PIETRO I D’ARAGONA IL GRANDE

PIETRO I D’ARAGONA IL GRANDE

PIETRO I di Sicilia, III d’Aragona. – Nacque nel luglio del 1239 a Valencia da Giacomo I d’Aragona e dalla seconda moglie di questi, Violante d’Ungheria. Nominato procuratore generale della Catalogna nel 1257, nel 1262 ricevette la procura generale dei domini iberici del padre. Nello stesso anno sposò Costanza, figlia di Manfredi re di Sicilia, aprendo così la strada a una possibile rivendicazione dell’eredità del Regno siciliano da parte della dinastia aragonese. Con l’incoronazione come re di Sicilia nel 1282 aggiunse il titolo di primo re a regnare nell’isola. La lunga carriera politica come procuratore generale del padre, che nella peculiare tradizione della dinastia aragonese prevedeva amplissime responsabilità di governo e possibilità di intervento autonomo negli affari dei regni, guadagnò a Pietro una profonda esperienza negli affari politici, e probabilmente fu anche alla base dell’apertura di un nuovo fronte negli orientamenti della Corona aragonese, quello dell’espansione oltremare dei domini della dinastia, che costituì l’irruzione di un nuovo soggetto politico nel contesto nevralgico del Mediterraneo. L’opera politica di Pietro in questa direzione gli valse nella tradizione storiografica e popolare l’appellativo di ‘Grande’. Nel 1282, dopo aver energicamente pacificato nei regni iberici sia le rivalità aristocratiche, sia la ribellione dei saraceni valenzani, Pietro si impegnò nella formazione di una potente flotta e di un consistente esercito. Obiettivo dichiarato era un intervento sulle coste settentrionali africane per garantire una protezione armata e una base di dominio diretto alla crescente presenza di mercanti catalani e maiorchini che da decenni operavano con profitto sulle rotte tra l’Africa settentrionale e la penisola iberica.

L’orizzonte politico di quegli anni era però dominato da un’altra questione, nella quale la corte barcellonese era profondamente coinvolta per molteplici motivi. Le vicende della successione nel Regno siciliano dopo la morte di Federico II, nel 1250, erano state il primo punto nell’agenda politica delle maggiori forze operanti nell’area mediterranea.
L’incoronazione di Carlo d’Angiò come re di Sicilia nel 1266 e le battaglie di resistenza perse da Manfredi, aveva provocato l’esodo degli esponenti aristocratici siciliani trovando la loro naturale destinazione presso la corte d’Aragona, dove Costanza rappresentava un punto di riferimento legittimistico per i sostenitori della dinastia federiciana.
Nei progetti politici di Pietro, fin dal matrimonio con Costanza, trovava dunque ampio spazio una nuova prospettiva per la Corona aragonese. Difatti, chiusa da tempo l’opzione provenzale e occitana, arrestatasi la Reconquista in terra iberica, pacificati i domini della Corona aragonese, un ardito intervento in ambito mediterraneo, suggerito dai nobili siciliani interessati al ritorno in terra italiana e visto con favore dalle forze mercantili e armatoriali attratte dall’apertura di una via commerciale verso il Levante mediterraneo appariva a Pietro come una strada per diventare un protagonista della scena mediterranea e contrapporsi al potere dell’allora crescente egemonia francese nell’area.

Nell’aprile 1282 un fronte di nobili e città aveva sfidato vittoriosamente il dominio angioino con l’insurrezione detta del Vespro siciliano, una ribellione scoppiata a Palermo all’ora dei vespri di Lunedì dell’Angelo contro i francesi. La città di Randazzo prese parte ai Vespri Siciliani insorgendo contro gli Angioini e nel piano che circonda il lago Gurrida i randazzesi sterminarono le truppe francesi che presidiavano la città.
Dopo una breve permanenza sulle coste africane, Pietro si diresse con l’armata verso la Sicilia.
Il 10 agosto 1282 sbarcò a Trapani e dopo essere stato incoronato a Palermo si diresse (8 settembre) a Randazzo – unica città murata dell’entroterra del Valdemone posta sull’alto Alcantara che presentava per l’esercito siciliano tutte le garanzie di una città fortificata – e qui fece attendere il suo esercito, in una località che ancora, a ricordo, porta il nome di “Campu re“, per soccorrere Messina assediata dagli Angioini.
L’iniziativa siciliana di Pietro impresse una svolta decisiva alla questione apertasi con la rivolta del Vespro: l’accuratezza della preparazione della spedizione consentì al re di volgere immediatamente a suo favore la situazione militare, con una serie di vittoriosi confronti con le forze angioine, costrette a ritirarsi oltre lo stretto di Messina.
L’incoronazione siciliana, tuttavia, costò a Pietro l’immediata scomunica (1282), la deposizione e la privazione di tutti domini da parte di papa Martino IV, che investì dei regni iberici di Pietro il figlio del re Filippo di Francia, Carlo di Valois (1283). Si profilava così un duplice fronte di scontro, in Sicilia e alla frontiera pirenaica, con le dinastie francesi.
Pietro I re di Sicilia morì l’11 novembre 1285 a Vilafranca del Penedes.

La “Porta Aragonese” prende il nome proprio dal Re Pietro I d’Aragona, quando nel settembre del 1282 arrivo a Randazzo. La popolazione a ricordo di questo evento pose sulla Porta lo stemma della Reale casa di Aragona scolpito su pietra arenaria, con accanto a destra un altro piccolo stemma con gli armi della Regina Costanza Sveva moglie del Sovrano e, a sinistra, un altro piccolo stemma della nostra città, cioè un leone rampante coronato. Tali stemmi, sebbene molto sciupati, sono ancora ben visibili.

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