Corpo Musicale di Randazzo: Storia, Ricordi e Aneddoti di Carmelo Venezia

Corpo Musicale di Randazzo: Storia, Ricordi e Aneddoti di Carmelo Venezia

STORIA , RICORDI E ANEDDOTTI DEL CORPO MUSICALE DI RANDAZZO

Nei miei diari personali degli anni passati sono state sempre le prime dieci righe le più difficili  da redigere.
Forse perché alcuni ricordi sono, più che incancellabili, sublimi.  Poche persone della nostra Città hanno  scritto a sufficienza  per elogiare il nostro  antico  corpo bandistico Musicale di Randazzo.

Banda Musicale di Randazzo – 1955 al centro  Lilio Narduzzi con il canonico Edoardo Lo Giudice

  Ma, con  parole semplici e chiare, vi parlerò delle mie esperienze e della mia vita , vissuta dal  1948 a gennaio del 1958 nel seno di questa grande scuola che era il corpo Bandistico musicale di Randazzo. Dopo una lunga ricerca personale ho potuto avere dal nostro concittadino signor Vincenzo Rotella delle informazioni molto precise riguardo la creazione di questo corpo musicale, il più antico della provincia di Catania.

Il  22 settembre 1847, dal sindaco di Randazzo, con l’aiuto del canonico Giuseppe Cavallaro amministratore dell’Opera De Quatris, grazie alle leggi e al consenso dell’amministrazione comunale  dell’epoca, fu creato il corpo bandistico cittadino di Randazzo per abbellire e migliorare le feste cittadine.
Il Canonico istituì anche una scuola per l’insegnamento di musica, solfeggio, strumenti ad ancia e ottone, per giovani ed anche per adulti che avevano la passione per la musica. Il costo, a quei tempi, fu di circa di trenta onze, penso in oro. 
Prima di continuare nella ricerca ho voluto fare un piccolo calcolo per potere conoscere il valore di questa antica moneta  la quale, per l’epoca, rappresentava  una grossa cifra ; oggi sicuramente molte migliaia di euro. 
L’onza,  od oncia, era una moneta che ebbe corso in Sicilia nel XVIII°  secolo fino  all’annessione della Sicilia al Regno d’Italia  del 1860 .  Il suo valore corrispondeva a 30 tarì. Nel 1732 fu coniata in argento e in oro nel 1733 dal peso di 4,4 grammi d’oro puro.
Prima del 1800 era stata coniata una doppia onza d’oro di circa 8,8 grammi.  Verso il 1814 fu coniata in argento con un peso di circa 69 grammi.
Dobbiamo essere grati ai tanti finanziatori  di quell’epoca appassionati di questa meravigliosa arte musicale, per la loro grande generosità, perché essi pensavano non solamente all’istruzione,  ma anche al bene in generale della  cittadinanza randazzese .
Dal 1847, anno dell’istituzione  e sino al 1967, l’Amministrazione  Comunale  di Randazzo sostenne le spese  per il salario dei maestri e finanziava anche le spese per la fornitura  e per  eventuali riparazioni  degli  strumenti musicali; metteva anche a disposizione un locale spazioso e gratuito non solamente per il solfeggio, ma anche per l’insegnamento degli strumenti musicali e per le ripetizioni generali.
La sala di musica era quella attuale ; cioè l’antica  chiesetta  sconsacrata di San Giacomo ubicata sempre in questa antica stradina che è la via San Giacomo.  Percorrendola a piedi possiamo ancora ammirare moltissime antiche casette con magnifici archi di porta in pietra lavica  decorati con sculture semplici e date di costruzione.
La banda musicale, allora, era composta esclusivamente da uomini;  tutti i mestieri artigianali vi erano rappresentati.
Le donne non erano ammesse; la mentalità e le usanze dell’epoca erano completamente diverse da oggi. Le donne non avevano la libertà di scelta. Forse per un arcano spirito di protezione? Forse per egoismo maschilistico? La risposta non è facile. Tuttavia anche loro avevano il diritto di amare la musica. 
Come avevo scritto nella precedente pagina , il 22 Settembre del 1847 iniziò la storia del nostro corpo bandistico musicale di Randazzo. Certi documenti ci portano poi al 1891 quando ne fu nominato  presidente  un nostro concittadino, uomo d’aspetto un po’ austero , ma  dotato di una grande intelligenza: era il Signor Francesco Vagliasindi. 
Pur avendo consultato  parecchi documenti, purtroppo non posso indicare quale fosse  la sua attività principale. Forse era un eminente funzionario del comune di Randazzo ? Ignoro.   Il signor Francesco Vagliasindi, grazie alla sua intelligenza ed alla sua perspicacia, capì subito  che bisognava assumere  un vero maestro di musica e così insegnare e trasmettere agli allievi  le appropriate tecniche per una adeguata competenza musicale teorica  e strumentale.

Carmelo Venezia

                               Gruppo di Musicanti – Randazzo 1953.


 Vincenzo Rotella mi ha precisato che i maestri, sin dalla istituzione della banda musicale, cioè dal  1847,  erano di origine catanese e si erano formati al Conservatorio di Napoli, scelti da Carmelo e Mario Bellini fratelli di Vincenzo l’autore della  “Sonnambula”, della “Norma” e de “ I Puritani”.
Alcuni documenti ci conducono immediatamente  al 1891, quando il presidente  Francesco Vagliasindi assunse un nuovo maestro di musica, sempre con l’intenzione di perfezionare e migliorare le capacità dei musicanti. 
Questo documento  ci descrive l’incontro  di queste due persone così recitando :

     “Un bel giorno, un signore di altezza media, con un vestito ben curato, con un bel paio di baffetti su un volto rotondo, scese dal treno proveniente da Catania e si presentò subito al Signor Francesco Vagliasindi  che, da circa un’ora, lo attendeva alla stazione ferroviaria di Randazzo. Questo elegante signore era il maestro Antonino Borzì accompagnato da Orazio Scuderi, virtuoso trombettista e capo banda  del complesso bandistico di Biancavilla.
  Il maestro Borzì, dopo parecchi mesi di intenso lavoro, raggiunse tutto quello che aveva desiderato, cioè i frutti del suo lavoro e del suo insegnamento musicale.  La banda musicale aveva raggiunto il numero straordinario di trentuno musicanti bene addestrati”

Malgrado la distanza che mi separa da Randazzo, ho potuto fare una breve ricerca riguardo la famiglia Borzì.  Un documento di quell’epoca specifica che nel 1878, il consiglio comunale di Catania deliberò un sussidio per solida pensione al figlio di Antonino Borzì per altri due anni e per  fargli completare i suoi studi musicali a Napoli.
Antonino Borzì non fu irriconoscente.  Egli regalò la Messa di Gloria che venne eseguita al Duomo  nella festa di Sant’ Agata il 21 Agosto 1882.  Nel 1886, ancora lui, il maestro , istituì la nuova banda musicale di Catania con la denominazione  di “Bellini”.
Il maestro Borzì rimase a Randazzo probabilmente per parecchi anni, praticando sempre il suo insegnamento musicale per i suoi allievi i quali, riconoscenti, lo ricambiavano eseguendo con molta passione, tecnica e melodia, diversi brani musicali sinfonici e fornendo, nei periodi festivi, allegria ai cittadini randazzesi ed anche ai numerosi forestieri che assistevano ai festeggiamenti  del quindici agosto. 
Come è destino di tutte le cose  belle della nostra esistenza, il maestro Borzì, per sconosciuti motivi, dovette lasciare il corpo musicale e la città di Randazzo.  Pur cercando nei miei documenti, non mi è stato possibile   conoscere la data esatta della sua partenza.
Un documento fotografico del 1872, forse unico, si trova nell’archivio fotografico personale del prof. Nunzio Magro.  Si tratta, di una fotografia su lastra di vetro argentato, metodo fotografico in uso in quell’epoca, ed in esso figurano  i componenti della banda.
Questa copia è ancora visibile  nella  sala di ripetizione  della via San Giacomo.
C’è un’altra antica foto, scattata il 5 Marzo 1899 sotto i portici all’interno del cortile del Convento di San Domenico, nella quale possiamo vedere tutti  i musicanti  della banda, vestiti con un’ elegante divisa e con il loro simpatico cappello a piume.

     5 marzo 1899 – Banda Musicale di Randazzo. Al centro elegantemente vestito il maestro Antonino Borzì.           foto di Vincenzo Rotella.

 

 Possiamo anche ammirare  l’elegantissimo maestro Antonio Borzì e, alla sua destra, forse il suo capo banda.
Mi compiaccio di fornire  una precisazione; questa foto è stata eseguita all’epoca sotto i portici, situati all’interno del cortile dell’antico Convento di San Domenico, oggi in rovina, e al centro del quale si trovava un’antica cisterna la quale serviva come riserva d’acqua per i monaci.  Le loro celle erano situate al disopra di questa struttura. Sfortunatamente  una parte della chiesa e dell’ antica costruzione furono danneggiate dai bombardamenti del luglio e dell’ agosto  del 1943. 
In seguito, intorno al 1959, il resto dell’edificio, che in parte poteva essere salvato e conservato come antica rovina, è stata demolito dalle mani  di uomini poco scrupolosi ed indifferenti verso le testimonianze storiche .
Una informazione  ben precisa mi è stata fornita  una sera del 1952, da un anziano musicante  Signor Santo Santangelo ormai deceduto da molti anni .
Nel secolo scorso molte fotografie sono state scattate all’interno di questo cortile che veniva utilizzato  forse saltuariamente. L’interno della chiesa serviva come sala di ripetizione.
Il motivo  dell’utilizzo del cortile era il fatto che  tutti i giovani allievi, dopo molti mesi di insegnamento  musicale e strumentale, prima di essere ammessi  nel corpo musicale per le sfilate  e concerti, dovevano imparare  a camminare  a passo militare  cioè a passo sinfonico.
Ed era appunto all’interno di questo spazio aperto, che certi anziani insegnavano ai giovani questi movimenti  che, come tutti sappiamo, consistono nel camminare  battendo i piedi a tempo e contemporaneamente. 
Il Signor Santangelo suonava il sax  basso con molta passione ed era fiero del suo strumento sempre intonatissimo.
Un’altra antica fotografia , anni fa, era in possesso del signor  Vincenzino Scandurra e  di suo fratello Pippo, due eccellenti clarinettisti e “duettisti”, che erano stati  allievi del maestro Gerardo Marrone;  essa era esposta all’interno della sua antica segheria situata nel quartiere di San Francesco di Paola.  Un membro della sua famiglia vi era rappresentato: forse suo padre.
Dopo la partenza del maestro Antonino Borzì, un altro talentuoso personaggio gli successe alla direzione  del Corpo Musicale: il maestro Sigismondo Manno nato a Monreale (Palermo).  Questa persona dotata da un notevole ingegno musicale e artistico , ha saputo continuare il lavoro e l’opera del suo predecessore, aiutata nello stesso tempo della collaborazione dei due Capi banda Santo Bruno e Orazio Scuderi.
Il maestro Sigismondo Manno, prima di venire nella città di Randazzo, aveva diretto per qualche periodo diversi complessi bandistici.
 L’idea di questa ricerca mi è venuta per curiosità piuttosto storica  concernente  la sua carriera musicale.
Un  altro documento  che riguarda  la banda musicale della città di Augusta, creata nel 1863, e diretta in quell’epoca dal maestro Monteforte, ci informa che nel 1895 costui lasciò la direzione del complesso e a lui succedette il supplente maestro Sigismondo  Manno nato a Monreale.
Nel 1896 a sua volta quest’ultimo si dimise della sua carica lasciando il posto al  maestro Monteforte.
Successivamente la banda di Augusta fu diretta dal maestro Francesco Farina il quale nel 1899  emigrò in Argentina per cui alla direzione della banda di Augusta succedette ancora il maestro Sigismondo Manno fino al 1906, quando ne riprese la direzione il maestro Farina rientrato dall’Argentina. 
Il maestro Manno diresse anche  il corpo bandistico della città di Calascibetta a seguito di pubblico concorso nel 1891. A lui succedette il maestro Antonino Leto di Castelbuono (Palermo) nel 1903.

 

                                       La Banda di Randazzo – foto avv. Nunzio Zappalà

 

Il maestro Sigismondo Manno prese la direzione della banda musicale di Randazzo probabilmente dopo il 1906; ma questa data non è documentata.  Egli era un uomo di un notevole ingegno  musicale e artistico e continuò efficacemente il lavoro del maestro Borzì sempre con l’aiuto e la collaborazione dei due capi banda Santo Bruno e Orazio Scuderi, virtuoso trombettista, come certi scritti attestano.
Il 28 ottobre 1922 un evento politico venne a sconvolgere l’Italia cambiando le abitudini, i costumi, la situazione politica e le manifestazioni della vita di tutti i cittadini. 
Per essere chiari, è stata la creazione del Partito Fascista. In seguito all’affermarsi di questo movimento politico, la banda fu costretta a cambiare il nome trasformandolo in: Corpo Musicale Fascista e fu anche nominato un nuovo  presidente.
La persona scelta fu un  concittadino dell’antica nobiltà randazzese, il dottore Consalvo Vagliasindi, uomo molto intelligente, appassionato di musica, cortese e,  soprattutto, rigoroso e amante della disciplina. 
Quanto ero ragazzino, vi parlo degli anni 1940-1944, mi ricordo di questo simpatico personaggio di grande statura vestito sempre con molta eleganza e raffinatezza  soprattutto i sabati fascisti con la sua elegante divisa militare in compagnia di altri dignitari.
In quel periodo il Corpo Musicale Fascista tornò veramente di moda, usato e impiegato come propaganda  per moltissimi rituali del regime; ad esempio, le parate militari e soprattutto per festeggiare i sabati fascisti.
 Molti concerti sinfonici erano eseguiti sulle piazze della nostra città di Randazzo.  Molte volte, il sabato fascista, era festeggiato con sfilate e parate militari. 
Non volendo commentare questo triste periodo, desidero spiegare brevemente ai nostri giovani in che cosa consisteva il sabato fascista.   Tutti i giovani di allora che avessero compiuto 18 anni, tutti i sabati, avevano l’obbligo di partecipare alla preparazione militare.   Vestiti con una divisa militare  imparavano  a marciare a passo militare, salutare  militarmente ed acquisire  la conoscenza dell’uso delle armi  da fuoco e da combattimento.
Lo scopo  dei dirigenti politici e dell’esercito era che quando  questi giovani sarebbero stati reclutati, arrivando nel loro luogo di assegnazione, erano già quasi preparati e pronti per essere destinati sui campi di battaglia e d’occupazione. 
Molti giovani musicanti appartenenti alla banda, hanno dovuto fare questo percorso.
Un altro  importante fatto storico avvenne nel luglio del 1929, quando il Podestà (massima autorità municipale) essendo  molto soddisfatto  del lavoro compiuto dal maestro Manno, decise di rinnovargli l’incarico per  altri cinque anni. Ma il maestro non era in un eccellente stato di salute.  Le sue condizioni fisiche si aggravarono sempre di più e, nel 1931, circondato dall’affetto della sua famiglia e di molti cittadini randazzesi, lasciò definitivamente  questo mondo. 
Per un breve periodo il Corpo Musicale Fascista fu diretto dal maestro Sebastiani ; pur avendo effettuato una pur breve ricerca, non ho raccolto notizie precise su questa persona.

               Carmelo Venezia a sinistra.


Dopo il decesso del maestro Manno un altro  grave problema  si doveva risolvere : trovare il suo successore.
Il problema  fu presto risolto.  La persona scelta fu un giovane  di circa 36 anni molto simpatico, diplomato dal  Conservatorio di Napoli  e che fu subito assunto.
Era il maestro Gerardo Marrone, nato nella città di Lanciano il 25 luglio 1895, diplomato  in oboe e corno inglese.  Pare che da giovane abbia fatto parte del Corpo Musicale di Chianciano. 
Con il suo aspetto giovanile, con il suo modo di parlare, e con il suo accento continentale, trovò il modo esatto di conquistare l’affetto, la fiducia e la stima di tutti i musicanti e di molti cittadini randazzesi. 
Un documento del 1931 ci informa che il Podestà, con delibera  immediatamente esecutiva , lo nominò subito  direttore della banda e della scuola del dopo lavoro. Da allora il giovane maestro Marrone trasferì  a Randazzo la sua famiglia.  La moglie era originaria della città di Giarre ; aveva due figli, una femminuccia e un maschietto chiamato Paolo.  Non posso  indicarvi  il loro luogo di nascita, ma posso  affermare  che la loro giovinezza l’hanno trascorsa  nella nostra città di Randazzo.
Il maestro Gerardo Marrone , con il suo grande zelo e con le sue capacità musicali, si impegnò moltissimo nel il suo nuovo lavoro.  All’inizio il suo cambiamento di metodo disorientò un po’ i  musicanti, abituati ad un altro modo di direzione.  Quando questi  si resero conto del valore umano , artistico e musicale del maestro, modificarono il loro comportamento ed i loro atteggiamenti; ed  un particolare trattavano con grande rispetto il giovane maestro che si dimostrò  un eccellente insegnante rispettoso dei  i suoi allievi, ma molto severo nell’ ’insegnamento del solfeggio. 
Dopo il suo arrivo alla direzione della banda, impose un sistema di lavoro molto severo e in certi periodi anche faticoso. 
Le prove si effettuavano a partire delle diciannove e trenta senza limiti di orario finale. Con questo metodo la banda progredì musicalmente e artisticamente con un ritmo più che veloce.

                       Locandina Banda Musicale di Randazzo – 5 maggio 1932.

Nel periodo dei concerti domenicali e festivi la presenza dei cittadini era sempre più numerosa ; costoro, dopo avere ascoltato diversi brani musicali, applaudivano con molta energia e passione il maestro e tutti i componenti del corpo bandistico. 
Desidero aggiungere che, anche sotto la direzione  del Maestro Lilio Narduzzi, quest’orario è stato mantenuto.
I principali periodi delle feste nella città di Randazzo incominciavano sempre a Capodanno, con un grande concerto sinfonico eseguito su una delle piazze scelte dall’autorità municipale:  molte volte all’interno dell’antico chiostro del nostro Municipio.
Seguivano le processioni della Settimana Santa, la festa della Santa Pasqua, dell’Annunziata con la sua grande fiera del bestiame, la festa di San Giovanni Battista nel quartiere di San Martino, sempre con la sua particolare fiera del bestiame  tenuta all’esterno della Porta San Martino nei dintorni dei ruderi dell’antica chiesa oggi nascosta da parecchie nuove costruzioni forse abusive.
Questi due importantissimi avvenimenti duravano circa una settimana attirando moltissimi commercianti forestieri .
La città di Randazzo, in questi periodi, era un centro molto animato e vivace; il commercio locale prosperava e  soprattutto l’artigianato era molto attivo, tornando ai livelli di prima degli eventi bellici del luglio e dell’agosto 1943.

Gli Alleati sfilano davanti alla chiesa di San Martino bombardata. – luglio/agosto 1943.

La stagione lirica terminava sempre  nel  mese di settembre in coincidenza con le feste dell’Immacolata nel quartiere di San Pietro  e  del Signore della Pietà sulla piazzetta dello storico quartiere di San Giuliano.

Nelle precedenti pagine avevo scritto che, dal 1847 fino al 1940, moltissimi avvenimenti si verificarono sotto la  direzione del corpo bandistico.  Essendo io nato nel 1934, il maestro che ho conosciuto nel periodo della mia infanzia è stato il maestro Gerardo Marrone.
Da ragazzino e nei periodi festivi i miei genitori mi accompagnavano per assistere alle animatissime feste ed anche ai concerti serali eseguiti con molto talento dalla banda municipale  diretta dall’infaticabile maestro Marrone.
Mi divertivo vedendolo gesticolare  tenendo nella sua mano destra una bacchetta anche se non capivo i suoi movimenti. 
Il suo fisico era  piuttosto robusto; indossava una elegantissima divisa sicuramente confezionata  da qualche maestro sarto della nostra Città. Non capivo i gesti ed i segni della sua mano sinistra come della mano destra.
Cosa esprimevano questi gesti ora lenti ora veloci ? Per me ragazzino erano gesti appartenenti ad uno strano ed incomprensibile linguaggio. Con il passare degli anni ho capito  l’importanza di questi gesti e movimenti.
Nel 1939  iniziò la seconda e disastrosa guerra mondiale, creando disordine ed un grande disagio economico e sociale in tutte le nostre famiglie. 
Molti musicisti furono arruolati e inviati sui campi di guerra: in Grecia , in Africa, in Russia.
Il corpo musicale subì grandi perdite tra i principali componenti. Molti non sono più ritornati, dispersi o deceduti sui campi di battaglia.  Malgrado questi inconvenienti, il complesso bandistico con la forza e l’impegno del maestro Marrone, continuò a sopravvivere sino al 1943.
Tra  luglio e agosto 1943 la nostra antica città di Randazzo fu bombardata più che duramente dai nostri alleati. L’ottantatré per cento circa delle nostre case e dei nostri antichi monumenti furono distrutti .
L’antica chiesetta sconsacrata della via San Giacomo che era adibita a sala di musica, d’insegnamento e ripetizioni, fu distrutta dalle micidiali bombe privando il corpo musicale del suo luogo di raduno.
In seguito a questi disagi (forse poche persone  ne sono a conoscenza) è stata utilizzata una sala provvisoria all’interno del nostro Municipio pur essendo stato bombardato  anch’esso assieme all’antica chiesa di San Francesco oggi inesistente.
Questa si trovava, dopo l’entrata dal cancello, a sinistra,  a piano terra, prima di accedere alla scala che conduce al primo piano. Un nostro simpatico concittadino, il papà del nostro musicista, artista, trombettista Massimo Greco, conosce bene questo dettaglio, in quanto la sua famiglia, nonni, mamma e papà, erano stati guardiani del palazzo comunale.
Un altro luogo di insegnamento  e ripetizione  è stato l’interno dell’antica chiesa e Convento di San Domenico anche se una parte dell’edificio, cioè le celle e un lato del campanile furono semidistrutte.

Per un breve periodo  ospitò anche la scuola per l’insegnamento dei mestieri, in particolare per la lavorazione del legno cioè ebanisteria e falegnameria.
Ho avuto l’occasione di leggere, in un breve commento scritto forse da un nostro concittadino, che la chiesa di San Martino sarebbe servita provvisoriamente come sala di ripetizione; questo non è possibile in quanto la chiesa era stata bombardata nel luglio del 1943.
Desidero apportare una precisazione; quando ero adolescente, prima delle feste di San Giovanni ed anche in occasione di altri eventi festivi, in certi giorni piovosi, il corpo musicale si metteva al riparo  all’interno della chiesa eseguendo marce sinfoniche ed anche liriche. Tutto questo però avveniva molto di rado.
Vorrei dare una precisa informazione storica ai giovani che non hanno conosciuto e visto l’interno di questa chiesa prima del disastro bellico. Entrando dalla porta centrale ,sulla destra , esisteva un grande antico organo poi distrutto nel periodo dei bombardamenti e mai ricostruito.  La grande porta centrale con le due porte laterali, erano in bronzo con pannelli in rilievo che raffiguravano vari santi e personaggi della liturgia cattolica.  Queste porte richiamano quelle esistenti nel Battistero di Pisa.
Forse, negli archivi della chiesa, esiste qualche documento fotografico di queste opere d’arte oggi distrutte.
Molti anni di lavoro sono occorsi a queste persone per ricomporre il corpo musicale. Molti giovani appassionati di musica  frequentavano i corsi gratuiti in questi luoghi provvisori. 
Per quanto mi riguarda, la persona che mi ha veramente trasmesso la passione per la musica e per il clarino è stato mio padrino di cresima Carmelo Scalisi, clarinettista, fisarmonicista e pianista, che era stato allievo del maestro Gerardo Marrone.
Una sera del 1947 mi presentò al maestro Marrone; dopo un breve colloquio con moltissime domande, egli non esitò ad assumermi nella sua scuola per l’apprendimento del solfeggio e solo l’anno seguente per l’apprendimento del clarinetto in la bemolle chiamato anche sestino a causa delle dita delle mie mani non abbastanza lunghe essendo ancora giovanissimo. 
Le prime lezioni di solfeggio mi erano state impartite nella sua abitazione situata nel quartiere di Santa Maria, all’angolo tra via dei Caggegi e la via G. Marconi.   In seguito i corsi e le prove  si tenevano all’interno della chiesa dell’antico Convento di San Domenico.  Dopo la guerra la ricostruzione fu molto laboriosa e difficilissima per la comunità randazzese. 
Il maestro  Marrone fece molto con le sue capacità ed il suo coraggio ,  ma fu anche aiutato da molti anziani musicanti soprattutto dal capo banda Signor Francesco Di Silvestro e da suo padre Signor Antonino Di Silvestro; preciso che essi erano anche due bravissimi baritoni dotati di un eccezionale cultura musicale,  e furono aiutati da altri musicanti quali Gaetano Lazzaro , Carmelo Scalisi, Pietrino Grasso ed altri, riuscendo a riorganizzare i corsi di musica e d’insegnamento strumentale.

                                                               15 agosto 1960 Banda Musicale di Randazzo e di Catania.


In questo periodo  moltissimi antichi strumenti musicali furono inviati a Messina per una completa revisione. Aggiungo un piccolo dettaglio: il signor Antonino Di Silvestro aveva conosciuto il maestro Manno. Lo troviamo con altri anziani musicanti su un foto dell’otto aprile 1928 dove possiamo riconoscere il signor Salvatore Raciti, clarinettista, il signor Antonino Di Silvestro, il giovane Luciano Samperi con il suo tamburo e piatti ed altre persone come il signor Baieri Carmelo con i suoi piatti, il signor Santangelo, il signor Papotto con il suo bombardino, il signor Salanitri con il suo saxofono soprano.
Persone con molta cultura musicale, oggi passate al mondo dei defunti.
In attesa della fine dei lavori nella nuova sala dei concerti della via San Giacomo, l’antica chiesa di San Domenico serviva ancora come luogo di insegnamento e raduno.
Il metodo d’insegnamento del maestro Marrone era molto impegnativo per noi giovani allievi. Egli teneva moltissimo all’ottima conoscenza del solfeggio; anche ad una rapidissima lettura delle note musicali.  Durante il mio percorso di vita musicale ho avuto moltissimi consigli e lezioni particolari da due clarinettisti, il signor Gaetano Lazzaro bravissimo copista dotato di una bellissima calligrafia musicale e il signor Carmelo Scalisi anche lui insegnante.
Finalmente tra il 1949 ed il  1950 e dopo molti mesi di lavoro edile, la sala della Via San Giacomo fu riaperta. 
Con grande sorpresa dei dirigenti i muri interni, compreso il soffitto, non erano stati isolati; durante le ripetizioni i suoni producevano un eco, creando  disturbo sonoro per l’accordo degli strumenti. 

Ettore Di Stefano

Dopo molte consultazioni e discussioni, il capo banda signor Francesco Di Silvestro ed il maestro apportarono un grande miglioramento acustico facendo collocare un gran telone sotto il soffitto.
Qualche anno dopo la sala fu arricchita di una grande cattedra (palco) in legno che formava un semicerchio con diversi livelli che permettevano di separare gli strumenti ad ance da quelli in ottone e percussione.
 Quest’opera fu eseguita da un nostro concittadino, oggi defunto, signor Salvatore Di Stefano con l’aiuto del giovane  figlio Ettore. La sua falegnameria si trovava in Via Umberto dirimpetto alla chiesa di San Martino.
Nel 1949 il Comune di Giarre decise di ricomporre il suo corpo musicale facendo appello al maestro Gerardo Marrone.
Il bravissimo maestro decise di lasciare la città di Randazzo e la sua banda per andare a dirigere quella di Giarre. Aggiungo una precisazione: tutti i musicanti  della nuova banda della città di Giarre era stipendiati e pagati mensilmente dal Comune. In pochi mesi di lavoro egli fece progredire il complesso bandistico ad un alto livello artistico essendo lui, all’epoca, il migliore e il più rinomato della provincia.
Non volendo abbandonare definitivamente i suoi allievi e la sua banda di Randazzo, ritornava per  brevi periodi circa due volte la settimana. Per qualche anno la banda di Randazzo rimase senza maestro. Con la tenacia e le capacità del capobanda Francesco Di Silvestro, aiutato da suo padre signor Antonino, si riuscì, malgrado gli innumerevoli problemi finanziari, a mantenere il complesso bandistico efficiente.

Cav Pietro Vagliasindi sindaco di Randazzo

Nel 1950 l’amministrazione comunale, col contributo  del sindaco cav. Pietro Vagliasindi, fu creata una nuova commissione . L’affidamento della presidenza fu dato ad una persona che noi tutti abbiamo conosciuto e che troviamo su molte fotografie con il maestro Manno; si tratta del canonico Edoardo Lo Giudice, persona dotata di una grande cultura ecclesiastica e musicale.
Altre tre persone facevano parte della nuova commissione: il notaio Cammarda, il signor Castiglione ed un altro concittadino; perdonatemi se non ricordo il suo cognome. 
Il rev.mo canonico Lo Giudice era nato a Randazzo il 21 febbraio 1888 e morì il 9 gennaio 1977.
Il suo corpo riposa nel cimitero di Randazzo accanto alla tomba di padre Luigi Magro da Randazzo, monaco Cappuccino e grande storico. 
Il nuovo presidente, nei primi mesi del 1951, andò alla ricerca di un nuovo maestro. Dopo una consultazione tra i componenti della nuova commissione, il canonico Lo Giudice decise di chiamare un giovane maestro proveniente dalla provincia di Viterbo. 
La mattina del 13 febbraio 1951 un piccolo gruppo di musicanti si recò  alla stazione della Ferrovia Circumetnea ad attendere il treno proveniente da Catania. Il maestro Lilio Narduzzi scese dal treno un po’ infreddolito; ma, con molto garbo, andò incontro a questo piccolo gruppo composto anche dal signor Vincenzino Trazzera.
Dopo le rituali presentazioni il maestro Narduzzi fu accompagnato in Via Dei Lanza alla dimora del canonico Edoardo Lo Giudice, il quale aveva già fatto preparare  per lui un piccolo alloggio. L’incontro tra i due fu più che caloroso; la stretta di mano fu lunga e calorosa.
Il maestro, che discendeva da una famiglia di musicisti, era nato nella città di Vallerano (Viterbo) il 7 gennaio 1921 e si era diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma in fagotto e composizione musicale.  Nel 1946 diresse la storica banda musicale G. Verdi della città di Corchiano, facendole vivere un grande rinascimento artistico. Lilio Narduzzi aveva anche diretto la banda della città di Orte. Sarebbe stato anche ( ma io non ne ho notizie certe) direttore sostituto della RAI e di Gorizia.
Nella serata del 13 febbraio egli convocò tutti i componenti della banda all’interno  del nuovo luogo di ripetizione della via San Giacomo. Tutti erano presenti; eravamo circa 65, numero molto importante. Il maestro, dopo avere fatto conoscenza di noi tutti e dopo aver accordato i nostri strumenti, ha voluto che provassimo un brano sinfonico. L’esecuzione fu più che soddisfacente, sia per la nostra preparazione musicale, sia per l’eccellente esecuzione. 
Per parecchi mesi le prove serali furono molto intense e laboriose.
Il maestro Narduzzi dirigeva le ripetizioni sempre con molta eleganza gestuale, ricercando sempre la perfezione, l’armonia, con la sua mano sinistra, i coloriti musicali, la sensualità e la sensibilità musicale. Ed era così che preparava il corpo bandistico ai nuovi concerti per la nuova stagione estiva, la quale si presentava molto promettente.
Il nuovo presidente dovette affrontare un altro importantissimo problema; il corpo musicale di Randazzo non possedeva le divise. Con l’aiuto del sindaco che (se non faccio errore) era il cav. Pietro Vagliasindi e, del consiglio municipale di allora, una importante somma (forse cinquecentomila lire) fu stanziata per la confezione di divise, cappelli e accessori. I migliori sarti della nostra Città furono consultati per la scelta e la confezione del modello. Cito semplicemente quattro sartorie:
la sartoria Ferro, situata in via Umberto nelle vicinanze della chiesa di San Martino,
 la sartoria Livello, la sartoria Caggegi e quella dei fratelli Scuderi.
Posso affermarvi che questi artigiani , possiamo anche dire artisti nella loro materia, erano i migliori della città di Randazzo e forse anche della provincia.
Il modello, confezionato con tessuto di lana colore nero, forse fu creato dal signor Ferro, accogliendo anche i suggerimenti dei suoi colleghi.
Tutti gli artigiani sarti di Randazzo  parteciparono alla confezione delle divise. Ogni artigiano confezionava circa sette divise su misura pagate dal Comune. I cappelli furono confezionati, sempre su misura, a Messina. Per il ritiro delle confezioni fummo invitati all’interno della sacrestia della Basilica di Santa Maria, dove il presidente can. Edoardo Lo Giudice consegnava con molto orgoglio e soddisfazione il nostro cappello decorato con una superba lira musicale dorata.
Il maestro Narduzzi accelerava le ripetizioni serali per presentare il complesso non solamente alla cittadinanza randazzese, ma anche per eseguire il primo concerto sinfonico e lirico previsto in Piazza Santa Maria per il 14 maggio 1951. 
Il giorno della sfilata tutti i musicanti vestiti elegantemente con le nuove divise, camicia bianca, pantaloni e giacca neri, con cravatta e scarpe nere e con il nostro superbo cappello decorato con la simbolica lira musicale, ci adunammo all’esterno della sala di ripetizione della via San Giacomo.
Certo noi giovani con un po’ di apprensione; ma fummo aiutati da qualche anziano. Cito semplicemente il signor Giuseppe La Piana, cornista, il quale incoraggiava noi giovani ancora senza esperienza.   Dopo esserci inquadrati eseguendo gli ordini del maestro Narduzzi e del capo banda Francesco Di Silvestro, il signor Vincenzo Spitaleri, con il suo tamburo, diede il segnale della partenza a passo sinfonico, per procedere verso la via Umberto sotto gli applausi di molti abitanti del quartiere di San Martino.
Attraversando piazza Municipio, cittadini e curiosi erano fieri di rivedere e applaudire il loro nuovo corpo bandistico con i suoi nuovi strumenti musicali in ottone più che brillanti.

 

                                                                                          La banda Musicale – foto di Carmelo Venezia


Ricordo il signor Vincenzo Facondo, in piedi davanti alla sua pasticceria, che applaudiva con un grande sorriso il complesso musicale che eseguiva le nuove marce sinfoniche e percorreva la via Umberto fino a Piazza Loreto sempre applaudito e accompagnato da molti cittadini di tutte le età.
Dopo le festività della Settimana Santa in Randazzo i membri della commissione  erano soddisfatti per le loro iniziative e dei risultati ottenuti. Per noi giovani ed anche per gli  anziani musicanti, il giorno più memorabile fu quello del 14 maggio1951 quando tenemmo il nostro   primo concerto lirico, eseguito in Piazza Santa Maria in presenza dei membri della giunta municipale, della commissione e, soprattutto, di moltissimi cittadini.
Per immortalare quella serata una fotografia in bianco e nero fu realizzata dallo studio fotografico Longo, situato in Via Sciacca, oggi inesistente.  In essa possiamo riconoscere i volti di tre guardie municipali, oggi decedute, il signor Cernuto, il signor Varsallona, il signor Zappalà, il padre di Monsignore Vincenzo Mancini con i suoi nipoti, Pietro Giusa con suo fratello, il signor Giuseppe Facondo all’epoca molto giovane in compagnia di altre persone oggi assenti al mondo.
Non mi ricordo del programma serale; penso che nella prima parte del programma si eseguiva l’opera Ernani. Per molti anni avevo conservato questa foto, in seguito smarrita a causa dei miei viaggi di lavoro in Francia.
I musicanti erano posizionati in parecchi semicerchi piramidali e per categorie strumentali.La parte inferiore era riservata  alla cattedra del maestro.
Dopo l’accordo dei nostri strumenti eravamo pronti per l’esecuzione del primo brano lirico. Poi il tradizionale colpo di timpano eseguito dal signor Vincenzo Spitaleri che significava per noi metterci in piedi. Qualche istante dopo arrivò il maestro Lilio Narduzzi, il quale con molta eleganza e agilità salì sulla sua cattedra.
Il mio posto  era in prima fila, alla mia destra c’erano due clarinetti in mi bemolle, cioè il signor Gaetano Catania e il suo secondo il giovane Rasano; dopo c’ero io con il mio clarinetto in la bemolle ed alla mia sinistra l’oboe suonato dal mio amico Paolo Maio partito qualche anno dopo per l’Australia. 
Essendo a poca distanza dal  maestro, sul suo leggio notai che mancava la sua partizione generale. Pensavo che fosse stata una dimenticanza del nostro simpatico bidello signor Santangelo; volevo avvertire! Troppo tardi! Il maestro Narduzzi sempre con molta eleganza e con delicati gesti, tenendo nella sua mano destra una lunga bacchetta in acero bianco (confezionata dalle mie mani)  diede il via al complesso bandistico. Con nostra grande meraviglia notammo che il maestro con la sua memoria ed abilità dirigeva senza leggere la sua partizione. Per noi tutti fu una grande sorpresa; questo tipo di direzione era molto rischioso; ma la sua memoria fu  infallibile. Molte altre composizioni si sono succedute.

Nelle prossime pagine mi permetterò di enumerare una parte dei suoi scritti e composizioni.
Con l’impegnativo lavoro del maestro, aiutato dal capo banda Francesco Di Silvestro, da suo padre Antonino, dai clarinettisti Gaetano Lazzaro, Carmelo Scalisi, Pietrino Grasso, Vincenzino Trazzera trombone e tromba, Salvatore Mannino tromba e filicornino, Gaetano Papotto primo flicornino, queste persone con il loro insegnamento trasmettevano agli allievi il loro prezioso sapere musicale.
Con tale metodo la banda musicale aveva raggiunto un alto livello  artistico; essa era rinomata non solamente nella nostra provincia ma anche in tutta la  nostra isola.
Il 31 maggio 1952 la banda municipale di Randazzo fu chiamata dal comune della città di Assoro in provincia di Enna per animare la festa di Santa Petronilla patrona di questa antica città. La sera un grande concerto lirico fu eseguito sulla grande piazza, sotto la direzione del maestro Narduzzi, riportando un grande successo e molti applausi dalla cittadinanza di Assoro.

 

      Carmelo Venezia con il clarinetto, altri musicanti e il Comandante VV.UU. Zappalà


Mi ricordo con molta precisione questo viaggio in autobus della ditta Giovanni  Pagano. Eravamo accompagnati dal capo delle guardie municipali, signor Zappala’ padre del nostro concittadino avv. Zappalà.
Una foto ricordo fu scattata con il mio apparecchio fotografico al gruppo del signor Zappalà, del  capobanda Francesco Di Silvestro, del signor Antonino Di Silvestro, del signor Papotto, del signor Santangelo e del  nostro autista.
Questa foto  in mia possesso, è visibile sul sito internet : www.randazzo.blog. 
Durante il viaggio, abbiamo  potuto ammirare i meravigliosi paesaggi di questa provincia sconosciuti all’epoca da noi giovani. All’alba del primo giugno 1952, malgrado la nostra stanchezza, eravamo pronti per l’apertura dei festeggiamenti della Madonna dell’Annunziata in Randazzo; infatti, arrivati di buon mattino, il corpo musicale percorse la via Umberto eseguendo qualche marcia sinfonica, terminando il nostro servizio davanti la chiesa dell’Annunziata.
Agli inizi dell’estate 1954, in presenza del presidente rev.mo canonico Edoardo Lo Giudice, dei membri della commissione, del maestro Lilio Narduzzi, del capobanda Francesco Di Silvestro, una foto possiamo dire leggendaria del Corpo Musicale di Randazzo fu scattata davanti alle scalinate della Basilica di Santa Maria dal fotografo signor Longo. Vi possiamo riconoscere molti anziani musicanti i quali avevano conosciuto il maestro Manno e forse  erano stati anche suoi allievi. Una copia di essa si trova esposta all’interno della sala di ripetizione della via San Giacomo.

 

                                               14 agosto 1952 Banda Musicale di Randazzo e di Noto.


Un altro importante avvenimento si verificò nel periodo di Ferragosto; non posso affermare la data esatta, forse il 15 agosto del 1952; si tratta della venuta a Randazzo del corpo bandistico della città di Noto, quando i due complessi bandistici percorsero insieme, la nostra via Umberto, fermandosi in Piazza Santa Maria e quando la sera in Piazza Loreto meravigliosamente illuminata, fu tenuto un grande concerto lirico. Una foto, possiamo anche dire rara dei due complessi, fu scattata in Piazza Santa Maria dal nostro concittadino maresciallo Bonaventura fotografo, ed in essa possiamo ancora vedere le antiche facciate  delle case, oggi  modernizzate.
Desidero ricordare ai nostri giovani che il signor maresciallo Bonaventura era stato un grande reporter   nell’esercito italiano nel periodo della guerra. Il suo archivio fotografico era molto importante; moltissimi avvenimenti svoltisi nella nostra città, sono stati fotografati e penso conservati dai suoi figli e eredi.
Ci sarebbero molte cose e molti avvenimenti da raccontare e scrivere riguardanti il periodo della  direzione del nostro talentuoso maestro Narduzzi. Altre trasferte si sono effettuate nel periodo tra il 1951 e 1957; tra di esse un grande concerto lirico nella città di Biancavilla, a Passopisciaro, a Malvagna per le feste di Cristo Re,  a Montelaguardia ed  in altri luoghi della provincia. Mi ricordo perfettamente del viaggio della banda a Riposto per animare la festa di San Pietro. Fu un viaggio speciale con la littorina andata e ritorno organizzato dai dirigenti della Ferrovia Circumetnea e la sera, sulla piazza e davanti alla chiesa, fu eseguito un grande concerto lirico diretto dal nostro maestro Lilio Narduzzi in presenza del nostro maestro Gerardo Marrone il quale alla fine del concerto, si complimentò con Lilio Narduzzi per la sua eccellente direzione.
Per noi tutti fu un grande onore e piacere  rivedere il nostro anziano maestro e insegnante. Il tempo trascorre velocemente; malgrado la mia buona memoria, molti altri avvenimenti sono stati dimenticati.
Nelle prossime pagine, vi racconterò,  evidentemente con un po’ di nostalgia del passato, parecchi aneddoti, verificatisi all’interno della sala di ripetizione della via San Giacomo.

 

                                                            Banda Musica Randazzo. foto di Tony Trazzera

Dopo parecchi anni di intenso esercizio musicale con il mio clarinetto in la bemolle, il maestro Narduzzi mi consigliò di cambiare strumento e di suonare il clarino in si bemolle. Ho percepito questo consiglio come una promozione  meritata.
Il mio piccolo clarinetto , qualche anno dopo, fu affidato ad un giovane allievo molto volenteroso: Egidio Cavallaro.
Con il mio nuovo strumento trascorrevo molte ore eseguendo moltissime scale tenute e arpeggi; esercizi molto seccanti e talvolta noiosi ma necessari essendo il solo metodo per tutti i clarinettisti per raffinare i suoni, alla ricerca dei coloriti e sviluppare l’agilità delle dita.
Il giorno più lieto fu quello in cui il maestro mi assegnò un posto tra i primi cinque clarinetti, ritrovandomi a fianco dei clarinettisti Gaetano Lazzaro, il signor Salvatore Raciti, il signor Carmelo Scalisi ed il signor Pizzino.
Essere a fianco di questi bravi insegnanti è stato per me un grande riconoscimento, una gioia goduta con grande umiltà.
Desidero citare altre persone: il signor Salvatore Mendolaro, il signor Vecchio ed suo amico anche lui clarinettista; venivano da Linguaglossa viaggiando con la loro vespa.
Non posso dimenticare i fratelli Scandurra, Vincenzino e Pippo eccellenti duettisti,  senza dimenticare il signor Gaetano Catania con il suo clarinetto in mi bemolle, accompagnato da un suo allievo, il giovane Rasano. Ricordo un altro clarinettista, uno dei primi allievi del maestro Marrone, il signor Varotta, figlio del signor Paolo Varotta, ma che non aveva conosciuto Narduzzi; questi, dopo la fine degli avvenimenti bellici del 1943, emigrò in Belgio. Ricordo ancora il signor Santo Santangelo con il suo basso sempre lucido e brillante ed il signor Presti, con il suo saxo basso, partito per  l’Argentina verso il 1955. E poi i fratelli Vecchio, Rosario, saxo contralto, emigrato in Australia, il quale poco dopo il suo arrivo, creò la sua orchestra composta di sedici musicisti riportando molto successo.

Egidio Cavallaro capo della Banda Musicale di Randazzo

Il fratello Antonino Vecchio, trombettista, il giovane Antonino Gullotto, basso in si bemolle deceduto in un incidente di lavoro; ed ancora, un altro caro amico, Salvatore Mascali, saxofono, ma che da principio aveva suonato il clarone. Non possiamo dimenticare i nostri anziani, il signor Giuseppe La Piana, bravissimo cornista nato a Randazzo il 13 aprile 1913, anche lui dotato di un’ottima cultura musicale, uomo rispettoso con noi giovani, Salvatore Mannino, tromba e flicornino, deceduto nel 2015 a Randazzo, senza dimenticare un altro caro amico, Gaetano Papotto, primo flicornino solista del corpo musicale di Randazzo, uomo molto appassionato per il suo strumento e per la musica.
Lo ricordo sempre nell’esecuzione dei suoi brani lirici, soprattutto nella Norma, nella sua “ Casta Diva”. Il suo suono era chiaro, trasparente, melodioso; anche nel Barbiere di Siviglia ed anche in altri brani lirici come Rigoletto, Ernani, Traviata, Cavalleria Rusticana, Puritani ed altre opere. Gaetano, dopo qualche ora di esecuzione musicale, sentiva il bisogno di riposare le  sue labbra a causa del suo bocchino; in quel periodo la scelta era molto limitata e difficile in quanto i modelli non erano abbondanti come adesso. Ma, al suo fianco sinistro, aveva l’aiuto di Mario Raciti che spesse volte, con il leggendario segnale del piccolo colpo di gomito, su certi brani secondari prendeva la rileva.
Un altro importante personaggio, scherzoso nei suoi modi di agire, era il signor Vincenzino Spitaleri  percussionista; suonava i timpani, il tamburo ed altri strumenti musicali. Nelle serate di ripetizione generale entrava in sala frettolosamente. Il suo primo lavoro consisteva nell’accordo dei suoi timpani; con le sue mazzuole eseguiva delicati colpi sulle pelli con molta cura e precisione cercando l’accordo perfetto.
Il signor Vincenzino Spitaleri era un personaggio attraente, svelto e virtuosissimo nei suoi gesti. Egli trasmise la sua passione a moltissimi allievi. Desidero citare suo nipote Antonino Spitaleri il quale , sia nelle prove, sia nei concerti, era sempre al suo fianco.
Per i giovani che non hanno avuto il piacere di conoscerlo, cito il signor Vincenzino che suonava le campane in quanto era il sacrestano della chiesa di San Nicolò in Randazzo. Uomo di gentile e rispettato da noi giovani musicanti; amatore e degustatore del nostro buon vino locale, durante le processioni sapeva, assieme ad altri, dove fermarsi per qualche istante, per potere rinfrescare il suo palato nei momenti afosi della nostra estate, riprendendo con molta discrezione il proprio posto con un grande sorriso. Molte volte queste furtive assenze non piacevano al capo banda Francesco Di Silvestro il quale teneva molto alla disciplina. Erano periodi di festa e gioia; tutto si svolgeva nel buon umore e tra le risate.
Il signor Spitaleri è deceduto nella nostra città di Randazzo nel 1977.
Mi è molto difficile raccontare le storielle svoltesi nel seno della banda municipale diretta dal maestro Narduzzi. Per anni, in inverno come anche in estate, le prove si svolgevano con molta puntualità e disciplina. Certe sere molte autorità comunali venivano ad assistere alle nostre  ripetizioni. Spesso abbiamo avuto l’onore di ricevere il nostro celebre e onorevole concittadino avvocato Ferdinando Basile; chi di noi non ricorda questo illustre personaggio? Uomo di cuore e buono, è stato lui che in più anni di lotta amministrativa, si interessò per il completamento della tratta ferroviaria Taormina- Randazzo, oggi ridotta in uno stato di disordine e macerie.
L’avvocato Ferdinando Basile, amava molto la musica; il suo compositore preferito, era Boccherini. Vestito sempre con pantaloni, camicia e cravatta colorati, con scarponi, lungo pastrano, grande cappello, sempre con il suo fazzoletto in mano e soprattutto con la sua leggendaria pipa.
Il maestro Narduzzi, conoscendo le sue preferenze, distribuiva a noi tutti le partizioni del Minuetto di Boccherini.
Seduto a fianco del maestro, ascoltava con molta religiosità questa dolce, melodiosa e sentimentale composizione. Alzandosi e prima di ripartire, con il suo simpatico gesto, tenendo in mano il suo cappello e la sua pipa, salutava il maestro e tutti i presenti uscendo dalla sala con un grande sorriso.
Molte pagine si potrebbero scrivere su questo illustre personaggio conosciuto, stimato, e rispettato  da tutti i cittadini.
Altre persone che mi vengono in mente sono i tre fratelli della famiglia Turnaturi: Michelino, Nicolino e Pippo, tre fratelli intelligenti, simpatici e divertenti. Michelino era il fratello maggiore, suonava la tromba in si bemolle e per un lungo periodo anche il trombone. Come tutti i bravi solisti, suonava cercando la perfezione.
Una sera, in periodo di prove, con sorpresa del maestro , smise di suonare e con molta gentilezza chiese scusa al maestro perché le sue note e la sua romanza non erano perfette.
Nicolino suonava la tromba, Pippo il flicorno. Era un giovane molto scherzoso, sempre con un sincero sorriso, e raccontava sempre le sue solite barzellette facendo ridere gli amici. I tre simpatici fratelli, per motivi personali e di lavoro, si trasferirono  in altri luoghi della nostra Isola, lasciando definitivamente il corpo musicale.

 

Battista Arcidiacono. foto di V.Rotella 

       Luigi Arcidiacono


In un mio precedente diario scritto nell’agosto del 2019 con il titolo: Le fornaci del quartiere di San Giuliano, avevo ricordato i nomi di Luigi e Battista Arcidiacono, due fratelli che non solo erano specialisti nei lavori in terracotta, ma erano anche due eccellenti musicisti. Per molti anni hanno fatto parte del corpo musicale di Randazzo.
Luigi suonava il basso, prima con il maestro Marrone, dopo sotto la direzione del maestro Narduzzi.
Per moltissimi anni ho avuto il piacere di essere uno dei suoi veri amici. Con Battista ci conoscevamo da quando siamo nati cioè prima della seconda guerra e colgo l’occasione  per ricordare con lui un artista dimenticato da noi cittadini randazzesi, deceduto a Milano qualche decennio fà.
Battista Arcidiacono, a parte la sua perizia come artigiano della terracotta, possedeva un’eccezionale dote musicale. Primo trombone solista del corpo musicale sotto la direzione del maestro Narduzzi, Battista con il suo brillante strumento era un grande perfezionista che ricercava sempre i coloriti, l’intonazione ed anche l’armonia musicale.
Una sera, come sempre, il complesso si riuniva nella sala di ripetizione della via San Giacomo; c’era in programma il Rigoletto : opera di Giuseppe Verdi, con una trascrizione del maestro Narduzzi. Da principio tutto si svolgeva nella precisione e nell’armonia; l’esecuzione  era perfetta e noi tutti leggevamo la nostra  partizione con molta attenzione seguendo sempre i gesti del maestro con un particolare sguardo. Narduzzi, tenendo sempre nella sua mano destra la sua bacchetta, sempre con il suo delicato gesto, chiamò il primo trombone solista. La risposta fu più che negativa: nessun suono. Battista, invece di suonare, si mise a cantare la romanza mettendo un po’ in collera il maestro; dopo qualche secondo la collera si trasformò in un grande sorriso paterno facendo ridere tutti i componenti del corpo musicale.  
Battista Arcidiacono possedeva una bella voce, aveva un orecchio più che perfetto, sempre alla ricerca di una certa sensibilità musicale. La sua esecuzione di Figaro nel Barbiere di Siviglia di Rossini era eccezionale, ma anche in altri brani lirici come Ernani, Traviata, il Trovatore, Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni , La Forza del Destino, opere di Verdi, Puccini ed altri compositori .
Ascoltarlo era una vera delizia musicale per gli appassionati della musica lirica. Come moltissimi cittadini randazzesi, nel periodo del 1960, si è  trasferito a Milano, continuando a perfezionarsi nella storia musicale. Mi è stato riferito che a Milano dirigeva un  complesso bandistico e che si dedicava anche alla composizione musicale.
Ho avuto l’occasione di rivederlo a Randazzo in periodo festivo e prima del suo decesso, principalmente nei mesi di agosto, con il corpo bandistico Erasmo Marotta quando presentava, prima delle esecuzioni, i dettagli storici dei nostri grandi compositori italiani.
Altre storie si potrebbero scrivere su altri anziani componenti del corpo musicale di Randazzo, oggi deceduti, ma che noi non dimentichiamo.
Voglio citare un altro penultimo aneddoto che si è svolto sempre durante le ripetizioni. Una sera il maestro Narduzzi  aveva deciso di mettere in programma una trascrizione dell’opera Andrea Chenier, scritta dal compositore Umberto Giordano e con il libretto scritto di Luigi Illico. La storia è ambientata nel periodo della rivoluzione francese del 1789. In essa Andrea Chenier, accusato di essere un rivoluzionario, fu rinchiuso a Parigi nella prigione di Saint Lazare ed in seguito fu ghigliottinato nel 1794.
L’opera fu data alla Scala di Milano il 28 marzo 1896 riportando un enorme successo. In quest’opera c’è un’importante romanza eseguita dal baritono solista cioè dal capo banda Francesco Di Silvestro; alla sua sinistra, era seduto il padre, il signor Antonino.
Questa romanza era il canto patriottico dell’Inno nazionale  francese cantato da Andrea Chenier dietro le griglie della sua prigione prima della sua  esecuzione capitale. Questo canto doveva essere eseguito con una certa lentezza , dolcezza e  armoniosamente, e non con un tempo marziale. Il capo banda, con molta diligenza, eseguiva la sua partizione; il maestro lo pregò di rincominciare, ma questa esecuzione non piaceva al padre il quale con un gesto di nervosismo pregò suo figlio di fermarsi e disse : “Non è questo il modo esatto di eseguire questa romanza !” e riprendendo il suo strumento, eseguì con molto talento questo nostalgico brano musicale chiamato  La Marsigliese. Dobbiamo dire che il signor Antonino Di Silvestro era il più anziano dei componenti del corpo musicale ma, malgrado la sua età, era ancora in grado di eseguire meravigliosamente tante leggendarie romanze del nostro grande repertorio lirico italiano.
Prima di finire con i miei brevi aneddoti, desidero raccontarvi una piccola storiella, svoltasi una sera d’estate  intorno al 1954.
Come tutte le settimane, dopo le prove serali del complesso bandistico, terminandosi sempre  dopo le ore 22, in compagnia di Gaetano Papotto ed altri amici, avevamo sempre l’abitudine, uscendo dalla via San Giacomo, di percorrere la via Umberto, Piazza Loreto e Via Vittorio Veneto, sino ad arrivare nelle vicinanze della stazione Circumetnea, e nello stesso tempo avevano l’occasione di ossigenare i nostri polmoni respirando l’aria pura e odorosa del gelsomino ed anche l’occasione di ammirare questo decoro naturale, illuminato in  piena luna d’estate, che è la nostra Etna.
Bisogna dire che tra il 1950 ed il 1960, gli abitanti di Randazzo numerosi in questo periodo, potevano andare a passeggio in tutti i luoghi senza essere disturbati dalle automobili in quanto  pochi veicoli circolavano all’interno della nostra Città.
Ognuno di noi trovava sempre spunti di discussione. Si parlava di musica, delle nostre belle e simpatiche signorine, di avvenimenti culturali, dei nostri mestieri, del nostro lavoro. Una sera, percorrendo la via Vittorio Veneto, passando davanti le nuove palazzine costruite dal comune anni dopo la fine dei bombardamenti del 1943, in un appartamento situato al primo piano, giungemmo  all’altezza del luogo in cui  abitava il nostro bravo fotografo maresciallo Bonaventura.
Erano circa le ore 23, la temperatura era un po’ afosa; Gaetano Papotto si accorse, attraverso la sua finestra, che il signor Bonaventura aveva tirato fuori dalla sua ghiacciaia una bottiglia semipiena di vino depositandola sul bordo della sua finestra a circa due metri di altezza, punto facilissimo per recuperarla dall’esterno. Gaetano  volle fare uno scherzo al nostro bravo fotografo sapendo che, anche lui, era un grande estimatore del nostro buon vino. In un istante  la bottiglia con il  suo contenuto molto fresco si trovò nelle sue mani. Ci nascondemmo tutti  per goderci la reazione del signor Bonaventura.
Il maresciallo era stupito di non trovare più il suo prezioso liquido e cercava in tutti gli angoli della sua cucina, e chiedeva  anche a sua moglie  dove avesse sistemato la bottiglia. Quando si rassegnò, pensando forse a qualche allucinazione, andò a prendere un’altra bottiglia. Posso assicurarvi che la scena è stata unica, molto divertente  e con molte risate. Prima di ripartire la bottiglia fu rimessa al suo posto senza causare rumori e con molte precauzioni. Carissimo maresciallo, tu che ci guardi dall’alto dei Cieli, perdonaci di questo gesto più che monello; ma l’abbiamo commesso perché ti volevamo bene, sapendo che  anche tu sapevi ricambiarlo con la tua arte cioè con le tue magnifiche fotografie in bianco e nero. Grazie, sperando che nel tuo Paradiso trovi ancora il nostro buon vino genuino.
Dopo i racconti di questi aneddoti veri, bisogna riprendere la storia del corpo bandistico di Randazzo. Per lo svolgimento di un altro spettacolo lirico nella nostra Città, nel ferragosto del 1955 è stata invitata  la banda municipale di Giarre, e la sera del 15 agosto assieme al corpo bandistico musicale di Randazzo, un grande concerto lirico fu diretto dal maestro Gerardo Marrone riscuotendo un grande successo e moltissimi applausi dalla cittadinanza randazzese e dai numerosi turisti in Piazza Loreto.
Nel 1956 si è svolto un altro importante cambiamento  nel seno  della presidenza; il nostro amato e rispettato eminente canonico Edoardo Lo Giudice dimissiona lasciando la carica al nuovo presidente Signor Gaetano Fisauli il quale per dieci anni ha avuto anche lui molta passione e molto interessamento per la musica e per l’organizzazione del complesso bandistico fino al 1965.
Riferisco un altro dettaglio concernente il rev.mo Edoardo Lo Giudice; quando un giovane musicante partiva per compiere il servizio militare, il sacerdote si interessava moltissimo per la sua nuova situazione chiedendo sempre le sue notizie. Spesse volte, e grazie ai suoi interventi presso le autorità militari e con il loro accordo, in certi periodi festivi potevamo  ottenere una breve licenzia premio per rivedere la famiglia e nello stesso tempo partecipare alla festa ed ai concerti  aumentando così il numero dei musicanti.
Nel 1957 un altro concertone fu eseguito assieme alla banda municipale di Catania diretto dal maestro Michele Ventre.
Debbo affermare che a questo concerto non ho potuto partecipare a causa dei miei obblighi militari, trovandomi in sevizio al XXI Battaglione Trasmissioni F.T.A.S.E. nella magnifica e storica città di Verona.
Dopo molti anni trascorsi nella nostra città il maestro Narduzzi era diventato per noi tutti non solamente un vero cittadino randazzese ma anche un figura indispensabile perché partecipava attivamente alla vita artistica; per cui era rispettato e ammirato per le sue composizioni musicali da noi tutti, allievi e musicanti, e da tutta la comunità randazzese.
Durante le sue poche ore di riposo amava percorrere certe stradine antiche della nostra Città, ammirando  i resti dell’antica architettura soffermandosi spesso davanti alle antiche botteghe degli artigiani, numerosissimi ancora in questo periodo, oggi spariti,  ed ammirava il loro lavoro eseguito manualmente con molta arte e passione.
La sua famiglia, con la nascita dei suoi figli, si era ingrandita; possiamo dire che era un uomo felice! La sua abitazione si trovava nel quartiere di San Pietro , in un piano elevato, dove di buon mattino poteva ammirare e contemplare l’alba, la nascita del sole e nello stesso tempo il superbo panorama della nostra Etna, la quale ispirò al maestro qualche composizione musicale.
A proposito di composizione, qualche anno dopo il suo arrivo,  egli ha voluto innovare la fine dei concerti lirici, con le tradizionali marce sinfoniche molto conosciute dai cittadini, trascrivendo, esclusivamente per la banda municipale di Randazzo, una lunga composizione di vecchie canzoni napoletane e  del repertorio italiano dalla fine del 1800 al 1950.
Posso affermare che le armonie e i coloriti della sua trascrizione erano perfetti. Il nostro stile di interpretazione era completamente cambiato: non era più la lirica ma un altro linguaggio musicale moderno, veramente una musica popolare cantata e conosciuta dalle nostre mamme, nonni ed anche dalle nostre belle signorine.
Questo nuovo repertorio diretto sempre da Narduzzi fu eseguito una sera del 15 agosto in Piazza Loreto. I nostri giovani cantavano, i nostri anziani , e tutti i presenti, ascoltavano con molta, possiamo dire, nostalgia di tempi passati, questi magnifici melodiosi brani musicali.
Il canzoniere era sempre eseguito alla fine del concerto lirico e molte volte richiesto da moltissimi cittadini, e  il maestro Narduzzi lo dirigeva sempre con un grande sorriso.
Alla fine del mio servizio militare nel dicembre del 1957 ho ripreso il mio posto nel seno della banda musicale della nostra Città, felicissimo di ritrovare i miei amici e soprattutto la presenza del maestro Lilio Narduzzi.
La mia gioia fu molto breve; qualche mese dopo, precisamente il 17 gennaio 1958, per ragioni di lavoro, sono partito a malincuore per la Francia dove per circa ventidue anni mi sono stabilito nella città di Lyon. 
Il maestro Narduzzi ancora per anni continuò sempre il suo intenso lavoro, facendo progredire il complesso bandistico attirando moltissimi allievi tra i quali possiamo citare due dei nostri cittadini, Massimo Greco ed il  fratello Antonio.
Massimo
fu un allievo esemplare, intelligente e volenteroso. E’ stato anche un allievo di mia sorella nel periodo dell’insegnamento elementare e, con la sua caparbietà e con la sua capacità intellettuale, è stato sempre uno dei primi della sua classe.
La passione per il suo
flicornino e dopo per la tromba,a trasmessa da Gaetano  Papotto.
E’ stato proprio lui che si accorse che Massimo aveva la passione e la capacità per questi due strumenti. Con l’insegnamento ed i consigli prodigati dal maestro Narduzzi, egli aveva quasi raggiunto il vertice dell’apprendimento.
Massimo, ripeto, era molto volenteroso; e con la sua ambizione ha voluto raggiungere il vertice frequentando ( se non mi sbaglio )  il Conservatorio Musicale di Catania, ottenendo agli esami un alto punteggio.
Massimo Greco suonò con l’orchestra del Teatro Massimo di Catania. Fu poi trombettista del musicista e cantante Zucchero Fornaciari, in seguito lavorò con Luciano LigabueNeffa (pseudonimo di Giovanni Pellino) ed anche con altri complessi.
Oggi dirige molti complessi artistici in Italia ed anche all’estero. Ha diretto diversi spettacoli all’interno di quel luogo più che mitico che è l’Arena di Verona.
Durante il mio servizio militare, nell’estate del 1957, ho avuto l’occasione e la gioia di assistere a quattro rappresentazioni liriche con i tenori Franco Corelli all’epoca molto giovane, Giuseppe Di Stefano ed altri artisti.

                  Massimo Greco 

Possiamo affermare che Massimo ha fatto e farà onore alla nostra città di Randazzo assieme al fratello Antonio eccellente clarinettista.
Anni addietro in periodo estivo, in compagnia di mia sorella, ho avuto il piacere di incontrare Massimo Greco nella nostra cittadina in compagnia della sua famiglia.  Mia sorella fu molto sorpresa  nel vedere che, l’allievo che aveva avuto anni passati, non era più un adolescente. Era vestito molto alla moda con capelli e barba lunghi, grande cappello e stivaletti; noi ammiravamo un personaggio di televisione, un vero artista!
Nel giugno del 1956 il maestro Narduzzi, per ragioni personali, decise di ritornare con la sua numerosa famiglia a Roma.
Leggendo un articolo pubblicato sulla ‘’ Rassegna Periodica di Randazzo”  del 1990, trovo che il vero motivo della sua partenza sarebbero state le avverse condizioni economiche del comune di Randazzo il quale non era più in grado di versare lo stipendio mensile al maestro. Forse anche per altre ragioni? Personalmente non affermo niente in quanto in quel periodo vivevo lontanissimo della mia Randazzo e  non ne seguivo bene le vicende.
Dopo la dipartita del maestro Narduzzi il complesso bandistico rimase per parecchio tempo sotto la direzione del capo banda Francesco Di Silvestro.
Lilio Narduzzi  ritornava una volta l’anno per dirigere il complesso nel periodo estivo, soprattutto per i concerti lirici eseguiti nei periodi festivi cioè per la festa dell’Annunziata, di San Giovanni Battista il 24 giugno e la festa dell’Assunzione  il 15 agosto.
Era sempre una gioia per allievi, musicanti, amici e cittadini rivederlo nella nostra Città.
Dopo il decesso del capo banda Francesco Di Silvestro diversi anziani musicanti desideravano occuparne il posto vacante.  La scelta era un po’ imbarazzante e difficile.
Verso la fine del 1970 il signor Vincenzino Trazzera fu scelto e nominato capobanda.
Vincenzino era un ottimo trombettista, suonava il trombone, il saxofono ed era anche un bravo fisarmonicista.  Nel periodo della sua direzione apportò un gradevole cambiamento all’interno della banda, facendo partecipare ai  concerti pubblici altre voci cioè invitando molti cantanti lirici: soprani, tenori, e baritoni nei periodi festivi
Questi artisti  venivano abitualmente dal Conservatorio di Catania, forse anche dal Teatro Massimo ed anche da altri luoghi della nostra isola. Questo cambiamento è stato non solamente un’innovazione artistica , ma anche  musicale.
Come tutte le cose belle, dopo qualche periodo, il signor Vincenzino Trazzera è stato sostituito dal signor Salvatore Mannino, in seguito dal suo amico Gaetano Pappotto, a sua volta sostituito da Egidio Cavallaro.
Un altro cambiamento avvenne anche in questo periodo: la nomina di un nuovo presidente. Il signor Salvatore Mannino fu scelto non solamente per la sua esperienza ma anche per le sue capacità musicali e intellettuali ; personalmente l’avevo conosciuto quando ero suo allievo.
Salvatore Mannino era molto legato al complesso bandistico ed anche ai suoi dirigenti. Con l’accordo del direttivo nominò un giovanissimo maestro molto valente: il signor Giovanni Blanca.
Dopo la nomina del nuovo giovane capobanda Egidio Cavallaro, con l’accordo dei dirigenti, un cambiamento che possiamo dire importane, si verificò nel seno del complesso bandistico.
Dopo più di un secolo di esistenza la porta della sala di ripetizione della via San Giacomo  fu finalmente aperta a tutte le giovani donne desiderose di imparare la musica e suonare  uno strumento musicale; in seguito fu data anche la possibilità di accedere nel seno del corpo bandistico. E’ stata  un’eccellente idea  la quale ha permesso di aumentare considerabilmente il numero degli allievi e per conseguenza, per il futuro, i membri del complesso. Finalmente le donne entrarono in questa sala, che per anni era riservata esclusivamente agli uomini, assicurando la continuità e la tradizione di questo antico  complesso musicale.

Dopo la dimissione del signor Salvatore Mannino un’ altra persona conosciuta e stimata da noi tutti cittadini ha avuto il coraggio e possiamo anche dire la vera passione musicale  di ricoprire la carica di presidente ; il   signor Vincenzo Rotella.

 

                  Pasqua 1988 – La Banda Musicale al centro il Presidente Vincenzo Rotella.


Vincenzo Rotella
è stato Presidente dal 1987 al 1990. Per tutti questi anni la sua collaborazione nel seno del corpo bandistico è stata molto efficace.
Nel luglio del 1987, non essendo più sovvenzionato dal Comune, il corpo bandistico diventò un’Associazione e venne chiamato: “Corpo Bandistico Erasmo Marotta”, musicista nato a Randazzo il 24 febbraio 1576 e morto a Palermo il 6 ottobre 1641. Inventore del dramma musicale pastorale nel 1620 pubblicò  l’Aminta musicale… Il primo libro di madrigali a cinque voci, con un dialogo a otto.
L’associazione comprendeva circa 65 elementi giovani da 14 a 20 anni e una media tra i 40 ai 60 anni.
Vincenzino Rotella modernizzò l’interno della sala di musica, attrezzandola con un locale igienico, dotando il complesso bandistico di nuove divise e nuovi strumenti e nello stesso tempo attirò molti giovani elementi, i quali non avevano la possibilità di frequentare i conservatori musicali di Catania e di Messina. Grazie al suo dinamismo ed alla sua passione riuscì a dare un’anima musicale al corpo bandistico coinvolgendoli nella gestione dell’Associazione facendoli sentire parte di un progetto prestigioso per la nostra Randazzo.

Il presidente V. Rotella consegna le targhe ai Musicisti che hanno compiuto 50 anni di attività musicale.

 


Per un lungo periodo molti maestri si sono succeduti:  Giovanni Blanca, Francesco Letta, Salvatore Miraglia, Francesco Sapienza, Toni Trazzera.
Attualmente in Corpo Bandistico Erasmo Marotta, è sotto la direzione di un nostro bravissimo concittadino, il giovane maestro Angelo Zirilli diplomato dal Conservatorio Musicale di Messina in direzione e composizione. 
Il maestro Angelo Zirilli discendeva anche lui da una grande famiglia di musicisti e cantanti più  che amatori. Ho avuto l’onore di conoscerne i  bisnonni, i  nonni, le zie e gli zii.

 

                      9 agosto 1988 il primo concerto dell’Associazione Erasmo Marotta.


Desidero citare il bisnonno signor Giuseppe Adornetto, costruttore edile e chitarrista, dotato di una straordinaria memoria, che si accompagnava sempre con la sua antica chitarra, recitando e cantando tutte le antiche e meravigliose canzoni dialettali siciliane ed italiane del secolo passato, assieme ai suoi figli e molte volte accompagnato da sua moglie signora Margherita la quale aveva una straordinaria voce di soprano. Desidero anche citare il nonno, signor Alfredo Adornetto e  lo zio Gino; anche loro erano due melodiosi chitarristi. Ricordo sempre le serate trascorse assieme ad altri ragazzi e giovani signorine del quartiere in compagnia del signor Giuseppe seduto davanti la sua dimora sopra un grosso blocco di granito il quale serviva da sedile, ancora oggi esistente, con la sua celebre chitarra in mano, quando raccontava le antiche storielle dell’epoca passata accompagnandosi sempre con il suo melodioso strumento.
Molti di questi antichi racconti e canzoni sono stati registrati con magnetofoni da turisti americani di origine randazzese, venuti per rivedere le loro famiglie , ritrovare le loro origini e per conoscere versi , poesie e antiche canzoni, da riascoltare nei loro luoghi di residenza negli Stati Uniti d’America ; dolci ricordi.
Altri tempi! altri periodi, i quali malgrado molte difficoltà quotidiane, erano forse più ricchi di sentimento  e la gente era più sensibile e più sincera.
Gli anni di lavoro trascorsi da me in Francia sono passati più che velocemente non dimenticando mai il mio luogo di nascita , ritornandovi quasi ogni anno . Una sera, un venerdì d’estate del 2017 trovandomi in vacanza nella nostra città di Randazzo, il maestro Angelo Zirilli mi  invitò nella sala di ripetizione della Via san Giacomo per presentarmi tutti i giovani componenti del complesso bandistico ed assistere alla ripetizione generale
Da circa sessanta anni non avevo più avuto l’occasione di ritornare in questo luogo, per me più che mitico e pieno di dolci ricordi della mia giovinezza. Con moltissima  emozione ed anche con qualche lacrima, ho socchiuso per qualche istante i miei occhi, rivedendo nella mia mente la presenza dei miei amici giovani e anziani musicanti assieme al maestro Lilio Narduzzi, oggi deceduti.
Di  questo memorabile ricordo rimangono le antiche fotografie esposte in permanenza sui muri di questo “tempio” musicale ed esse rappresenteranno sempre, anche simbolicamente, la presenza di questi persone, possiamo dire artisti nelle loro materie e competenze professionali.

 

           Corpo Musicale “Erasmo Marotta” nella suggestiva piazza di San Giorgio. Dirige il maestro Tony Trazzera

 

Molti di questi non avevano mai frequentato i conservatori musicali, ma la loro perizia musicale era indiscutibile ed essi avevano trasmesso sempre il loro sapere e le loro esperienze a noi giovani allievi.
Seduto in un angolo della sala ammiravo il nostro giovane maestro Angelo Zirilli con i suoi elegantissimi gesti quando dirigeva con molta maestria ed abilità questo complesso  composto di elementi giovani e anziani.
Modestamente, desidero citare il nostro concittadino Santo Anzalone con il suo trombone, dedicato sempre alla composizione di canzoni e musica moderna. E’ stato sempre una persona molto attiva sia nella sua carriera musicale che nella sua professione. 
Ascoltai con molta attenzione questi giovani che eseguivano con molta perfezione e brio la loro partizione; meravigliato per il loro insegnamento, molti frequentano i Consevatori.
 Desidero citare i clarinetti, gli oboi suonati da due simpatiche signorine, anche le trombette, gli eccellenti giovani cornisti, i baritoni, i tamburi , i bassi, i saxofoni, le percussioni.  Ho potuto notare la presenza della signorina Greco con il suo oboe; i suoni del suo strumento erano pastorali e melodiosi. Farà ancora qualche anno di studio per raggiungere la perfezione.
La signorina Greco è la figlia dell’attuale presidente Antonio Greco , clarinettista e fratello di Massimo Greco. 
Questa gradevole serata, terminò con una squisita degustazione di pizzette e varie specialità culinarie prodotte dai nostri eccellenti artigiani di Randazzo. Che magnifica serata trascorsa assieme a questa gioventù appassionata e capace di continuare e proseguire questa antica tradizione artistica.
Con il signor Antonio Greco ci siamo incontrati nel mese di giugno 2020 proprio a Montecarlo. Rivederlo per me è stato non solamente una gioia ma anche un gradevole piacere. Abbiamo anche avuto il tempo di parlare della nostra Città e del corpo bandistico.
Un appuntamento e un incontro è stato fissato per la sera de 15 agosto a Randazzo alle ore ventuno, ai piedi  della scalinata dell’antico convento dei Cappuccini  per assistere ad un concerto lirico organizzato gratuitamente dai membri del corpo bandistico Erasmo Marotta.   La puntualità è stata rispettata. Il complesso bandistico, malgrado le difficoltà causate dal coronavirus, e dalla mancanza di un podio per la comodità dei musicanti, era disposto ai piedi di un’ imponente scalinata composta di 107 gradini, quella che conduce sul piazzale  davanti alla chiesa   del nostro antico Conve
nto dei Frati Cappuccini, oggi senza anima e senza presenza umana.
Negli anni passati questo convento non era semplicemente un luogo di insegnamento e di preghiera. Molti frati cappuccini, con la loro presenza, si occupavano della loro organizzazione e della loro vita monacale; ma anche aiutavano i bisognosi, gli ammalati , e si dedicavano all’educazione dei giovani. Nei periodi festivi partecipavano alle processioni organizzate da altre parrocchie della nostra Città, dando anche vita e animazione al quartiere dei Cappuccini, luogo di tranquillità abitato da moltissimi agricoltori, artigiani e professionisti, oggi quasi spariti.
  Desidero ricordare , fuori dal racconto sulla musica, sempre in questo convento, la presenza di un nostro illustre concittadino, Padre Luigi Magro da Randazzo, monaco cappuccino deceduto nel 1951. La sua vita monacale è stata consacrata non solamente alla religione, ma anche alla scrittura ed al servizio dei bisognosi. Molti scritti e ricerche, dopo la sua morte, sono state recuperati da storici e studenti randazzesi, sperando che presto siano pubblicati nell’interesse dei nostri numerosi studenti e della nostra storia locale.
Quasi tutti i componenti del corpo musicale erano presenti; vestiti con molta eleganza e classe; assieme al maestro Angelo Zirilli, la mezzo soprano Daniela Caggegi, il baritono Ludovico Cammarda, il presidente e clarinettista Antonio Greco.
L’insieme visto e ammirato in un decoro naturale possiamo anche dire in un quadro antico. Quasi tutti i gradini di questa scalinata erano stati occupati da molti cittadini: bambini, giovani ed anziani amanti di quest’arte musicale. Malgrado la mancanza di ripetizioni per causa della pandemia, il concerto si è svolto in una gioiosa ambientazione.  Molti brani lirici sono stati eseguiti con molta professionalità, melodia e coloriti, eseguiti dai nostri artisti  e concittadini Daniela Caggegi e dal  baritono Ludovico Cammarda .
Complimenti per il nostro giovane baritono. Il suo timbro di voce è stupendo, vibrante, melodioso! Spero che nei prossimi anni avremo il piacere di ascoltarlo in un grande teatro lirico: questo è il mio augurio; attualmente però frequenta il conservatorio.

                     Daniela Caggegi mezzo soprano

        Daniela Caggegi mezzo soprano


Non desidero dimenticare i meriti della signora Daniela Caggegi; anche lei ha un voce sublime, melodiosa, delicata e colorita. Moltissime serate d’estate sono state animate da suo padre, Nino Caggegi, anche lui pianista e cantante nei suoi momenti liberi, nella nostra città di Randazzo ed anche in altri luoghi della nostra isola.

Nino Caggegi

Possiamo affermare che nella nostra Città ,malgrado certi problemi, la passione per la musica  è stata sempre viva. 
La sorpresa in questo concerto lirico è stata l’esecuzione della  composizione musicale del nostro celeberrimo compositore Ennio Morricone : Il etait une fois dans l’ouest : ( C’era una volta il West )  e, malgrado le poche ripetizioni, la voce di Daniela Caggegi, con il suo stile, con la sua squillante voce, e con gli effetti sonori del complesso bandistico, trasportò per qualche momento noi spettatori nel deserto americano dell’Arizona.
Il giovane maestro Angelo Zirilli diresse questa difficile composizione con molta eleganza e affermo con molta maestria. Bravissimi tutti i componenti che suonavano gli strumenti ad ancia, in ottone, percussioni senza dimenticare i bravi cornisti e i trombonisti.

La serata del 15 agosto 2020 terminò con moltissimi applausi, ringraziamenti e felicitazioni da parte di noi tutti spettatori e con i ringraziamenti pronunciati dal presidente Antonio Greco, persona meritevole per la sua efficacia artistica e musicale nel seno del Corpo Musicale Erasmo Marotta.

 

           Il presidente Antonio Greco e il maestro Angelo Zirilli.


Nella tarda sera, dopo aver trascorso questi magnifici momenti d’estate, e percorrendo le stradine dell’antico quartiere di San Martino, passando per via San Giacomo, ho avuto un particolare pensiero per il maestro Lilio Narduzzi ed anche per il maestro Gerardo Marrone. Un altro aneddoto mi è venuto in mente. Una sera, come tutti i venerdì ,era in programma l’esecuzione della Cavalleria Rusticana scritta dal nostro compositore Pietro Mascagni nato a Livorno ne 1863, deceduto a Roma nel 1945.  L’opera fu data nel 1890.
Il maestro Narduzzi con il suo solito gesto della mano destra diede il via, marcando delicatamente il tempo di questa melodiosa composizione.
Leggendo la mia partizione davo uno sguardo ai suoi gesti i quali, con la sua mano sinistra, indicavano a noi tutti musicanti i coloriti musicali e melodici. Il suo sguardo era fissato sul suo leggio . In questi  momenti un musicante legge una linea della sua partizione mentre il maestro  ne leggeva quasi una ventina.
Questo lavoro necessita una grande forza mentale e di resistenza; due  qualità complementari che Lilio Narduzzi possedeva, cui si aggiungeva il suo raffinato sorriso, e il suo affiatamento con i musicanti. Il finale di questo melodioso intermezzo terminava con il gesto della sua mano destra che disegnava  simbolicamente un punto coronato, il quale per noi musicanti significava la fine di questo lungo brano musicale eseguito con molta attenzione, grazia, e melodia da tutti i componenti del corpo musicale.
Il maestro Lilio Narduzzi era nato nella citta di Vallerano in provincia di Viterbo il 7 gennaio del 1921. Nella metà del 1966 lasciò la nostra città di Randazzo per stabilirsi a Roma. Nel 1974 ha diretto la banda musicale della città di Squinzano; in seguito, dal 1981 al 1997, ha diretto la banda musicale della città di San  Giovanni Valdarno.
Dopo l’unione con una nostra cittadina, sono nati quattro eredi: Nello, direttore musicale dei Vigili Urbani della città di Roma nel 1987, Esmeralda insegnante, Massimo, e infine Alessandro architetto.
Moltissime composizioni musicali sono state scritte dal maestro Narduzzi. Non avendo consultato nessun archivio, posso solo citare le sue composizioni da me conosciute:_ La Strega, Esmeralda, Il Pianto dell’Etna, marcia funebre scritta a Randazzo esclusivamente per il  nostro corpo bandistico ; ed ancora: Romeo e Giulietta; Passeggiando; Persistenti; Dialogo, composizione per clavicembalo. Continente Nero,  prima e seconda parte; Week- End; Danza Selvaggia; Angolazioni, composizione sempre per clavicembalo; Meravigliosa Natura; Impulsi e Ricerche. 
Molte di queste composizioni, sono state registrate e forse diffuse. Il maestro si è spento il 24 luglio del 2008 a Roma.
La sua salma riposa nel cimitero di Vallerano secondo le sue volontà. Ed  è sempre col  dito coronato che termino il mio diario. Grazie maestro Narduzzi, grazie maestro Gerardo Marrone per i vostri insegnamenti; i vostri ultimi allievi, oggi  anziani, malgrado gli anni passati più che velocemente, si ricordano di voi.  Penso che, dall’alto dei cieli, circondati dalla musica degli angeli, volgete sempre lo sguardo sulla nostra bella città di Randazzo con la sua Etna, “A MUNTAGNA”, circondata dai suoi paesaggi, boschi, vigneti con le sue antiche costruzioni, lì dove la natura nasce , lì dove muore 
Spero che verrà il giorno in cui concittadini e dirigenti municipali amanti della musica, quest’arte nobile, pacifica e internazionale, avranno l’idea di dedicare due nuove strade in onore di questi due maestri:
“Via Lilio Narduzzi Direttore Musicale e  Compositore”, ed anche “Via Gerardo Marrone direttore musicale”.
      Desidero nuovamente ringraziare il signor Vincenzo Rotella Presidente per più di un decennio,  nonché memoria storica del ” Corpo Bandistico Città di Randazzo ” e dopo rinominato “Associazione Corpo Bandistico Scuola Musicale Erasmo Marotta”, .
         Molti avvenimenti mi sono stati precisati da Lui. 

Disidero pure ringraziare il prof. Santino Casalotto e Francesco Rubbino per l’aiuto dato nella stesura del testo anchè se lasciato a mò di memoria e scritto come la mia mente ma,  soprattutto il mio cuore dettava.

          Carmelo Venezia . Montecarlo Aprile 2021.  

 

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