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Rivoluzione Popolare: 1647 Di Padre Luigi Magro

RIVOLUZIONE  POPOLARE:  1647

           Per le vessazioni dei vari Viceré Spagnuoli, a 20 maggio 1647, scoppiarono furiose sollevazioni popolari, in Palermo ed in altri paesi della Sicilia, che durarono per sei mesi continui e ve ne furono molto fatali per le conseguenze.
            Il 7 luglio scoppiò a Napoli quella celebre Rivoluzione che prese il nome di Masa­niello, dal pescivendolo Tommaso Aniello che ne fu il capo e che durò sino al mese di no­vembre, con conseguenze non meno fatali di quelle scoppiate in Sicilia (vedi Cronologia Compendiata).
            Anche la Città di Randazzo, ad esempio delle altre primarie del Regno, soffrì l’invasione dello Spirito Rivoluzionario ed, il 16 luglio, di martedì, il popolo a suon di tamburo inalberò la Bandiera della insurrezione al grido di Viva il Re e muoiano i ladri.
Il primo atto di questo doloroso dramma fu quello di appiccare il fuoco all’Archivio del No­taro Pietro Dominedò, dove si conservavano tutti i Documenti dei Contratti di Mutuo che moltissimi avevano avuto concesso dal ricco proprietario D. Giovanni Romeo che, in quel tempo occupava la carica di Sindaco della Città.
Ed attesocchè il Palazzo di costui era pieno di oggetti preziosi, di oro, argento, di molto de­naro e di una grande quantità di seta, il popolo ignorante e crudele gli appiccò il fuoco col satanico desiderio che, insieme alle ricchezze perisse anche il Padrone.
Accorsero subito i Cappuccini del locale Convento per smorzare l’incendio e per tro­vare il modo di salvare la persona del Sindaco.
Ottennero pertanto dal popolo furente il permesso di salvare quelle balle di seta che po­teano contrastare alle fiamme e portarsele al Convento come elemosine.      

In uno di questi sacchi occultarono il Sig. D. Giovanni Romeo  che anche lui fu calato dalla fi­nestra.

Per il gran rispetto che i Cappuccini riscuotevano, trovarono subito alcuni volenterosi tra gli insorti che li aiutarono a trasportare quel materiale al Convento.
Ma giunta la Carovana vicino al Castello delle carceri i portatori si accorsero che in uno di questi sacchi invece di seta eravi un uomo: per chiarire il fatto trasportarono tutte le balle entro il carcere ed, avendo scoperto il Padrone del palazzo D. Giovanni Romeo, lo fe­cero rinchiudere nel Castello.
Così questo Signore deve all’intervento tempestivo dei Cappuccini aver avuta salva la vita ed evitata una fine così orribile.
            Contemporaneamente il popolo arrestava il Capitano d’Arme della Valle accorso per impedire che l’incendio avesse distrutto tutto il Palazzo.
Tutta la Nobiltà del paese, insieme ai Giurati ed ai Magistrati della Città ripararono nel Con­vento dei Conventuali di San Francesco e nel contempo spedirono un espresso perché ne rendesse edotto il Regio Governo degli avvenimenti.
Riunitisi pertanto gli insorti, ad istanza di un certo Di Pino Francesco che fungeva da capo nel Piano della Chiesa di S. Nicolò elessero quali rappresentanti della Città nei quali dichia­ravano di aver fiducia: n. 6 Nobili, uno del Ceto dei Civili e 5 del Ceto Artigiano i nomi dei quali, come gli altri dettagli di questa insurrezione, ci vengono tramandati dai nostri scrittori di storia Patria.

— I Nobili furono: Dott. D. Giuseppe Maria Romeo – Geronimo Prescimone – Matteo Leone – Lattanzio Giunta – D.      Francesco Rugiades – D. Antonio Romeo, Regio Secreto.

— Del Ceto Civile: Diego Renda proprietario.

— Tra gli artigiani: Maestro N. O. Pietro Marotta – Ma­stro Angelo Lo Giudice – Mastro Fran­cesco Castellano – Mastro Nicolò Bonanno e Mastro Giuseppe Morana.

            Da principio i Primati della Città che erano rinchiusi nel Convento di S. Francesco non volevano confermare tale illegale elezione, ma poi fatto senno, l’approvarono con lo scopo di poter pacificare la Città.
          E non si opposero al vero perché i sei Deputati Nobili fecero opera di persuasione presso il popolo perché si acquietasse; ciò che ottennero.
            Senonché l’indomani qualcuno che voleva pescare nel torbido sparse la voce che varie compagnie di Cavalleria stavano per giungere a Randazzo.

 

Prospetto del Castello sede Museo Archeologico Vagliasindi – Randazzo

Convento dei Frati Minori Conventuali – Randazzo

 

Vi fu nuovo fermento nel popolo a stento sedato dai Deputati eletti dallo stesso i quali pro­misero che sarebbero usciti dalla Città e, nel caso avessero incontrato tali compa­gnie, le avrebbero fatte tornare indietro.
Partirono pertanto coi Deputati Nobili anche il Padre Bonaventura Fisauli figlio del fu San­toro, Religioso Paolino, il Sac. D. Tommaso Roccella ed il sopradetto Francesco Di Pino i quali non incontrarono nessuno, ma seppero che a S. Piero Patti eravi il Regio Vicario Ge­nerale del Regno, illustre D. Muzio Spatafora Messinese, Marchese di Spatafora, di S. Mar­tino, di Venetico ecc, il quale, con gran quantità di Truppe, era in giro per quietare le Città e Terre in rivolta.
            Avviatisi alla volta di S. Piero, vennero a conoscenza che il Regio Vicario Generale era già partito per Montalbano perciò cambiarono il loro itinerario e andarono a Montalbano per chiedere al rappresentante del Governo l’Amnistia per il popolo che ormai era rientrato in pace, ciò che egli promise, appena avesse avuto l’assicurazione che il buon ordine fosse tornato e per intanto sospendeva l’invio delle Compagnie.
            Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno 17 alcuni popolani arrestavano Filippo Lanza impiegato alla Curia, Placido Palermo e Mariano Lardino Esattori delle Regie e Civili gabelle e, spogliatili, li trascinarono con vituperio per le strade fermandoli poi in luogo di frusta di­nanzi al Castello.
Per questo motivo tutta la Nobiltà insorse ed insieme ai Sacerdoti e Chierici dell’uno e dell’altro Clero assieme ai Maestri Artigiani impugnarono le armi per atterrire quel pugno di facinorosi e farli desistere dagli eccessi.

            Ma un altro doloroso fatto tragico venne ad aggravare la situazione.

Il giorno dopo, cioè il 18, un certo Salvatore Indelicato davanti alla Chiesa di S. Maria delle Grazie, detta anche di S. Ignazio, tirò una fucilata contro il Capitano Giustiziere della Città Ferdinando Santafè, per fortuna andata a vuoto, ma un servo del Capitano fu pronto a spianare il suo fucile contro lo sparatore ferendolo gravemente alle spalle.
Di un subito il popolo si levò e, saputo dello attentato contro il Capitano, vogliono fare giu­stizia sommaria dell’Indelicato, al grido di “sia appiccato per la gola questo infame ribelle di Sua Maestà”; afferrato quindi il mal capitato e trascinandolo per la Città lo fermarono  di­nanzi alla casa Municipale, per appiccarlo alle Forche.
Chiamato un Sacerdote lo fanno confessare e dopo lo spingono sulle scale del Pati­bolo.
Mentre però stanno per eseguire la sentenza, ecco arrivare a cavallo e con la Verga della Giustizia in mano, il Capitano della Città, accompagnato da altri Nobili anche a ca­vallo, tutti armati e seguiti dagli Artigiani anch’essi armati a tutto punto, di armi da fuoco e armi bian­che, al grido di Viva il Re.
Gli improvvisati Boia si fermano ed il Capitano esorta il popolo a desistere, mentre egli prende l’impegno di denunziare il reo al Regio Governo dal quale previo il processo giudi­ziario, dovrà ricevere il meritato castigo.
L’Indelicato quindi non vi lasciò la testa, ma trasportato al carcere ivi dopo alcuni giorni la­sciò la vita a causa della ferita mortale riportata.

            Dopo ciò il popolo, preso il Ritratto del Re Filippo IV°, lo portarono in trionfo per tutta la Città al suono di tutte le Campane delle Chiese Parrocchiali, e, col concorso del Capitano con tutti i Ceti Cittadini, lo collocarono sopra la Porta Maggiore della Chiesa di S. Nicolò, sotto un baldacchino con festoni e illuminato da torce di cera accese, guardato di giorno e di notte da sentinelle.
Nell’interno della Chiesa non si lasciò di cantare dall’Arciprete del tempo Don Vito La Manna un solenne Te Deum con l’orazione Pro Rege, presenti tutte le Autorità ed un popolo  immenso.
            Il 19, venerdì, ritornò da Montalbano solo il Sac. D. Tommaso Roccella, latore di una Lettera del Regio Vicario Generale e diretta agli Spettabili Li Giurati,  nella quale si diceva che per accordare l’Indulto richiesto dal popolo e un generale perdono era necessario fos­sero restituite ad pristinum tutte le Gabelle e i Regi Donativi e fossero scarcerati subito il Capitano d’Arme e Don Giovanni Romeo proprietario del palazzo bruciato e salvato da orribile morte da Cappuccini.
            I popolari non erano tanto proclivi ad aderire alla richiesta per la parte tributaria ed i Giurati e Nobili della Città dovettero fare rilasciare dai rispettivi Collettori e Gabellotti le quietanze attestanti che le Gabelle, Tante e Regi Donativi erano stati pagati dal popolo il quale in verità non aveva pagato nulla, così pure si misero in libertà i prigionieri.
L’indomani, giorno 20, il Sacerdote Roccella ritornò a Montalbano per portare al Re­gio Vi­cario le testimoniali della avvenuta scarcerazione del Capitano e del Sig. Romeo e del pa­gamento dei tributi, ma il Regio Vicario, per eliminare ogni suo dubbio sulla scarcerazione dei sopradetti, volle che essi fossero andati alla sua presenza.
Sicchè la domenica, giorno 21, essi si portarono a Montalbano e l’Indulto e il gene­rale per­dono furono accordati, con l’esclusione di qualche capo dei Ribelli che sarebbe emerso dal processo.
            Il lunedì poi tornarono tutti a Randazzo: I Nobili deputati col Padre Bonaventura Fisauli, il Sacerdote Roccella e il nominato Francesco Di Pino portando l’Indulto che, nello stesso giorno alle ore 22 dell’ora Italiana fu pubblicato dinanzi alla porta maggiore della Chiesa di S. Nicolò presenti le Autorità tutte della Città e del Popolo, come appare dalla lettura del medesimo Indulto presentato in detto giorno 22 presso l’ufficio Giu­ratorio di Randazzo.

 

 

Chiesa San Nicola – Randazzo


            Dall’Indulto erano stati esclusi il Salvarore Indelicato e i Capi dei ribelli autori primari degli incendi.
Così il popolo si acquietò e si cominciò a gustare la pubblica tranquillità.
Il giorno seguente cioè il martedì 23 luglio, i Nobili Cittadini D. Francesco Spatafora Principe di Maletto e Marchese di Roccella e D. Corrado Lanza Barone di Malvagna si reca­rono nel Convento di S. Francesco ove ancora si trovavano ricoverati i Nobili, per co­municare loro che il Regio Vicario Generale in una lettera significavagli che era costretto quanto prima trasferirsi a Randazzo.
Perciò si domandava l’opera loro perchè si potesse disporre il popolo ad un pacifico ricevi­mento.
Fattane parola con i vari popolani fu necessario superare tante difficoltà per poter stabilire finalmente l’accordo di lasciarlo entrare, ma con quella minor parte di seguito che fosse possibile.
            Giovedì, 25 luglio, nella Chiesa Parrocchiale di S. Nicolò si tenne un Civico Parla­mento per l’abolizione di tutte le Gabelle, Donativi e Tante e si conchiuse invece che i Cit­tadini dovessero pagare le decime sui propri introiti.
Nello stesso Consiglio si diede mandato a Mastro Giuseppe Marotta di recarsi a Pa­lermo presso il Vicerè per ottenere l’approvazione di quanto si era deciso, e così la mattina del venerdì egli iniziò il suo viaggio per la Capitale.
            Il sabato finalmente 27 luglio, nel tardo pomeriggio cavalcando l’Illustre D. Giovanni Spatafora e D. Corrado Lanza che erano usciti ad incontrarlo, per la Porta Orientale entrò in Città il Regio Vicario Generale D. Maurizio Spatafora Cittadino di Messina Marchese di Spatafora ecc. accompagnato da sei Compagnie di Capitan d’Arme comandate:

  –  la prima dal Capitano D. Giuseppe Ossario Palermitano;
  –  la seconda dal Capitano D. Giu­seppe Ban­chisenese da Messina;
  –  la terza dal Capitano D. Cesare il Boggio Palermitano;
  –  la quarta dal Capitano D. Diego Spinales Spagnolo;
  –  la quinta dal Capitano D. Pietro Branci­forte Palermi­tano;
  –  la sesta dal Capitano nostro Concittadino D. Matteo Arces elevato al Grado di Capitan d’Arme a Guerra dal Regio Vicario Generale.

Le trombe, due per ogni Compagnia di cento soldati per ognuna, suonando apporta­vano terrore e spavento a tutti i Cittadini.
            Oltre a queste sei Compagnie erano ancora tre Reggimenti di truppa regolare di fanteria, ognuno dei quali portava inalberata la Bandiera ed alcuni cannoncini di campagna, trasportati a dorso di muli:

  –  il primo Reggimento era comandato da D. Pietro Ficcardo Pa­lermitano;
  –  il secondo da un certo Piccoli Villano di cui non fu tramandato il nome;
  –  ed il terzo da uno Spagnuolo di cui non si conobbe il nome.

Veniva in ultimo un Corpo di Guardia di Cavalieri Spagnoli per scorta.

            Per otto giorni il Regio Vicario fu ospite nel Palazzo del suo consanguineo Principe di Maletto, sito nel Piano della chiesa di S. Nicolò; per il resto del tempo di sua permanenza in Randazzo, fu ospite nel Palazzo dell’Illustre D. Pietro An­tonio Romeo Barone del Castello di S. Alessi.
            Quando il Regio Vicario Generale giungeva in Città, molti del popolo ebbero paura e se ne fuggivano in campagna.
Furono messe pertanto le sentinelle a tutte le Porte della Città mentre uno squa­drone di Cavalleria Spagnola girava per le vie di giorno e di notte.
Durante questo tempo si instituì una istruttoria e quindi un processo, che portarono all’arresto fra gli altri, dei sottoindicati:

1) Vincenzo Rubino – 2) Mastro Andrea Buttà – 3) Mastro Giuseppe La Chiana – 4) Michele Basile – 5) Mastro Giovanni Antonio d’Aspero alias Barbazza – 6) Francesco chiamato Cicco Di Pino – 7) Geronimo Magnera alias Mastro Ce­sare.

Altre persone arrestate, dopo la loro deposizione, furono messi in libertà.

            Dopo tredici giorni di istruzione e processo fu emanata la seguente sentenza:

“Cicco Di Pino e Mastro Cesare condannati a morte: il primo perchè risultò essere il capo dei ribelli e direttore del movimento; il secondo riputato anch’egli capo ribelle per avere suonato il tamburo per suscitare la rivoluzione”.

            Come tali, l’indomani della condanna il  9 agosto 1647, furono messi alla forca sulla pubblica piazza:

Il Di Pino nella Piazza di S. Maria, sotto la casa di D. Filippo Romeo ed il Mastro Cesare nella Piazza di S. Martino, vicino al Palazzo incendiato di D. Giovanni Ro­meo, un tempo chiamato il palazzo di Angotta.

 

Due giorni dopo di questa esecuzione capitale, per ordine dello stesso Regio Vicario Gene­rale, venne pubblicamente frustata e poi esiliata una donnetta chiamata la Bellina Fo­re­stiera.

            Finalmente, a preghiera del Principe D. Corrado Lanza e degli altri Nobili della Città, il Regio Vicario estese l’Indulto a tutti gli altri arrestati per cui furono scarcerati.
Il giorno 28 agosto XVª Indizione 1647, il Vicario se ne partì dalla nostra Città con tutto il suo seguito, lasciando nei Cittadini una buona impressione.

            Tutta questa storia circostanziata ci fu tramandata, nei loro manoscritti, dal decano D. Pietro Di Blasi e dal Notaro D. Prospero Ribizzi.

       Padre Luigi Magro Cappuccino  ( al secolo padre Santo Magro nato a Randazzo 29.06.1881 e morto 16.02.1951 la sua tomba si trova nel nostro cimitero)  nel suo libro: “Cenni Storici della Città di Randazzo – 1946”   al capitolo decimosettimo  pagina 145/149 .

Lo stesso argomento é trattato da Daniele Palermo che lo trovi nel Sito. (clicca qui ). 

     La foto del titolo rappresenta Masaniello iniziatore della rivolta a Napoli.

FRANCESCO RUBBINO

Francesco Rubbino nasce a Randazzo il 18 dicembre del 1947. Dichiarato dal padre Carmelo  il 2 gennaio 1948 ( era usanza del tempo dichiarare i figli maschi nati a fine anno in quello successivo per  ritardare di un anno il servizio militare).

Ha frequentato le scuole elementari  statali di Randazzo, le medie e il ginnasio presso il Collegio Salesiano San Basilio e ha conseguito la maturità classica al liceo Capizzi di Bronte. 

Assunto nel 1974 alla Esattoria Comunale di Catania e l’anno dopo  sposa Rosetta Proietto con la quale ha due figli: Carmelo (detto Lucio) e Valentina.

 

Direttivo del Club “Gli Amici”. F.Rubbino, R.Foti. G.Guidotto, A.Fioretto, N.Modica, C.Luca, A.Priolo, A.Rubbino, F.Salanitri.

Impegno nel Sociale,  nella Politica e nelle Istituzioni:

Nel 1963 a soli quindici anni fonda, assieme ad altri coetani,  il “Club gli Amici”, Associazione Culturale e Ricreativa che aveva lo scopo di avvicinare i ragazzi di diversi ceti sociali culturali,  organizzando conferenze, cineforum, recitazioni teatrali, gite ed altre attività.

Successivamente  inizia il suo impegno nella politica iscrivendosi nella Democrazia Cristiana. Eletto delegato giovanile della sezione,  entra a far parte della Direzione Provinciale e Regionale.

Dal 1967 al 1972 è responsabile della segreteria politica di Catania dell’on.le Francesco Parisi.

Alle elezioni amministrative 1970 viene eletto Consigliere Comunale di Randazzo.

Nel 1972 dopo una drammatica rottura nel gruppo della DC tra i giovani rinnovatori ( di cui faceva parte) e la vecchia classe dirigente, viene eletto Sindaco da una coalizione formata  dai giovani della DC, dal PRI e dal PSI con l’appoggio esterno del PSIUP e del PCI.

Dopo una breve crisi nel giugno del 1973 si dimette, ma viene riconfermato nella carica dalla stessa coalizione.

 

Da ricordare durante questo mandato:

  • La commovente cerimonia di consegna degli attestati di Cavaliere di Vittorio Veneto ai nostri Combattenti della Prima Guerra Mondiale.
  • La pubblicazione del libro “Storia di Randazzo” di don Calogero Virzì, ottenuta gratuitamente grazie alla disponibilità della tipografia Pantano di Messina. Libro distribuito a tutti gli alunni delle scuole dell’obbligo per far conoscere le bellezze artistiche e storiche  del Paese.
  • La realizzazione da parte dell’ESA della strada “Quota Mille con il ritrovamento da parte degli operai della ditta del “ PITHOS” che fa bella mostra nel Museo Vagliasindi.
  • La legge n. 44 del 22 luglio 1972 , ottenuta a furor di popolo,che autorizzava i Mercati Domenicali in Sicilia,  ove per tradizione si erano svolti. In esecuzione di questa legge, l’Assessore Regionale all’Industria e Commercio, con D.A. n. 558 del 13 settembre 1972 sanciva il diritto all’apertura del Mercato Domenicale nel Comune di Randazzo, di fatto esistente da oltre trentacinque anni.

S.Agati, maresciallo Fargnioli, F.Rubbino, un operaio, G.D’Amico

Alle elezioni del 1975 si presenta con una lista civica ed è il primo degli eletti. Segue una lunga fase di turbolenza politica dove si susseguono diverse amministrazioni. Nel 1979 dopo le dimissioni di Salvatore Agati (più per problemi personali che politici), viene rieletto Sindaco.

Da ricordare durante questo mandato:

  • Il Consiglio Comunale  conferisce la Cittadinanza Onoraria al sacerdote salesiano don Calogero Salvatore Virzì.
  • Il Consiglio Comunale revoca la delibera di adozione del Piano Regolatore Generale.
  • Nel corso di una riunione con la presenza dell’on.le Vito Scalia è stato richiesto di fissare un incontro con l’allora Ministro dei Lavori Pubblici on.le Nino Gullotti per sollecitare l’ammodernamento del tratto Bronte -Adrano della SS 284 per l’eliminazione delle molteplici curve pericolose ed il rifacimento del manto stradale. Questo per consentire un più agevole collegamento con Catania. Una  delegazione formata dal sindaco di Santa Domenica Vittoria rag. Salvatore Perdichizzi, dal sindaco di Maletto Filippino Bonina,  dal sindaco di Bronte  Prof Vincenzo Paparo, dal Sindaco di Adrano Gulino e dal sindaco Francesco Rubbino viene ricevuta dal Ministro che assicura un primo finanziamento di 500 milioni. Un ulteriore finanziamento di 500 milioni  fu stanziato dal nuovo  Ministro dei LL.PP. Dr. Stammati sollecitato in un altro incontro, promosso anche questo dall’on.le Vito Scalia, con i suddetti  Sindaci.

Alle elezioni amministrative del 1980, si presenta con la lista della DC, e viene riconfermato Consigliere Comunale.

Nel 1982 viene eletto Sindaco da una coalizione di centro-sinistra.

Da ricordare durante questo mandato:

  • Sollecitato dalla Delegazione dei Sindaci, si è recato con l’assessore Giuseppe D’Amico (PSDI), a Roma accompagnati dall’on.le Dino Madaudo dal Ministro dei Lavori Pubblici on.le Nicolazzi a cui hanno rappresentato la problematica della SS 284. Il Ministro sensibilizzato nel merito e rendendosi conto dell’importanza dell’opera, provvede a finanziare il completamento dei lavori. La realizzazione di questo primo tratto di strada è stata “seguita”  da alcuni cittadini di Adrano e Bronte che pensarono bene di anteporre la tutela dei propri interessi  a quelli  della collettività.  Comunque sia uno  straordinario miglioramento della strada c’è stato.
  • La elezione della prima Assemblea Generale della USL n.39 che era costituita dai comuni di : Bronte, Randazzo, Maletto, Maniace, Santa Domenica Vittoria.
  • La istituzione del Premio Piracmone.
  • La cerimonia di consegna di Attestati ai Sigg. Consiglieri Comunali delle prime due legislature.
  • L’Inaugurazione della statua di San Giuseppe in ricordo dello scampato pericolo dell’eruzione dell’Etna dell’anno precedente (1981). 
  • La pubblicazione del periodico “Randazzo Notizie”.
  • Ma soprattutto aver posto le basi per una lunga e duratura alleanza tra alcune forze politiche che garantisse alla Città un periodo di sana stabilità politica ed amministrativa.

A settembre del 1982 si dimette da Sindaco e da Consigliere Comunale per essere eletto Presidente del Comitato di Gestione della USL n.39.

Nel mese di maggio del 1990 si dimette dalla carica di Presidente dell’USL n.39 per candidarsi nella lista della DC, alle elezioni amministrative di Randazzo dove risulta essere il più votato (la DC prende 18 Consiglieri su 30) ed eletto Sindaco con una coalizione DC-PSI.
Dopo un periodo di fattiva collaborazione tra le varie componenti politiche il PSI decide unilateralmente di ritirare l’appoggio alla coalizione e la DC, al fine di dare continuità amministrativa alla città, forma una amministrazione monocolore riconfermando alla carica di sindaco il Rubbino. Nel febbraio 1992, in considerazione della situazione politica nazionale, ritenendo opportuno dare alla città una amministrazione che coinvolgesse tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, preannuncia le proprie dimissioni in modo di poter favorirne  un accordo. Dopo ben sette mesi di estenuanti trattative finalmente si raggiunse l’accordo e il 22 novembre 1992 viene eletto sindaco Giovanni Germanà (PCI). Dopo alcune mesi il Germanà decide di dimettersi. A questo punto il Rubbino ritenendo non esserci più le condizioni per dare una Amministrazione forte e unitaria si dimette da Consigliere Comunale ed invita gli altri a fare altrettanto.
Il numero dei dimissionari non fu sufficiente a far decadere il Consiglio Comunale ed i restanti Consiglieri dettero via ad una nuova amministrazione eleggendo sindaco Francesco Lanza.

 Da  ricordare durante questo mandato:

  • Accertamenti più equi e giusti sulla tassa della spazzatura con notevole recupero di somme evase ed eluse.
  • Un finanziamento straordinario sulla legge regionale n.1 di 600 milioni per servizi e 600 milioni per investimenti.
  • L’affitto dei locali Fisauli per la Biblioteca Comunale.
  • L’incarico alla d.ssa Maria Teresa Magro della Sovrintendenza delle Belli Arti di CT per la catalogazione dei reperti archeologici del Museo Vagliasindi.
  • La riapertura del Palazzo Comunale come sede degli uffici comunali.
  • La Siciliana Gas inizia i lavori di metanizzazione della Città.
  • Statua bronzea raffigurante la Pace e la Libertà in quel momento compromessa dello scultore Nunzio Trazzera posta all’ingresso del Palazzo Municipale con una commovente cerimonia.
  • Inaugurazione dell’Istituto Tecnico Commerciale alla presenza del Presidente della Provincia di Catania dr. Diego Di Gloria 

Monsignor Malandrino e il sindaco Rubbino per l’inaugurazione del Municipio.

Il Presidente della Provincia dottor Diego Di Gloria il sindaco Rubbino durantle cerimonia di inaugurazione dell’Istituto Tecnico Commerciale.

Altri incarichi in Enti Istituzionali di Francesco Rubbino: 
Assessore della Comunità Montana Etnea con sede a Zafferana Etnea nel 1979
Presidente della Unità Sanitaria Locale n. 39 con sede a Bronte dal 1982 al 1990
Componente del Consiglio Nazionale dell’ANCI  (Associazione Nazionali Comuni d’Italia)  con sede a Roma dal 1986 al 1993
Componente del Consiglio Regionale dell’ Azienda Forestale dal 1994 al 1998 con sede a Palermo
Componente, Amministratore Delegato e Presidente della Società Joniambiente ATO ( ambito territoriale ottimale) CT1 con sede a Giarre ed attualmente in liquidazione.

 

Giulio Nido, Marco Patti

 

Agatino Cariola, Pino Aprile

 

Don Virzi, Don De Luca, F.Rubbino, Giuseppe Montera

 
 

Consiglio di Amministrazione ATO CT1 – Soc. Joniambiente Giarre

 

Associazione Sportiva Randazzo

 

Rubbino, Agati, Don DeLuca ……… Maresciallo Farglioli

 
 

Sala Consiglio Comunale Bronte – Sen Firrarello, F.Rubbino. A Caruso

 

La Famiglia Rubbino

 

Nino Franco, Mimo Campione, Antonio Vecchio, Umberto Cariola, Salvatore Munforte, Francesco Rubbino.

 
 

Alberto Angela, Francesco Rubbino – dic.2019

 

Philippe Daverio con Francesco Rubbino (Milano 6 febbraio 2020)

 

Consiglio Comunale – i 100 anni di Vincenzo Munforte. I sindaci: Francesco Rubbino, Ernesto Del Campo, Giuseppe Montera, Salvatore Agati.

 
 

 

A. Caruso, CRACCO, F.Rubbino, A.Cariola. – Milano 6 febbraio 2020

A.Vecchio, F.Rubbino, Carmelo Carmeni, Mimmo Campione – Agosto 2019

 

 

 

 

Io con Papà e al centro l’on.le Calogero Mannino

 

Sott.Segretario Interni on.le D’Alì-Francesco Rubbino-Maria Castiglione-Graziano Calanna-sen.Pino Firrarello-Aldo Catania-Gigi Saitta.

 

 

 

Rubbino, Del Campo, Montera, Agati omaggiano i 100 anni di Vincenzo Munforte.

Domenico (Mimmo) Azzia.

SALVATORE AGATI

 

Nato a Randazzo nel 1939, laureato in Scienze Agrarie, ha insegnato per molti anni materie scientifiche nelle Scuole Medie di Randazzo e Maletto e poi all’Istituto Tecnico Commerciale Enrico Medi di Randazzo.
Ha sempre svolto, fra l’altro, un’attività politica costante come Amministratore della sua città, di cui è stato:
  –  Consigliere Comunale dal 1970 al 1990
  –  Sindaco dal 1975 al 1979
  –  Sindaco dal 1982 al 1990
  –  Consigliere Provinciale dal 190 al 1994
  –  Assessore Provinciale dal 1992 al 1994

Scrittore, critico, poeta, giornalista, ricordiamo la sua costante collaborazione alla terza pagina del quotidiano La Sicilia.
Ha pubblicato, tra l’altro, le raccolte di versi:  Eccomi (1972), La mia terra (1982), Gioia dentro (1983), Itaca è ancora lontana (1985), Alla ricerca dell’11 (1988).
“Una vita dedicata a Randazzo” (1979), biografia dello storico Don Salvatore Calogero Virzì,
la monografìa L’Oinochoe col mito dei Boreadi (Tringale, 1982),
il romanzo “Per continuare a vivere “(Prova d’Autore, 1990),
Randazzo una città medievale” (Mai­mone,1988).
Una summa della storia del suo paese, ha collaborato inoltre a prestigiose opere collettive, nel 1997 con un saggio su Randazzo nella pubblicazione (annuale del 21° Distretto scolastico, con L’Etna e l’uomo, al volume Etna un vulcano una civiltà (Maimone, 1988), ed Etna, il vulcano e l’uomo (Maimone, 1993), suo è il profilo di Serafino Amabile Guastella nell’opera monumentale Grandi Siciliani (Maimone, 1992), fino alle recenti collaborazioni a grandi opere sulla Sicilia e sull’Etna dell’editore Dafni.

 

Ricordo / Randazzo piange il prof. Salvatore Agati, uno dei suoi figli migliori

                                                                     GAZZETTINO ONLINE 

Salvatore Agati… il direttore ci ha lasciati

Salvatore Agati… il direttore ci ha lasciati

 

“Professore, le bozze sono pronte!”. E lui era lì… attento a cogliere ogni particolare, ogni parola… un titolo o una rubrica… Sulla carta era il direttore… ma nella realtà… era uno della famiglia… Salvatore “Turi” Agati… Direttore… professore… lo chiamavamo in tanti modi… ma era uno di noi… uno della famiglia del Gazzettino…
Una famiglia, che in questo maledetto 2020, piange ancora una volta uno dei suoi figli… Turi Agati non è più tra noi…
Il Direttore Agati… quasi suonava strano sentire questa frase… perché un direttore lo immagini severo, burbero, quasi distante… Invece lui era lì, accanto a noi, uno di noi… non mancava un consiglio, una indicazione precisa… anche quando doveva rimarcare qualcosa che non andava lo faceva con garbo… quel garbo che era il suo essere… quasi un “marchio di fabbrica”… Memoria storica di tanti anni di politica… non mancava mai di fare un paragone tra passato e presente… ed i giudizi erano impietosi… la Politica, quella con la “P” maiuscola era ormai del passato… adesso si vivacchiava… e lui era lì, con corsivi mai banali e sempre puntuali… non erano punture di spille ma stoccate… e andavano sempre a segno…
Una famiglia, quella del Gazzettino, che accoglieva sempre nuovi “figli”… ed Agati era il primo ad essere felice di questo allargamento… per lui il giornalismo era una missione… una esplorazione sempre nuova del mondo in cui viviamo… ed ogni penna giovane era nuova linfa… un giornale che cresceva, giorno dopo giorno, era il suo orgoglio… il Gazzettino era autorevolezze e completezza di informazione… il “suo” Gazzettino era un figlio di cui andare fiero…
Una fierezza che si esprimeva, oltre che ogni settimana, in un momento particolare della vita del Gazzettino… al suo culmine… la sera della cena di fine anno…

Non era una cena aziendale… o una occasione di semplice convivialità… non poteva esserlo… non con il professore Agati a fare da istrionico cicerone… accogliendo i nuovi collaboratori… salutando con affetto i “vecchi”.. regalando attestati di stima sincera a tutti… sia che fosse l’amministratore di un Comune o i componenti della tipografia… un giovane pubblicista o una penna di lungo corso… parole per tutti… senza però dimenticare la “stoccata”, quando “necessaria” senza timori reverenziali…
Il fiume dei ricordi ha tante gocce… la memoria fatica contenere tutto.. eppure… chi non ricorda Natale e Pasqua… quando arrivava, garbata e gradita, la telefonata di auguri… “Sono Agati… buon giorno… come va? In famiglia tutto bene?”… Poche parole ma che, nella loro semplice signorilità, esprimevano al meglio l’affetto e la vicinanza che il professore Agati aveva con tutti i membri della famiglia del Gazzettino…
Sindaco, assessore, politico, giornalista, professore… chissà quale sarà, per ognuno di noi, l’immagine di “Turi” Agati che ci porteremo nel cuore… nella memoria… in questo triste giorni di Novembre. In molti, soprattutto la “vecchia guardia” del Gazzettino, ricorderanno il direttore Agati per un suo progetto… a lungo cullato e sul quale puntava molto… fare dell’autorevolezza del Gazzettino un appuntamento quotidiano… Immaginava un Gazzettino quotidiano… una voce libera ed autorevole… che fosse di guida ed esempio… Un progetto che vide realizzato nel Gazzettino online…

Ecco, questa è l’immagine di Turi Agati che guida… e guiderà sempre i passi della famiglia del Gazzettino… Una famiglia che, oggi, piangendo il Direttore Turi Agati, rinnova il suo impegno per un giornalismo serio, impegnato e libero…

Arrivederci professore Agati, il suo pensiero ed i suoi insegnamenti cammineranno con noi… Grazie e… Ad Maiora!

 

 

RANDAZZO: È SCOMPARSO IL PROF. SALVATORE AGATI EX SINDACO E PERSONAGGIO DI CULTURA

 

Non è stato soltanto un lutto nei mondi della politica, della cultura e del giornalismo.
Ieri l’intero territorio si è rattristato alla notizia della scomparsa del prof. Salvatore Agati. È morto all’età di 81 anni all’ospedale di Biancavilla dove da qualche giorno era ricoverato.
Con lui va via un pezzo di storia di Randazzo e uno stile di vita garbata ed elegante, dedita allo studio e rivolta alla sua città.
Una persona d’altri tempi, con una grande cultura che metteva, in maniera semplice, a disposizione di chiunque.
Nel mondo della politica locale era considerato un “gigante” per tutto quello che era riuscito a fare con grande capacità e limpida onestà. Uno dei leader locali della Democrazia Cristiana è stato, infatti, sindaco di Randazzo dal 1975 al 78, dall’1982 al 90 e dal 2003 al 2008, dopo essere stato consigliere ed assessore comunale dal 1970 al 75.
Poi la candidatura alla Provincia di Catania che lo ha visto consigliere e subito assessore provinciale dal 1990 al 93. È certamente grazie anche alle sue battaglie se è stato costruito lo svincolo di Fiumefreddo dell’Autostrada A 18.
Ma il professore Agati non è stato solo importante uomo politico.
È stato uno scrittore di sicuro spessore. 
Imponente e di grande valore la sua produzione letteraria fin dagli anni 70.
Dal 1972 al 1990 ha scritto 5 bellissime sillogi poetiche, per poi distinguersi in ampie monografie, fra queste:
  –   “Randazzo, una città medievale” del 1988
  –  “Horatio Nelson. Un eroe senza paura ma non senza macchia” del 2005,
  –  “Agamennone, le ambiguità del potere” del 2007,
  –  “Carlo V e la Sicilia, tra guerre, rivolte, fede e ragion di Stato” del 2009 
  –  “Finalmente ad Itaca” del 2016.
È stato autore anche di diversi saggi, ma anche un grande giornalista.
Direttore del Gazzettino di Giarre, è stato anche nostro apprezzato collaboratore per la Terza pagina, firmando articoli e approfondimenti su storia ed arte.
Adesso a tramandarci la sua cortese gentilezza e la sua cultura saranno il suo ricordo e i suoi scritti che danno un’idea della statura dell’uomo e del suo essere.
Gaetano Guidotto Fonte “La Sicilia” del 04-11-2020

 

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SANTINO CAMARATA

Santino Camarata

         Camarata Santo (chiamato da tutti Santino) nasce a Randazzo il 16 novembre 1936 da Antonino e Ruffino Maria Catena è il secondo di tre fratelli. Giovanni il più grande e Giuseppe.  Parruchiere (artigiano di qualità) lavora da giovane prima a Messina poi a Milano.
Negli anni sessanta si stabilisce definitivamente a Randazzo.
La sua Grande passione è senza dubbio la Politica, quella con la P maiuscola.

Nelle elezioni del 22 novembre 1964  viene eletto Consigliere Comunale nella lista del PCI come Indipendente di Sinistra.
Viene eletto Sindaco il 22 gennaio 1969 a causa di forti contrasti all’interno della DC e nonostante non avesse la maggioranza in Consiglio con grande coraggio assume la guida della Città e cerca in tutti i modi di evitare la nomina di un Commissario, cosa

Santino Camarata e Angelo Varsallona

che avverrà di lì a poco con le dimissioni di 18 Consiglieri della DC e con la nomina  del Commissario dr. Vincenzo Viviano il 21 giugno 1969.
Viene eletto Consigliere Comunale nella lista del PRI nelle elezioni del 7 giugno 1970 e con la elezione a Sindaco (5 ottobre 1971) di Francesco Rubbino entra in giunta con la delega di Vice Sindaco ed è riconfermato nella carica anche nella seconda sindacatura del Rubbino (31 luglio 1972).
Con la ricomposizione del gruppo DC e con la elezione a Sindaco di Giuseppe Gulino,  passa all’opposizione e con Lui il PRI. 

Alle elezioni del 1975 non si presenta e non si presenterà più ritenendo chiusa la sua esperienza politico-istituzionale.
Oltre alla sua attività professionale che ha sempre amata, si dedica anche alla agricoltura. Le sue osservazioni politiche sono sempre acute ed ascoltate.
Una banale caduta mentre si trovava a Brescia lo costringe al ricovero ospedaliero, e rientrando in Sicilia viene operato all’ospedale Cannizzaro di Catania.
La caduta gli è fatale. Dopo altre traversie ospedaliere muore serenamente il 1 luglio del 2020.

 

Via Degli Archi, la colonnina donata da Santino Camarata – Randazzo

In fondo si vede la casa paterna di Santino Camarata con la colonnina donata al Comune. Foto di Salvo Manitta.

 

La colonnina di marmo bianco che si trova nel primo Arco (provenienti da piazza Municipio) della via Degli Uffizzi o via Degli Archi è stata regalata da Santino. 
Questa colonnina adornava prima la casa paterna (vedi foto) accanto il castello Svevo attualmente sede del museo Vagliasindi, dopo il negozio di  parrucchiere nel corso Umberto. Il professore Enzo Maganuco, tutte le volte che lo andava a trovare, restava incantato dalla bellezza di questa colonnina.
Il Santino allora gli fece promettere che se si interessava presso la Soprintendenza delle Belle Arti di Catania a far finanziare la ristrutturazione della Via degli Archi l’avrebbe donata al Comune.  E così fu.

 

                Via Degli Archi com’era negli anni trenta del novecento.

Via Degli Archi ristrutturata negli anni ottanta del novecento. Foto 2018

 

 Foto di Santino Camarata che rispecchiano un pò la sua vita.

     
     
     

 

                                    La vetrina della prima parruccheria in corso Umberto. Si nota la colonnina di marmo.

Francesco Rubbino

EMANUELE DILETTOSO

Emanuele Dilettoso nasce ha Randazzo il 7 aprile 1916.

Viene eletto Consigliere Comunale :  
 – 22 novembre 1964
 – 07 giugno 1970 
 – 15 giugno 1975
Viene eletto Sindaco il 30 novembre 1979  carica che detiene fino al 30 giugno 1980. 

GULINO GIUSEPPE

Gulino geom. Giuseppe nasce a Randazzo il 23 – 4 – 1936 

Consigliere Comunale dal 1970 al 1975 

Sindaco dal 30.10.1972 al 11.07.1973

PARLAVECCHIO MARIO

Parlavecchio Mariano nasce a Randazzo il 3 febbraio 1933

Viene eletto Consigliere Comunale :

 – 7 giugno 1970
 – 15 giugno 1975
 – 30 giugno 1980

Viene eletto Sindaco il 18 luglio 1980.

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