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Salvatore Rizzeri

 

Salvatore Rizzeri funzionario in pensione del Banco di Sicilia – Unicredit S.P.A. nasce a Randazzo l’11 Settembre 1954, dopo aver compiuto gli studi dell’obbligo presso le scuole statali della sua città viene iscritto dai genitori presso uno degli Istituti più prestigiosi dell’Isola: Il Collegio Salesiano “ San Basilio “ di Randazzo, prima scuola Salesiana in Sicilia voluta e fondata direttamente da Don Bosco nell’anno 1879.
Nel 1973 consegue il Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale col massimo dei voti e ad appena 19 anni viene assunto dall’Istituto di Credito.
Qualche anno dopo è tra i pochissimi dipendenti ad essere prescelto per il conseguimento della specializzazione in Consulenza Finanziaria, cosa che ottiene seguendo i corsi della ( S.D.A.) Scuola di Direzione Aziendale dell’Università “ L. Bocconi “ di Milano.
Si laurea in Economia e Commercio nel 2013, ma il suo vero amore e la sua passione hanno un nome ben preciso: Randazzo.
La ricerca documentale e storica della sua città lo appassiona, in questo certamente favorito dall’ambiente e dalla cultura Salesiana del Collegio in cui ha compiuto gli studi ed in cui operava, proprio in quegli anni, uno degli studiosi e ricercatori più insigni della città: il Sacerdote Prof. Salvatore Calogero Virzì.
Il poco tempo libero a disposizione viene impiegato da Rizzeri nello studio e nella ricerca storica sulla città, ma la vera occasione per approfondire le proprie conoscenze gli viene data a metà degli anni 80 quando, per motivi di lavoro, deve trasferirsi per alcuni mesi a Palermo, avendo così modo di consultare una grande quantità di documenti nei vari archivi della capitale isolana.
Inizia in questo periodo la produzione letteraria del ricercatore, numerosi ed apprezzati gli articoli pubblicati sulla rivistaRandazzo Notizie e su alcuni quotidiani a tiratura regionale quali “ La Sicilia “ di Catania, il “Giornale di Sicilia” di Palermo e la “ Gazzetta dell’Etna “.
Interessantissimi i contenuti delle oltre 60 monografie da lui trattate che spaziano dai personaggi più o meno noti, agli avvenimenti di grande rilievo storico, alle tradizioni culturali e religiose, alle opere d’arte e ai monumenti della sua Città.

  1. Le Confraternite in Randazzo,

  2. La chiesetta degli Agathoi e i suoi affreschi,

  3. Erasmo Marotta da Randazzo,

  4. I Moti rivoluzionari del 1848 – 1860 e la venuta di Nino Bixio a Randazzo,

  5. La Battaglia di Randazzo e i bombardamenti del Luglio-Agosto 1943,

  6. I Normanni e la Sicilia,

  7. La Settimana Santa a Randazzo,

  8. La Judaica Randazzo,

  9. I Vespri Siciliani e l’Assedio di Messina,

  10. I Mulini ad acqua della medievale Randazzo.

Solo per citarne alcune, e cosa non dire dell’opera più importante e voluminosa frutto di molti anni di ricerca e di studio: “Le Cento Chiese di Randazzo i Conventi e i Monasteri “, nonché la completa ed interessante “Guida della Città di Randazzo”. 
Numerosissimi gli studenti, anche stranieri, che a lui si rivolgono per avere notizie particolari che nessun volume su Randazzo riporta e diverse le Tesi di Laurea alla cui stesura ha collaborato e contribuito.
Per la RAI-TV nazionale ha illustrato l’opera pittorica di Girolamo Alibrandi “La Salvezza di Randazzo in occasione di un servizio televisivo sulla Basilica di S. Maria.
E’ stato il relatore in occasione del 67° anniversario dell’affondamento della “Corazzata Roma”, organizzato dall’Ammiragliato per la Sicilia Orientale, sempre trasmesso dalla RAI. Opera nel campo del volontariato in collaborazione con i dirigenti scolastici della città impartendo lezioni di storia ai ragazzi delle elementari e delle medie.
Da sempre contribuisce con il suo costante impegno a divulgare la conoscenza di “ ……. Quel cantuccio di mondo sopravvissuto al medioevo
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Randazzo 1 / Intervista a Salvatore Rizzeri sulla festa dell’Assunta: “La vara è (forse) unica al mondo”.  di  Annamaria Distefano

Annamaria Distefano

Salvatore Rizzeri è un ex Funzionario del Banco di Sicilia oggi Unicredit, da poco in pensione. Laureato in Economia e Commercio, master in Consulenza Finanziaria, presso l’Università  Bocconi, è uno storico appassionatissimo, che conosce ogni particolare di ogni vicenda che abbia in qualche modo coinvolto il suo amatissimo paese, Randazzo. Lo abbiamo intervistato per avere notizie precise circa la nascita e la vita della Vara.
La Vara di Randazzo è stata la prima in Sicilia o ha tratto spunto da altre? Quella di Messina, ad esempio, era antecedente o precedente?
Ritengo che la Vara di Randazzo non possa vantare il privilegio di essere stata la prima  a comparire in Sicilia. Il dotto e storico Salesiano don Salvatore Calogero Virzì a tal proposito afferma, pur senza supporto documentale,  che “ . . . . Le sue origini sono da ricondursi alla seconda metà del 1500 e si collegano certamente alla venuta a Randazzo dell’Imperatore Carlo V.  La delegazione randazzese, invitata ad accompagnare il sovrano a Messina, ebbe così modo di stupirsi e meravigliarsi ammirando lo sfarzo e la magnificenza del carro trionfale dell’Assunta che in quell’occasione venne montato e fatto sfilare dai messinesi, per essere ammirato dall’Imperatore, nonostante il ferragosto fosse già passato da oltre due mesi”. A suo dire, pertanto, anche se di solo qualche anno è successiva a quella di Messina.
Abbiamo fonti storiche che documentano quale sia stata l’ispirazione alla base della creazione della prima Vara?
La mancanza di documenti (molti sono stati nel corso dei secoli gli eventi calamitosi che hanno totalmente distrutto il patrimonio documentale dei vari archivi esistenti nella città) non ci consente di affermare con certezza quale sia stata l’ispirazione alla base della creazione di tale imponente carro trionfale. Gli storici municipali azzardano l’ipotesi che l’ispiratore ed esecutore del progetto possa essere stato il grande architetto del Senato messinese Andrea Calamech, in quegli anni a Randazzo per sovrintendere ai lavori di restauro delle chiese di Santa Maria e di San Nicola. Così come non è da scartare l’ipotesi secondo cui l’idea ispiratrice della realizzazione del carro trionfale possa essere stata data dall’opera pittorica di Giovanni Caniglia, datata 8 agosto 1548, che tutt’ora  trovasi posta nella cappella absidale del Crocifisso nella chiesa di Santa Maria. Il dipinto assume infatti l’aspetto di un trittico verticale in cui risultano sovrapposte tre distinte scene: “La Dormitio” in basso, “l’Assumptio” al centro, “La Glorificatio” in alto.
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Chi ne volle l’importazione a Randazzo ?
 Le nobili e potenti famiglie randazzesi gestivano da sempre il potere economico politico e amministrativo della città. Essendo Randazzo da secoli per importanza la seconda città del Valdemone, dopo Messina, si volle, da parte di questi, dare ancora maggiore risalto e visibilità non solo alla città, ma anche al loro operato.
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Negli anni, la Vara di Randazzo ha subito delle modifiche sostanziali, dal punto di vista strutturale e/o dal punto di vista formale? E il percorso ha subito variazioni?
Nel corso dei secoli la Vara ha subito modifiche anche sostanziali sia dal punto di vista strutturale, così come da un punto di vista formale. Di ciò si ha certezza dai vari e diversi disegni rinvenuti nell’Archivio della Basilica di S. Maria e appartenenti a periodi storici diversi. Alcuni di questi sono stati riportati nell’interessante ed ormai introvabile volume del Salesiano don Calogero Virzi – La Chiesa di S. Maria di Randazzo -, edito dal Comune negli anni ‘80. 
Con quale meccanismo veniva e viene trainata la Vara per le strade di Randazzo?
Il Carro trionfale della Vara, pesantissimo e di non agevole manovrabilità, è stato sempre trainato a forza di braccia, con due lunghissime e possenti funi, da un nugolo di ragazzi. Nei secoli passati, quando il corso Umberto non era ancora lastricato, la Vara si muoveva facendo scivolare il carro su robusti tronchi di legno che man mano venivano posti davanti al carro lungo la direzione intrapresa.
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Ci sono stati anni in cui la Vara di Randazzo non è uscita? Ad esempio durante la guerra?
Solamente dal 1973 la festa della Vara si celebra costantemente ogni anno. In passato la festa aveva una cadenza triennale, salve diverse e più lunghe interruzioni a motivo di eventi particolari (guerre, pestilenze, carestie). Il periodo più lungo di interruzione che personalmente ricordo è quello intercorso tra il 1967 e il 1973
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Attualmente la Vara di Randazzo è l’unica in Sicilia?
La Vara di Randazzo è certamente unica nel suo genere in Sicilia. Quella di Messina, seppur più pubblicizzata dai media, non ha niente a che vedere con l’originalità, bellezza e peculiarità di quella della nostra città, sia per dimensioni (18-20 metri in altezza), che per la presenza di 25 personaggi viventi, nonché per i particolari movimenti che la stessa è in grado di eseguire (rotazione nei due sensi delle ruote centrali, l’una a destra, l’altra a sinistra e inoltre per il movimento rotatorio di tutto l’asse del carro). Un complesso armonioso che suscita lo stupore del forestiero che la vede per la prima volta.
Che lei sappia esiste qualcosa di simile in altre parti d’Italia o in altre nazioni del mondo?
Fercoli sacri di varie strutture e dimensioni sono presenti in varie parti del mondo e soprattutto in Italia. Una delle testimonianze medievali più note, il Carroccio della Lega Lombarda, è testimoniato a partire dal 1176, con sopra una croce ed un altare accompagnava in battaglia i soldati contro Federico Barbarossa. Posso comunque affermare senza possibilità di smentita che non esiste al mondo un carro trionfale simile alla “Vara di Randazzo”.
 
Come è cambiato, se è cambiato, il modo in cui la cittadinanza randazzese vive questo evento?
Nel corso dei secoli, ma in particolare negli ultimi 20 anni, purtroppo, è cambiato un po’ l’atteggiamento della cittadinanza randazzese nei confronti di un tale straordinario evento. Si è ridotto quell’entusiasmo e quell’impaziente attesa che precedeva la festa. Ne vi è più la partecipazione di popolo che caratterizzava l’evento come nei decenni passati. La città si riempie si di decine di migliaia di visitatori entusiasti e sbalorditi alla vista di tale “meraviglia”, ma quelli che si vedono sempre meno sono, purtroppo, i giovani randazzesi che magari preferiscono trascorrere una giornata a mare.
 
Quali sono i suoi primi personali ricordi della Vara di Randazzo?
Da ragazzo abitavo ad appena 150 metri dalla “Tribonia” – le Absidi di Santa Maria -, il luogo ove veniva e viene tutt’ora montata la Vara. Oggi con i moderni mezzi meccanici ci si impiega non più di due giorni per approntarla. Ai miei tempi invece (anni 60), si iniziava il lavoro almeno una settimana prima e tutti i ragazzini del quartiere assistevamo con entusiasmo in particolare all’alzata del “Tronco” e al suo fissaggio al centro del carro.
Operazione non semplice, ed anche pericolosa, che richiedeva il lavoro di esperti operai per la durata di un intero giorno. I 25 personaggi prescelti venivano poi preparati molto tempo prima da Piero Santangelo, e nei giorni che precedevano l’uscita del carro giravano i quartieri e le piazze di Randazzo intonando e provando l’antica canzone-inno alla Vergine, in stretto ed antico dialetto randazzese.

Annamaria Distefano

                                                            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHARLES MUSARRA

Il meglio di due mondi

Charles Musarra

Avendo vissuto metà della mia vita in due paesi culturalmente differenti ancora oggi non so quale dei due preferire, giacché amo vivere in entrambi, che sia per lavoro o per vacanza. Randazzo, il paese dei Cavalieri, che mi ha dato i natali, e Perth, la città delle luci, che mi ha adottato.
Entrambi gli appellativi, furono assegnati da persone 
importanti.  
Randazzo lo ricevette dall’Imperatore Carlo V nel 1535 che, dopo un caloroso benvenuto da parte dei cittadini, li nominò Cavalieri “ESTE TODOS CABALLEROS”;
 Perth nel 1962 durante il viaggio attorno al globo sulla navicella FRIENDSHIP 7, l’astronauta John Glenn la definì  “CITY OF LIGHTS”  ammirando tutte le luci lasciate accese dai cittadini.
     Nato a Randazzo nel 1941 da Gioacchino (1913/1991) e da Raffaella Musarra (1914/2013)  e arrivato a Perth nel 1950 all’età di nove anni, dove inizialmente frequentai St. Brigid Primary School, in seguito la Mary’s Mount Boys College a Kalamanda, in seguito al CBC Terrace Perth e in seguito rinominato Trinity College, infine frequentai l’UWA (Università del Western Australia) laureandomi nel 1964  in  Architettura.
Dopo la laurea viaggiai tra l’Europa e il Sud America e una volta ritornato a Perth vi rimasi fino al 1982, anno in cui mi trasferii definitivamente in Sicilia.

Anche se nel tempo diventai un vero “OKKER” (un autentico Australiano), non abbandonai mai le mie tradizioni siciliane.
Dal 1964 i miei genitori, le mie sorelle Maria, Renata e il mio fratellino Davide (che vivono tuttora a Perth) , cominciarono a viaggiare diverse volte per l’Italia portando con sé un ricco bagaglio di fotografie e filmini. A mio avviso, era un mezzo con il quale mio padre non voleva farmi dimenticare le mie origini, poiché a quel tempo, oltre

Perth – Australia

a giocare a football, con le “AUSSIE RULES” (football Australiano), stavo per terminare i miei studi in architettura e di conseguenza mi era difficile viaggiare.
Il destino volle che nel 1968 mi infortunassi il ginocchio forzandomi a restare fuori dal campionato di football e fu così che nel 1969 decisi di andare all’estero per la prima volta.
Ritornato a Randazzo, fui sopraffatto dalla numerosa presenza di monumenti, dalla parziale presenza delle mura di cinta, porte, torri e qualche edificio millenario. Cosa fondamentale da ricordare è che circa il 75% del paese fu distrutto dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

Mentre mi trovavo a Randazzo, mi interessai alla sua archeologia, alla sua storia, ai suoi monumenti, tradizioni e feste popolari. 
La lontananza da casa era presente in me, tanto che dopo un anno circa, tornai a Perth dove lavorai come architetto sino al marzo del 1972.
Negli anni compresi che i miei genitori avevano ragione quando 
mi dicevano che studiare architettura e monumenti sui libri era una cosa, ma viverla era tutt’altro e naturalmente avevano ragione.
Nel marzo del 1972, andai in Sud America per sei mesi e in seguito proseguii il mio viaggio verso la Sicilia.
Arrivato a Randazzo, fui coinvolto nel ritrovamento di un  “PITHOS” (vaso in terracotta), un reperto archeologico risalente all’età del bronzo quindi tra il X e il XII secolo avanti Cristo, anche se la Soprintendenza delle Belle Arti ritiene che sia almeno del XX secolo avanti Cristo.

Attualmente il PITHOS si trova nel Museo Archeologico Paolo Vagliasindi di Randazzo 

 

 

Durante il mio soggiorno a Randazzo fui molto incuriosito dal famoso carro allegorico “ a VARA ” e a tal proposito nel 1973 mi interessai al suo recupero, 
poiché ormai in stato fatiscente e fermo da diversi anni.
Dopo aver ottenuto il consenso dal Sindaco, iniziai i lavori di recupero nel Maggio del 1973  con l’aiuto del Sig. Arturo Bordonaro e Pippo Spitaleri. L’esistente Vara fu completamente smembrata e fu decorata con disegni nuovi.
Il 15 agosto 1973 la festa della Vara fu finalmente realizzata dopo un lungo periodo di fermo.

Nel 1974 mi sposai con Tina Spidalieri ed abbiamo tre figli: Demis (1975), Danilo (1982) e Raffaella (1988)  e nell’ottobre dello stesso anno tornai con mia moglie a Perth, dove abitammo sino al 1982.
Nel 1976 presi la mia seconda laurea in Ingegneria Strutturale

AI mio rientro definitivo in Italia, il Sindaco mi incaricò nuovamente di occuparmi della realizzazione e cura delle decorazioni della Vara.
Il nuovo carro allegorico fu snellito nelle decorazioni grazie all’impiego di materiali nuovi, come ad esempio la brillantina di vetro che fu sostituita con quella sintetica, tutt’ora in uso. Questa volta la realizzazione della VARA fu resa possibile grazie all’aiuto di  Vincenzino Rotella e Roberto Furnari.

Una volta stabilitomi definitivamente in Sicilia, mi impegnai a trovare un buon lavoro, ed ecco nuovamente il destino farsi avanti, infatti, iniziai a lavorare come architetto per la NATO a Sigonella. Il lavoro era fenomenale, poiché tutti i documenti, la progettazione, specifiche tecniche e contratti amministrativi dovevano essere redatti in inglese.

 

Tutte le mattine, lasciavo la cittadina medievale per recarmi al lavoro dove c’erano le zone residenziali con prati, larghe strade, centri commerciali e aree ricreative, simili alla cara Perth.
La sera rientrando a Randazzo potevo dire, in un certo senso, che in un giorno mi godevo il meglio di due mondi. 
La mia carriera lavorativa si è conclusa nel 2008. 
Nei successivi anni, con estremo piacere, ritornammo a Perth diverse volte, ammirando la sua magnifica area metropolitana, i suoi estesi e rigogliosi parchi e non da meno il suo stile di vita.
A Randazzo, invece, mi godevo la vita tranquilla, le sue feste,le sue tradizioni e il vociare tipico della popolazione. 

Alcune opere architettoniche ed artistiche di Charles 






 

Concludo dicendo: è  di fondamentale importanza mantenere vivi gli aspetti più significativi delle nostre origini attraverso le tradizioni dei nostri antenati trasmettendole ai nostri figli, affinché possa esserci un futuro per la nostra cara Randazzo.
   Charles Musarra
 

 

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