le domande ho preso spunto dal mastro intervistatore Zosimo. Scusate per la poca inventiva, spero vi piaccia comunque.

Massimo Greco

Ciao Massimo! Iniziamo subito con la domanda di rito: perché la tromba?
Non lo so…quando avevo 10 anni mi regalarono una fisarmonica giocattolo e io ci giocavo dalla mattina alla sera. Mio papà allora mi disse che se mi piaceva mi avrebbe mandato alla banda. Ci sono andato, mi sono iscritto ed ho iniziato con il flicornino in Mib…poi la tromba…poi sono andato al conservatorio, ecc.

Al mondo del jazz, ti sei avvicinato da autodidatta o sei andato da qualche maestro?
Assolutamente da autodidatta.

Cosa c’è ora nel tuo ipod? Non ce l’ho…
Non ascolti musica? Poca, e ti spiego anche il perché. Fortunatamente sono impegnato un sacco in molti progetti e passo molto tempo ad ascoltare e studiare i pezzi che poi devo suonare.

Oltre che di tromba e trombone, sei insegnante di informatica musicale applicata: di cosa si tratta?
Nello specifico, in conservatorio, si tratta di studiare e approfondire il programma Finale come programma musicale per scrivere partiture, ecc.

Hai mai pensato di fare musica classica?
Io in realtà sono diplomato in tromba classica. Per quasi due anni sono stato seconda tromba al Bellini di Catania, in orchestra, però poi ho incontrato il jazz e ho girato l’angolo…

Se non avessi suonato la tromba, quale strumento avresti scelto o se non avessi suonato la tromba che lavoro avresti voluto fare?
Non ne ho la più pallida idea…so fare solo questo!

Visto che il nostro è un forum di trombettisti, oltre alla musica ci interrano anche cose prettamente tecniche tipo la spasmodica ricerca dell’acuto. Tu che ne pensi?
Non me ne frega assolutamente niente! Io arrivo fino al fa parlando per il piano, quindi al nostro Sol sopra il pentagramma in maniera pulita ed intonata e sono apposto così.

Riguardo all’impostazione, ne hai una normale o hai cercato qualcosa di particolare?
Assolutamente niente, normalissima, vengo dal classico quindi un’impostazione molto pulita e semplice.

Massimo Greco

Qual è la tua tipica giornata di studio?
Suono soprattutto le parti che devo suonare in giro.

Altra domanda da trombettisti: tu sei famoso per la tua Martin rossa, hai altre trombe?
Adesso si, prima di oggi ho avuto solo la mia Martin rossa, ora ho anche la Martin blue. Comunque sia sempre e solo Martin, sono abituato all’emissione e per me è molto importante.

E invece come flicorno?
Attualmente ho solo un Leblanc. Ora mi sto muovendo per cercarne uno di scorta e credo che prenderò un Courtois, secondo me uno strumento molto interessante.

Per i bocchini cosa usi?
Yamaha GP ma non ricordo il numero…l’ho provato, mi trovavo benissimo e l’ho tenuto.

Hai mai fatto una ricerca per il suono con i bocchini? Ne hai provati molti?
Ni….ho iniziato con il classico Bach, poi sono passato allo Schilke e poi il Yamaha GP che ho da 20 anni

Se avessi a disposizione una macchina del tempo con chi vorresti suonare?
Andando nel passato vorrei trovarmi al posto di Miles Davis con Charlie Parker!

Oltre che un grande musicista sei un grande compositore e direttore artistico: come si conciliano le tre cose?


Le 3 cose sono perfettamente parallele: come musicista ti fai le ossa con i tuoi progetti, col trio o col quartetto ecc., poi passi a dirigere la big band, direi che è tutto collegato. Man mano che cresci negli anni diventa tutto naturale.

Come vedi la situazione del jazz in Italia?
Direi buona soprattutto perché insegnando in conservatorio incontro tanti giovani che amano il jazz e secondo me ci sono tanti talenti e tante proposte nuove molto interessanti.

Dopo tanti anni con Zucchero ora sei in tournee con Ligabue. Com’è quest’esperienza?
Ottima, mi sento in famiglia.

Grazie Massimo, sei stato gentilissimo. Un saluto agli amici del forum.

          Ragazzotti mi raccomando:  STU-DIA-RE!  Ciao! 

 

       LA “FAVOLA” DI MASSIMO DA RANDAZZO A LIGABUE    18 febbraio 2017

Massimo Greco con la Banda Musicale” Erasmo Marotta” – Randazzo

Dalle falde dell’Etna, a prestigiosi palchi, dalla banda “E. Marotta” all’Arena di Verona, e non solo. E’ la favola di Massimo Greco, Randazzese, trombettista, strumento che ha iniziato a suonare con la banda di Randazzo, e che lo ha portato ad affiancare artisti del calibro di Zucchero, Neffa ed ora Ligabue.
Abbiamo incontrato Massimo, tra le 3 date del tour di Ligabue ad Acireale. “Mi trovo qui per caso – ci dice – ho suonato il  Filicorno in una canzone del suo ultimo album; e poco prima dell’inizio della tournée, Liga , mi ha chiesto di fare parte della sua band.
Una grande soddisfazione, che si unisce alle tante avute in carriera”. Massimo è nato in Francia, ma a sei mesi si trovò a Randazzo: “Sono randazzese, ho vissuto lì per anni, e la mia famiglia risiede ancora a Randazzo, mio padre lavorava nell’edilizia

 

 

Massimo Greco con la Banda Musicale” Erasmo Marotta” – Randazzo

A 11 anni sono entrato nella banda, dove ho suonato fino a 16 anni quando mi trasferii al conservatorio.
Laurea in tromba con 10 e lode.
Poi la gavetta, con tante band in Sicilia, ma l’insoddisfazione di essere pagati poco o niente.
A 26 anni – continua – ho lasciato la Sicilia per andare a Piacenza, quella è stata la svolta della mia carriera musicale”.
A Piacenza e nei dintorni Massimo riesce a vivere di Musica, specie jazz, la sua passione, e inizia anche la carriera di compositore, che continua tutt’ora con molti dischi all’attivo.
“Nel 1994 ho effettuato un provino per Zucchero, che mi volle nella sua band, con la quale ho suonato fino al 2011.
Poi la collaborazione con Neffa, e l’attuale collaborazione con Ligabue, che seguirò per il tour nei palazzetti partito da Acireale, che mi terrà impegnato fino a fine maggio”.
Un musicista che è noto in Italia e nel mondo per la musica jazz, anche se arriva alla notorietà collaborando con artisti pop di grande livello.
“Ricordo ancora le mie prime esperienze con la Banda Musicale di Randazzo “Erasmo Marotta” alla quale mi sento molto legato, tra l’altro mio fratello è l’attuale Presidente, e sono felice di sapere che molti giovani partiti come me dalla banda, attualmente sono in Conservatorio”.
Qualche anno fa, Massimo è tornato a suonare a Randazzo, con degli arrangiamenti particolari per la Banda Musicale suonando insieme.
“Nel mio ultimo disco la copertina è di Sergio Treglia, artista Randazzese”.
 LUIGI SAITTA Fonte “La Sicilia” del 18-02-2017

     DISCOGRAFIA

 

 

 

 
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