Antonio Tomarchio

Antonio Tomarchio

 Antonio Tomarchio  è nato a Catania il 10 settembre del 1982 da Venerando (detto da sempre Nuccio ) noto Imprenditore di Giarre  e Rita Fieramosca (di Randazzo) Insegnante. Sposati nel 1973 hanno tre figli, Giusy laureata in Ingegneria Informatica lavora alla ST Microelectronics, Salvo laureato in Fisica insegna matematica e fisica nelle Scuole Superiori e Antonio .
Antonio è laureato in Ingegneria Matematica e sposato con Carla Patanè hanno una bambina di 4 anni.  Carla insegna in una scuola montessoriana. Le scuole montessoriane a New York sono molte richieste e ci sono delle liste d’attesa incredibili, naturalmente sono scuole private. La bambina frequenta una scuola montessoriana da quando aveva due anni.
Dopo la maturità scientifica, conseguita presso il liceo scientifico “Leonardo” di Giarre,  Antonio si trasferisce a Milano per frequentare, presso il Politecnico, il corso di laurea in Ingegneria Matematica.

Al terzo anno di università partecipa a una selezione per il programma di doppia laurea “time” con l’École Centrale di Parigi, dove rimane due anni.

Antonio Tomarchio


Nel 2005 consegue la laurea di primo livello. Nel 2006 la laurea all’École Centrale. Nel 2008 completa il percorso universitario conseguendo la laurea specialistica.
Durante il percorso universitario ha fondato due startup la prima, Precydent, negli USA con il professore Thomas Smith di San Diego; la seconda, Ad Right, in Italia, ceduta all’azienda Dada del gruppo RCS.  Azienda che ha assunto Antonio e tutto il team che lavorava con lui. A ottobre 2010 Antonio si dimette da Dada, continuando a dare consulenza per 6 mesi.
In seguito si dimettono anche i ragazzi che tuttora collaborano con lui.
Tutti insieme si buttano in una nuova avventura, “Beintoo”, che nel giro di pochi mesi acquisisce milioni di utenti e vince a Parigi “Le Web 2011”, competizione internazionale alla quale parteciparono circa 600 startup.
Questa vittoria permette a Beintoo di espandersi.
Oggi Beintoo opera globalmente nel mobile marketing e ha sedi a Milano, Shangai, Londra, New York.
Nel 2014 Antonio si trasferisce a New York, dove fonda Cuebiq, di cui è CEO  ( in inglese/americano e la sigla di Chief Executive Officer  cioè  l’Amministratore Delegato) .
Cuebiq inizialmente considerata uno spin off di Beintoo, successivamente ha acquisito un’identità propria.
Ha varie sedi: quella principale a New York, una in Italia, inoltre a San Francisco e Chicago.
Cuebiq si occupa di business intelligence. La metodologia di cui è proprietaria Cuebiq consente la raccolta anonima dei dati sulla posizione e l’analisi offline dei trend aggregati.
Il modo in cui le persone si muovono all’interno dei punti vendita viene elaborato sulla base di altri dati sul comportamento dei consumatori.

 

Antonio Tomarchio


Il tutto avviene in forma completamente anonima.
Le tecnologie di localizzazione di Cuebiq vengono utilizzate anche dagli sviluppatori di app per creare esperienze migliori per gli utenti. 

Nel 2016 riceve due riconoscimenti importanti uno in Italia da parte del politecnico di Milano come alunno dell’anno; l’altro a New York come giovane imprenditore di età inferiore a 40 anni (Antonio ne aveva 34), “40 Under 40 Awards” In tutto negli USA sono stati premiati 40 giovani manager del settore tecnologico.

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MILANO E HINTERLAND

GLI INVESTIMENTI DELL’ITALO-AMERICANA  CUEBIQ

 

Dimmi come compri e ti svelo chi sei
Nell’hub degli specialisti dei dati tra talenti e il rientro di cervelli in fuga.

 

Il quartier generale è a New York
Ma l’azienda fondata a Milano
ha scelto il capoluogo lombardo
per potenziare ricerca e sviluppo.

  

IL PROGETTO è ambizioso: costruire il primo hub di professionisti dei dati in Italia. La realizzazione anche. «Cerchiamo alte professionalità sfruttando le relazioni con le università. E puntiamo sul rientro dall’estero dei migliori “cervelli in fuga”», spiega Walter Ferrara, uno dei fondatori con Antonio Tomarchio (promotore e CEO) Filippo Privitera e William Nespoli di Cuebiq, azienda italoamericana nata nel 2016 a Milano.


Eppure il piano della società che sviluppa e vende piattaforme per trasformare «la grande mole di dati in informazioni intelligenti » è avviato: «Entro fine anno – assicurano – il team di professionisti che lavora a Milano passerà da 70 a 120 persone».
Cuebiq ha scelto. Il quartier generale è e resterà a New York.
Ma il dipartimento di ricerca e sviluppo avrà casa nel cuore del capoluogo lombardo, nella sede da poco ampliata in Porta Romana: circa mille metri quadrati tra open space, sale riunioni, aree relax, cucina e terrazzo.
QUI DATA SCIENTIST, analisti e sviluppatori non si limitano a suggerire le novità da trasferire alla produzione, «ma fanno ricerca, lavorano ad algoritmi», sottolinea Ferrara, country manager per l’Italia di Cuebiq. «Siamo una delle poche aziende in cui si fa innovazione con i dati. Già oggi abbiamo uno dei dipartimenti di ricerca e sviluppo più grandi del Paese: investiremo buona parte delle risorse ottenute con il nuovo round di finanziamento (27 milioni di dollari) sulla sede milanese, con l’obiettivo di farla diventare un polo di eccellenza e d’avanguardia in ambito “big data”.
Un punto di riferimento per i professionisti dei dati in Italia».
Sviluppatori di software, ingegneri, data scientist, product manager e business analyst saranno tra i cinquanta specialisti selezionati da Cuebiq per creare l’hub di Milano.
In tre anni l’azienda ha triplicato il personale in organico tra Stati Uniti e Italia (140 in tutto). Tra il 2017 e il 2018 il fatturato è cresciuto del 300% trasformando la società italo-americana in una delle realtà leader del settore.


«LAVORIAMO per grandi brand e media agency – fa sapere Ferrara –. Vendiamo la nostra piattaforma per estrarre valore dai dati ».
Il sistema intelligente che archivia e trasforma i dati in informazioni si chiama Clara.
CLARA è Una piattaforma che consente alle aziende di conoscere i comportamenti dei propri utenti e confrontarli con quelli dei competitor.
Così come sviluppare nuove strategie commerciali, identificare opportunità di mercato e misurare l’impatto delle campagne pubblicitarie.

I DATI – precisa il country manager per l’Italia di Cuebiq – sono anonimi e de-identificati. Utilizziamo un’avanzata metodologia di crittografia per archiviare e trasmettere i dati raccolti: la tutela della privacy è una priorità, l’azienda ha creato un team dedicato e può contare su un manager come Shane Wiley con quasi trent’anni di esperienza in aziende tech.
Cuebiq ha creato anche un team specializzato nella cybersecurity » .

Con Clara i numeri diventano notizie.

LE TAPPE DELLA CRESCITA

Dall’anno zero al boom di affari
Nel 2016 quattro italiani fondano a Milano Cuebiq, azienda che sviluppa e vende piattaforme per trasformare dati in informazioni Il fatturato nell’ultimo anno è cresciuto del 300%.

Triplicato il personale
L’azienda ha triplicato il personale in organico tra Stati Uniti e Italia dove lavorano complessivamente 140 persone. La società è diventata una delle realtà leader del settore.

Il potenziamento dell’organico
L’ultimo finanziamento di 27 milioni di dollari sarà destinato soprattutto al potenziamento del team al lavoro a Milano. L’organico verrà potenziato e passerà da 70 persone a 120 entro fine anno.

I professionisti impiegati
Sviluppatori di software ingegneri, data scientist product manager e business analyst saranno tra i cinquanta specialisti selezionati da Cuebiq per creare il primo hub in Italia.
Luca Balzarotti
MILANO

 

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La startup di business intelligence Cuebiq raccoglie 27 milioni di dollari per accelerare la crescita e supportare l’avanzamento delle iniziative sulla privacy dei dati.

Cubeiq è una società di business intelligence che fornisce ai propri clienti comportamenti del consumatore e approfondimenti sulle tendenze. Oggi, la società ha annunciato di aver raccolto $ 27 milioni in finanziamenti della serie B per sostenere la crescita, l’innovazione dei prodotti e il progresso delle iniziative sulla privacy dei dati. Il round è coordinato da Goldman Sachs Principal Strategic Investments (PSI), Nasdaq Ventures, DRW Venture Capital, Tribeca Venture Partners e gli investitori esistenti Tribeca Angels e TLcom Capital.

Antonio Tomarchio.

“In relazione al finanziamento, Brian Hirsch, co-fondatore e Managing Partner di Tribeca Venture Partners, e Marco DeMeireles, Head of Private Investments presso Balyasny Asset Management, sono entrati a far parte del consiglio di amministrazione di Cuebiq”, ha dichiarato la società in un comunicato pubblico.

Fondata nel 2015 da Antonio Tomarchio, Walter Ferrara e William Nespoli, Cubeiq, con sede a New York, è una delle principali società di intelligence di localizzazione e conoscenza dei consumatori che sfrutta il più grande database di dati di posizione accurati e precisi negli Stati Uniti. La sua piattaforma di intelligence di dati analizza modelli di posizione anonimi per consentire alle aziende di acquisire informazioni utili e comprendere meglio il percorso del consumatore offline.


Cubeiq offre ai suoi clienti servizi di marketing, vendita al dettaglio, ricerca ed editori. 
La sua piattaforma di marketing offre targeting per pubblico, attribuzione di campagne offline, analisi delle prestazioni e approfondimenti sulla posizione.
 La sua piattaforma di vendita al dettaglio offre analisi del footfall, selezione del sito e opinioni dei consumatori sul pubblico e geo-comportamentali.
 La sua piattaforma di editori offre servizi di segmentazione del pubblico, attribuzione della campagna e monetizzazione dei dati. 
La piattaforma SaaS di Cuebiq offre ai clienti analisi della posizione offline, ottimizzazione della campagna in tempo reale e attribuzione del footfall, nonché audience geo-comportamentali per il targeting di annunci multipiattaforma. 
Cuebiq ha sede a New York con uffici a San Francisco, Chicago, Italia e Cina.

La società ha guidato una significativa innovazione di prodotto con un aumento delle entrate di 3,2 volte su base annua e una crescita di 2,4 volte su base annua nella sua base di clienti.
 Oltre 1.300 aziende e marchi in una varietà di settori verticali utilizzano le soluzioni Cuebiq per accedere e personalizzare le informazioni in base alle loro esigenze in modi senza precedenti. 
Questo finanziamento supporterà l’ulteriore sviluppo del prodotto, contribuirà ad espandere le operazioni globali e far avanzare le iniziative sulla privacy dei dati attualmente in corso.
La metodologia proprietaria di Cuebiq consente la raccolta anonima dei dati sulla posizione e l’analisi delle tendenze offline aggregate.
 Questo livello di dati e intelligence aiuta gli esperti di marketing con siti di mattoni e malta a comprendere meglio le tendenze dei consumatori offline, analizzare le prestazioni dei negozi, misurare l’efficacia dell’attivazione del marketing e, in definitiva, competere meglio con le aziende di e-commerce.
Tali approfondimenti aggregati hanno dimostrato di fornire sostanziali capacità predittive per la previsione delle prestazioni. Ciò consente correlazioni di tendenze e vendite per una vasta gamma di settori verticali, dalla vendita al dettaglio alla comunità degli investimenti.

La location intelligence di Cuebiq aiuta anche gli sviluppatori di app a creare esperienze utente migliori, consentendo la consegna di contenuti e pubblicità più pertinenti al contesto.

Come parte dell’investimento, Cuebiq sfrutterà la tecnologia blockchain per creare un mercato di dati aperto per portare valore economico non solo alle società di dati e ai loro clienti, ma anche agli utenti finali.
“Mentre l’industria dei dati alternativi continua a maturare, ci sono crescenti applicazioni e opportunità per la comunità finanziaria di prendere decisioni di investimento più intelligenti”, ha affermato Ashwin Gupta, amministratore delegato del gruppo PSI di Goldman Sachs. “Di particolare importanza per noi nel fare questo investimento è il fatto che Cuebiq è leader nella tecnologia della privacy. Dal momento che riteniamo che la privacy dei dati sia il problema principale nel segmento dell’analisi della visione dei consumatori oggi, siamo lieti di collaborare con un’azienda innovativa che sta guidando il progresso tecnologico a questo scopo.
“Una delle nostre missioni chiave come azienda tecnologica è quella di investire in soluzioni e servizi che rafforzano l’integrità dei mercati mondiali”, ha affermato Gary Offner, capo di Nasdaq Ventures.
 “Siamo stati attratti da Cuebiq per la sua posizione unica come fornitore indipendente e indipendente dai media di informazioni sulla posizione che è stata ricavata da dati aggregati e anonimizzati. A integrazione del nostro investimento, esploreremo le opportunità per sfruttare l’intelligence di Cuebiq per i nostri clienti, nonché potenzialmente applicare la nostra blockchain e zero tecnologie a prova di conoscenza tramite il nostro Nasdaq Financial Framework per guidare ulteriormente l’iniziativa sulla privacy dei dati di Cuebiq. ”
“Fin dalla sua istituzione, Cuebiq si è impegnata a proteggere la privacy degli utenti, che ha ottenuto le certificazioni NAI e TRUSTe dell’azienda”, afferma Antonio Tomarchio, CEO di Cuebiq. “Questo impegno ha reso il desiderio di collaborare con investitori che la pensano allo stesso modo un fattore critico.

 Cuebiq non è solo pronto per la conformità al GDPR in Europa, ma sta anche lavorando con le sue app partner in tutto il mondo per adottare lo stesso framework lungimirante. Riteniamo che la privacy e la trasparenza saranno vantaggiose per tutte le parti interessate – dagli utenti finali, agli sviluppatori di app e alle società di dati allo stesso modo. ”
Nell’ultimo anno, Cuebiq ha lavorato per preparare la conformità al GDPR fornendo alle sue app partner una soluzione chiavi in ​​mano per una migliore gestione del consenso e della rinuncia. Ciò include un’app proprietaria, in fase di sviluppo, che fornirà agli utenti un modo aggiuntivo per esercitare i loro diritti sulla privacy.
Cuebiq è stato anche leader nell’utilizzo di dati e approfondimenti al servizio di una varietà di cause. 
Attraverso la sua iniziativa “Data for Good”, la società condivide le proprie conoscenze sulla posizione con i ricercatori delle migliori università e organizzazioni no profit per promuovere l’innovazione per cause quali il miglioramento della qualità della vita nelle comunità scarsamente servite, la risposta ai disastri naturali e lo sviluppo di una città intelligente.
Team TechStartups  pubblicato IL 18 maggio 2018 

Antonio Tomarchio (Founder and CEO at Cuebiq) – Antonio Tomarchio is founder and CEO of Cuebiq; a location intelligence company that helps businesses glean actionable insights based on consumers’ offline behavior and purchase intent. Cuebiq is a spinoff of Beintoo, a market gin tech company to serve the needs of marketers, the media community and investors. Antonio founded Beintoo in 2011 and served as CEO until February 2016. Before Beintoo, Antonio was Head of Product and R&D of Dada and prior to that, Antonio co founded multiple data driven companies, US and Europe based. Antonio holds an M.S. in Mathematical Engineering from Polytechnic University of Milan and a double degree in Engineering Science from the Ecole Centrale de Paris.

 

MINDS SHAPING THE WORLD


Startupper seriale conquista l’America partendo dal Politecnico

Antonio Tomarchio: Alumnus dell’anno 2016: Da Giarre a New York, costruendo il futuro della business intelligence.

 


Un keynote speech sul futuro dell’intelligenza artificiale e il deep learning che fa scattare l’applauso più lungo della mattinata è solo l’antipasto per Antonio Tomarchio, CEO e fonder di Cuebiq la start-up premiato il 15 ottobre durante l’annuale Convention degli Alunni del Politecnico.

Partito da Giarre – in provincia di Catania – più di 15 anni fa per studiare Ing. Matematica al Politecnico di Milano, Tomarchio dagli anni di studio non è rimasto fermo un attimo. Prima gli anni di lavoro in azienda, poi il salto. Diventa uno startupper seriale, con successi all’attivo in Italia e nel mondo: prima del salto da un continente all’altro, quello davvero importante.

Il trasferimento a New York, dove dalla sua prima start-up, Beintoo, nasce lo spinoff centrato sulla business intelligence in tempo reale Cuebiq. Cuebiq, ha spiegato Tomarchio, è una piattaforma che permette di raccogliere in tempo reale informazioni sulle abitudini dei consumatori nei luoghi d’acquisto.
Sono dati raccolti in forma anonima e nel rispetto di ogni normativa sulla privacy grazie allo smartphone che ognuno di noi possiede, e che vengono utilizzati solo a livello di aggregato per permettere alle aziende di comprendere al meglio le esigenze e le abitudini dei consumatori che visitano gli store e i negozi fisici.
Un’idea tutto sommato laterale per un mondo che sembra muoversi sempre più in direzione dell’e-commerce, dato che il senso comune vuole i negozi tradizionali destinati se non a scomparire quantomeno a vedere ridimensionati i propri volumi d’affari.
Ma un’idea potenzialmente rivoluzionaria per il mondo retail tradizionale. La tecnologia proprietaria – che a stretto giro verrà brevettata – di Cuebiq permetterà così di intercettare i trend di visite degli store, analizzando il flusso di traffico e fornendo al brand di turno informazioni sull’utente.

 

 

Cuebiq: l’azienda con radici italiane riceve un nuovo finanziamento da 27 milioni di dollari

Cuebiq: l'azienda con radici italiane riceve un nuovo finanziamento da 27 milioni di dollari

Cuebiq è lo spin-off americano dell’azienda italiana Beintoo: ha annunciato un nuovo sostanzioso finanziamento a sei anni dal primo round di investimenti

di Rosario Grasso pubblicata il 21 Maggio 2018, alle 16:21 nel canale MERCATO

 
 
 

Cuebiq ha annunciato di aver ottenuto un finanziamento da 27 milioni di dollari da una cordata guidata da Goldman Sachs e Nasdaq Ventures che coinvolge precedenti finanziatori dell’azienda come Tribeca Angels e TLcom Capital. Cuebiq è una startup americana con CEO italiano, Antonio Tomarchio, nata nel 2016 come spin off dell’azienda italiana Beintoo. Si tratta del secondo round di finanziamento per l’azienda che già nel 2012 aveva ottenuto 5 milioni di dollari.

L’operazione porta all’interno del consiglio di amministrazione di Cuebiq Brian Hirsch, co-founder e Managing Partner di Tribeca Venture Partners, e Marco DeMeireles, Head of Private Investments a Balyasny Asset Management. L’investimento arriva in seguito alla crescita del fatturato dell’azienda, con un aumento delle entrate nell’ultimo anno di 3,2 volte e una crescita di 2,4 volte per quanto riguarda la consumer base.

Cuebiq

Più di 1300 tra aziende e brand usano le tecnologie di Cuebiq per fornire soluzioni mirate ai loro clienti. Questo finanziamento supporterà lo sviluppo di ulteriori prodotti, contribuirà all’espansione delle operazioni su scala globale e all’avanzamento delle iniziative sulla privacy dei dati attualmente in discussione. Fra gli altri elementi della sua strategia, infatti, Cuebiq si fa promotore delle tecnologie a garanzia della privacy e dell’esportazione del GDPR su tutto il pianeta.

Cuebiq è un’azienda di business intelligence. La metodologia proprietaria di Cuebiq consente la raccolta anonima dei dati sulla posizione e l’analisi offline dei trend aggregati. Il modo in cui le persone si muovono all’interno dei punti vendita viene elaborato sulla base di altri dati sul comportamento dei consumatori. Il tutto avviene in forma completamente anonima e in modo da aderire alle recenti direttive del GDPR.

Ciò permette alle aziende di realizzare campagne pubblicitarie mirate: queste informazioni aggregate, infatti, hanno dimostrato di fornire notevoli capacità predittive per la previsione delle prestazioni. Ciò consente di correlare tendenze e vendite per un’ampia gamma di settori verticali. L’azienda ha saputo cogliere i trend di mercato e modificare il suo orientamento iniziale, più votato al concetto di gamification, come abbiamo visto in una precedente intervista ad Antonio Tomarchio.

Precedente intervista ad Antonio Tomarchio

Le tecnologie di localizzazione di Cuebiq vengono anche utilizzate dagli sviluppatori di app per creare esperienze migliori per gli utenti, consentendo la pubblicazione di messaggi pubblicitari contestuali. Come parte dell’investimento, Cuebiq sfrutterà la tecnologia blockchain per creare un mercato di dati aperto capace di portare valore economico non solo alle società che gestiscono dati e ai loro clienti, ma anche agli utenti finali.”Fin dalla sua istituzione, Cuebiq si è impegnata a proteggere la privacy degli utenti, ottenendo le certificazioni NAI e TRUSTe”, ha affermato Antonio Tomarchio. “Questo impegno ha reso un fattore critico la volontà di collaborare con investitori che la pensassero allo stesso modo. Cuebiq non solo è conforme al GDPR in Europa, ma sta anche lavorando con le sue app partner per adottare lo stesso framework lungimirante in tutto il mondo. Riteniamo che la privacy e la trasparenza offrano vantaggi per tutte le parti interessate, dagli utenti finali agli sviluppatori di app fino alle data companies”.

“È per noi fonte di orgoglio che l’intero R&D dell’azienda sia basato a Milano, nella nuova sede che conta già oltre 40 dipendenti con un forte piano di crescita”, aggiunge Walter Ferrara, Country manager italiano. “Abbiamo moltissime posizioni aperte, disponibili nella sezione career del nostro sito, tra cui Data Engineers, Data Scientist, Full Stack Engineers in un contesto di innovazione tecnologica che ci ha portato all’uso di soluzioni top-notch”.

Altre informazioni su Cuebiq sono reperibili sul sito ufficiale

 

Beintoo, la start-up da un milione di utenti 
Dal mare di Sicilia alla San Francisco bay

Filippo Privitera e Antonio Tomarchio hanno 30 e 29 anni, vengono rispettivamente da Acireale e Giarre, e danno lavoro a 18 giovani, età media 27 anni. Hanno 15 dipendenti a Milano e tre a Palo Alto, in California, ma vogliono espandersi perché «buona parte del nostro traffico viene dalla Cina». Tutto questo grazie alla loro start-up, che esiste da un anno e mezzo, ha vinto tutti i premi che poteva vincere ed è una delle realtà web più interessanti d’Italia

Startup L’ Italia del futuro Il nuovo business dei giovani .

Oltre il posto fisso, forse non c’ è il baratro.
C’ è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo.
In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business.
Doochoo propone un sistema per fare i soldi con i sondaggi in rete, ha già conquistato clienti come Ikeae Toyota, ed è guidata da un giovane che quando parla sembra sempre che stia per ribaltare il mondo: Paolo Privitera, veneziano, 35 anni, da dieci negli Stati Uniti («me ne sono andato perché volevo correre»). È uno startupper seriale, nel senso che ne ha all’ attivo già sei. Il premio cileno funziona così: i team scelti vengono ospitati a Santiago per sei mesi e incassano 40 mila dollari ciascuno.
Tanti? Pochi, se pensate che Doochoo potrebbe essere comprata entro l’ anno per 25 milioni di dollari.
Dice Privitera: «A San Francisco non ho mai visto tanti startupper italiani come in questi giorni».
Un terremoto? «No,è un tumulto». Ecco, tumulto rende meglio l’ idea della rivoluzione in corso. Tumulto iniziato da un po’ : l’ 8 dicembre a Parigi un’ altra startup italiana ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all’ economia digitale.
Per i francesi è stato uno shock: appena qualche giorno prima il presidente Sarkozy faceva i sorrisini quando gli nominavano les italiens. Antonio Tomarchio, 29 anni, partito da Giarre, provincia di Catania, sapeva di dover battere anche lo spread della credibilità: è salito sul palco ed ha sbaragliato la concorrenza parlando di Beintoo (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina).

 

Antonio Tomarchio e il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti.


Ancora un passo indietro: a ottobre aveva fatto scalpore il fatto che Mashape, l’ impresa di tre ventenni che avevano polemicamente lasciato l’ Italia, era stata finanziata con circa un milione e mezzo di dollari dal numero uno di Google e dal fondatore di Amazon, ovvero la Champions League della Silicon Valley.
Ma il tumulto non riguarda solo gli startupper lontani. Se restiamo ai casi di successo, quello forse più eclatante in questi giorni è AppsBuilder, piattaforma per farsi da soli applicazioni per telefonino, creata da un ingegnere del Politecnico di Torino di 25 anni, Daniele Pelleri: in undici mesi ha già sfornato 20 mila apps che sono state scaricate oltre un milione di volte.
Questo elenco potrebbe non finire mai. E vuol dire in fondo una cosa sola: avanza una generazione di startupper.
Sono di solito molto giovani, in prevalenza uomini ma ci sono tanti casi di donne (RisparmioSuper di Barbara Labate è il più noto).
E poi: sanno usare benissimo la Rete; parlano alla perfezione almeno l’ inglese; viaggiano in economy anche quando hanno successo perché i soldi non si sprecano; spesso all’ inizio non hanno un vero ufficio e sanno raccontare il loro progetto in tre minuti esatti, non una misura qualsiasi, ma il tempo di una corsa in ascensore con un potenziale investitore (di qui la formula americanissima degli” elevator pitch” per le ormai tantissime competizioni a caccia di capitali).
Ma, soprattutto, gli startupper, non sanno cos’ è il posto fisso. «Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro», ha scolpito nel web Max Ciociola, 34 anni, fondatore di musiXmatch e «startup activist».
Riccardo Luna

 

Beintoo, la start-up da un milione di utenti 
Dal mare di Sicilia alla San Francisco bay

Filippo Privitera e Antonio Tomarchio hanno 30 e 29 anni, vengono rispettivamente da Acireale e Giarre, e danno lavoro a 18 giovani, età media 27 anni. Hanno 15 dipendenti a Milano e tre a Palo Alto, in California, ma vogliono espandersi perché «buona parte del nostro traffico viene dalla Cina». Tutto questo grazie alla loro start-up, che esiste da un anno e mezzo, ha vinto tutti i premi che poteva vincere ed è una delle realtà web più interessanti d’Italia.

«È una giornata intensissima, sono arrivati gli investitori, abbiamo tanti appuntamenti». La sede di Beintoo, a Milano, è piena di gente. In ogni stanza c’è qualcuno che lavora o qualcuno che discute. L’unico spazio vuoto è una stanzetta con la macchina per fare il caffè e un divanetto per fare una pausa. Filippo Privitera ha trent’anni, e Antonio Tomarchio 29.
Grazie alla loro start-up, oggi danno lavoro a 18 persone: 15 in quelle stanze milanesi, tre a Palo Alto, nella San Francisco bay. Se per caso i cognomi lasciassero dubbi, tutt’e due sono siciliani. Filippo di Acireale, Antonio di Giarre. «Ci siamo conosciuti tramite amici in comune, mentre io studiavo alla Scuola superiore di Catania, e all’università facevo Ingegneria elettronica», racconta Filippo, che dei due è quello che è andato via dall’Isola più tardi. «Mi sono trasferito qui nel 2008, sempre per lavoro – spiega – Mentre Antonio aveva studiato all’École centrale di Parigi, e poi al Politecnico di Milano».

«Beintoo è un modo per restituire un valore agli utenti che usano app sui loro smartphone». In parole semplici funziona così: ci sono una trentina di applicazioni – tra le quali la celeberrima Fruit Ninja (il gioco dove s’affetta frutta con la katana) che hanno deciso di aderire alla piattaforma ideata dai due siciliani. Ciò significa che, usandole, l’utente iscritto a Beintoo ci guadagna: «Abbiamo creato una moneta virtuale, i bedollars, che possono essere spesi per acquistare oggetti reali all’interno del nostro market online, oppure per vincere coupon sconto». Così, un numero stabilito di bedollars può valere un peluche per la festa della mammaun buono del 50 per cento da Bottega verde e molto altro: «In questo modo, i marchi piazzano i loro prodotti». L’idea per i due giovani è arrivata nel 2010, poi tra una cosa e l’altra – «adempimenti burocratici, soprattutto» – sono partiti a fine gennaio del 2011. Oggi, dopo un anno e mezzo di attività e 650 mila euro di finanziamenti trovati, Beintoo attinge a un bacino di 100 milioni di persone e ha raggiunto un milione di utenti registrati.
Un progetto ad alto contenuto d’innovazione, che piace al mondo delle start-up. LeWeb, per esempio, è una delle più importanti competizioni per start-up del mondo, «anche se in realtà è più basata sull’Europa», precisa Filippo. L’edizione 2011 l’ha vinta proprio Beintoo, tra gli applausi dei colleghi. «Ci siamo iscritti per provare, già superare le prime selezioni è stata una sorpresa, figurarsi arrivare per primi», ride il ragazzo, che è il responsabile di tutta la parte tecnica.
Oggi ancora in fase di assunzione. «Siamo in un momento di grande sviluppo, abbiamo bisogno di programmatori validi, cerchiamo le eccellenze, i migliori».
Trovarli, però, è difficile. O è difficile riuscire ad assumerli: «Vogliono il posto fisso, il contratto a tempo indeterminato, ma io e Antonio il tempo indeterminato l’avevamo e l’abbiamo lasciato per lanciarci in questa avventura, così come tutti i ragazzi che lavorano con noi, che sono tutti assunti con contratto a progetto». 
L’età media è 27 anni, il più giovane di anni ne ha 22. «Siamo un’azienda giovane, dinamica, il posto fisso è un concetto che non si lega bene al concetto di start-up – spiega Privitera – È troppo costoso, ed è anche un po’ obsoleto».
Non vuole fare polemica, non gli interessa, «voglio solo assumere persone che non vengono a lavorare per me perché vogliono sistemarsi, ma perché credono nel progetto: ho bisogno di gente che combatta come faccio io, non che si adagi con la stabilità». In più, se uno è tanto bravo e sa di esserlo, non ha paura di cambiare continuamente posto di lavoro: «È una sfida come un’altra».
I prossimi passi saranno l’apertura di nuove sedi di Beintoo in giro per il mondo: «Vogliamo ingrandire Palo Alto e poi il nostro obiettivo principale è l’Asia, visto che buona parte del nostro traffico viene dalla Cina».
Alla Sicilia ci si pensa, mica no. «Volevamo aprire giù qualcosa che si occupasse di ricerca e sviluppo», ma è una regione complicata. «Non è che non si possano fare start-up lì, è solo che il territorio non ti supporta, i clienti li devi incontrare fisicamente e al Sud non ci sono aziende con le quali si possa lavorare, per esempio, sull’advertising».

Luisa Santangelo 29 MAGGIO 2012

 

Beintoo, startup tutta italiana, si aggiudica la Startup Competition di LeWeb. Ennesima dimostrazione di come l’eccellenza italiana conquista e mette d’accordo tutti in giro per il mondo.

 

La Startup Competition di  LeWeb, svoltasi in questi giorni a Parigi, ha visto trionfare Beintoo, unico concorrente italiano. Il primo della fila Antonio Tomarchio.

Cos’è Beintoo?
Beintoo permette di ottenere benefici reali dalla tua attività online.
Utilizzando le tue app preferite (piattaforma Android/iOS/Facebook) potrai incrementare il tuo Bescore e quindi aumentare la tua ricchezza in Bedollars.

In un secondo momento potrai trasformare i tuoi Bedollars virtuali in reali benefici come coupon, sconti e bonus, presso i partner affiliati, da utilizzare nella vita di tutti i giorni.

Ovviamente la piattaforma è aperta anche agli sviluppatori che vogliono monetizzare quanto da loro prodotto.
Il modello di business adottato prevede che il 60% del ricavato sia destinato allo sviluppatore mentre il 40% a Beintoo.

Chi c’è dietro Beintoo?
Dietro un nome, un brand o un marchio c’è sempre un team di persone che, con le proprie eccezionali capacità, hanno speso tutto per inseguire il sogno.
Come già anticipato, Beintoo è startup tutta italiana. Ecco tutti i componenti del team:

Antonio Tomarchio – Fondatore
– Filippo Privitera – Fondatore
– Andrea Cozzi – Co-Fondatore
– William Nespoli – Co-Fondatore
– Walter Ferrara – Co-Fondatore

Qualche numero:
– 24 milioni di utenti
– 200 sviluppatori attivi
– 60 mila utenti “premiati” ogni giorno

Questo ennesimo successo di una realtà italiana dimostra come le migliori menti del nostro paese siano sempre in grado di stupire e di convincere tutti in giro per il mondo.
Anche se il nostro paese spesso non offre il giusto supporto alla crescita ed alla maturazione di realtà imprenditoriali, il crescente successo dei nostri giovani ci fa ben sperare per una società migliore nel prossimo futuro. 
SABATO 10 DICEMBRE 2011

 

Cuebiq/Beintoo

Oggi una delle realtà informatiche che affondano le radici in Italia, e in particolare in Sicilia, più promettenti è Cuebiq, spin-off americano dell’azienda italiana Beintoo. Il suo CEO è Antonio Tomarchio, già conosciuto per il suo lavoro in Dada sul sistema di online advertising Simply. Oggi Tomarchio guida il successo di Cuebiq da New York e le ultime procedure per la conclusione della fase di startup.
La squadra di Tomarchio, così come i due ragazzi della prossima storia, ha molti elementi originari della provincia di Catania.
Recentemente Cuebiq ha ricevuto un secondo round di finanziamento da 27 milioni di dollari.
Si tratta del secondo round di finanziamento per l’azienda che già nel 2012 aveva ottenuto 5 milioni di dollari.
Più di 1300 tra aziende e brand usano le tecnologie di Cuebiq per fornire soluzioni mirate ai loro clienti. Questo finanziamento supporterà lo sviluppo di ulteriori prodotti, contribuirà all’espansione delle operazioni su scala globale e all’avanzamento delle iniziative sulla privacy dei dati attualmente in discussione. Fra gli altri elementi della sua strategia, infatti, Cuebiq si fa promotore delle tecnologie a garanzia della privacy e dell’esportazione del GDPR su tutto il pianeta.

Antonio Tomarchio

Cuebiq è un’azienda di business intelligence. La metodologia proprietaria di Cuebiq consente la raccolta anonima dei dati sulla posizione e l’analisi offline dei trend aggregati. Il modo in cui le persone si muovono all’interno dei punti vendita viene elaborato sulla base di altri dati sul comportamento dei consumatori. Il tutto avviene in forma completamente anonima.
La metodologia proprietaria di Cuebiq consente la raccolta anonima dei dati sulla posizione e l’analisi offline dei trend aggregati.
Ciò permette alle aziende di realizzare campagne pubblicitarie mirate: queste informazioni aggregate, infatti, hanno dimostrato di fornire notevoli capacità predittive per la previsione delle prestazioni allo scopo di correlare tendenze e vendite per un’ampia gamma di settori verticali.
Una vera e propria manna dal cielo per tantissime imprese il cui business funziona sulla raccolta e l’elaborazione dei dati.
L’azienda affonda le sue radici in Beintoo, brand con il quale Tomarchio e la sua squadra hanno saputo cogliere i trend di mercato e modificare il suo orientamento iniziale, più votato al concetto di gamification, come abbiamo visto in una precedente intervista ad Antonio Tomarchio.
“La ricerca di fondi è una sfida fondamentale perché è necessario essere finanziati per poter avere la tranquillità di lavorare focalizzati sul prodotto e senza distrazioni”, diceva Tomarchio in quell’intervista. “In Italia esiste una comunità di angel e inizia a esserci una comunità di venture capital di rilievo formata da persone competenti. È chiaro che non vi è la stessa disponibilità di fondi che si può avere negli Stati Uniti, ma è anche chiaro che il numero di startup è decisamente ridotto”.

 

La tecnologia Beintoo ha rappresentato una parte cruciale di uno dei titoli mobile di maggior successo di quel periodo, Fruit Ninja. La software house di origine siciliana con sede a Milano ha infatti collaborato con Halfbrick Studios, la software house australiana che ha creato Fruit Ninja e Jetpack Joyride.

Le tecnologie di localizzazione di Cuebiq vengono anche utilizzate dagli sviluppatori di app per creare esperienze migliori per gli utenti, consentendo la pubblicazione di messaggi pubblicitari contestuali. Cuebiq sfrutterà la tecnologia blockchain per creare un mercato di dati aperto capace di portare valore economico non solo alle società che gestiscono dati e ai loro clienti, ma anche agli utenti finali.

“Fin dalla sua istituzione, Cuebiq si è impegnata a proteggere la privacy degli utenti, ottenendo le certificazioni NAI e TRUSTe”, ha affermato Antonio Tomarchio. “Questo impegno ha reso un fattore critico la volontà di collaborare con investitori che la pensassero allo stesso modo. Cuebiq non solo è conforme al GDPR in Europa, ma sta anche lavorando con le sue app partner per adottare lo stesso framework lungimirante in tutto il mondo. Riteniamo che la privacy e la trasparenza offrano vantaggi per tutte le parti interessate, dagli utenti finali agli sviluppatori di app fino alle data companies”.

“È per noi fonte di orgoglio che l’intero R&D dell’azienda sia basato a Milano, nella nuova sede che conta già oltre 40 dipendenti con un forte piano di crescita”, aggiunge Walter Ferrara, Country manager italiano. “Abbiamo moltissime posizioni aperte, disponibili nella sezione career del nostro sito, tra cui Data Engineers, Data Scientist, Full Stack Engineers in un contesto di innovazione tecnologica che ci ha portato all’uso di soluzioni top-notch”.

 

 

 

Drive-to-store, McDonald’s sceglie la location intelligence di Beintoo

L’azienda di fast food ha utilizzato BeAttribution Lite, nuova versione alleggerita del prodotto BeAttribution, per misurare l’efficacia delle campagne pubblicitarie mobile dedicate a promozioni brevi.
McDonald’s ha scelto Beintoo per verificare sul campo l’efficacia dei dati di location effettuando studi di analisi del traffico su campagne drive-to-store legate a brevi promozioni.

 

Mandatory Credit: Photo by Shutterstock (9077573o)
Scott McDonald (President and CEO, ARF), Antonio Tomarchio (CEO, Cuebiq), Mark Rabe (CEO, Sojern), David Wong (SVP, Product Leadership, Nielsen Watch), Chris Kelly (CEO, Survata)
Measuring Up seminar, Advertising Week New York 2017, Target Media Network Stage, PlayStation Theater, New York, USA – 27 Sep 2017


Grazie alla BeAttribution Lite della società tecnologica, una nuova versione alleggerita del prodotto di location intelligente BeAttribution, è possibile infatti effettuare questi studi su tutte le campagne, senza limiti di durata o delivery (numero di impression ecc.), restituendo accurati insights sulla risposta offline dei consumatori.
“La versione Lite è stata pensata per rispondere alle esigenze di diverse tipologie di player: dai grandi marchi che basano il loro business sulla diversificazione dell’offerta e hanno l’esigenza di promuovere diversi prodotti, ai piccoli brand che vogliono sfruttare gli strumenti della location intelligence per orientarsi verso il marketing data driven.
In un mercato dominato dall’omnicanalità, infatti, è fondamentale ottenere insights sulle singole iniziative di marketing con una frequenza periodica, motivo per il quale abbiamo pensato che questo prodotto sarebbe stato in grado di rispondere alle esigenze di McDonald’s.
Il brand, infatti, realizza spesso iniziative promozionali limitate nel tempo e, inoltre, si è sempre dimostrato aperto all’innovazione e alla sperimentazione di nuovi strumenti e prodotti”, afferma Luca Marmo, Sales Account Manager Beintoo.
L’azienda ha richiesto inizialmente un primo studio di BeAttribution Lite sulla campagna drive-to-store Crispy McBacon. Grazie alla tecnologia proprietaria, Beintoo ha erogato la campagna su specifiche audience e quantificato il numero di utenti che, dopo essere stati esposti al messaggio pubblicitario, si sono recati in uno dei punti vendita McDonald’s sul territorio nazionale.
Per misurare l’effettiva efficacia della campagna, inoltre, questi dati sono stati incrociati con quelli di un gruppo di controllo con le stesse caratteristiche che non era stato esposto al messaggio, generando così il dato di uplift, ovvero, il numero reale delle visite attribuite grazie all’impatto della campagna pubblicitaria.



La prima campagna drive-to-store ha ottenuto più di un milione di impression e portato nel punto vendita decine di migliaia consumatori su tutto il territorio nazionale, facendo registrare un tasso di visita compreso tra il 5% e il 7% (rapporto tra gli utenti raggiunti dalla campagna e le visite uniche presso gli store all’interno della finestra di conversione).
L’efficacia della campagna è stata dunque molto positiva, come dimostra il dato di uplift che ha registrato un incremento in linea con la media di settore. McDonald’s ha poi deciso di effettuare questo studio anche sulle campagne pianificate successivamente, migliorando ancora la tendenza positiva fino al raggiungimento di un uplift superiore al 15% per la campagna Salva Euro.
Lo studio di BeAttribution Lite ha fornito, inoltre, al cliente una dashboard navigabile dove poter osservare nel dettaglio per ogni campagna insights come: le visite, il tempo di permanenza, la distanza percorsa per raggiungere lo store, l’arco temporale trascorso tra la visione del messaggio pubblicitario e la visita in store e, infine, la creatività utilizzata.
Questo consente di poter analizzare con semplicità i singoli risultati divisi per regione, ed effettuare una valutazione minuziosa sull’efficacia delle diverse promozioni in relazione all’arco temporale e alla distribuzione geografica degli utenti e dei punti vendita.
Cosimo Vestito – 16 luglio 2019

Che dire ?!!!  Congratulazioni  alla famiglia Tomarchio e un grazie ad Antonio chè ci fa sentire più orgogliosi di essere siciliani. 
Ad Maiora Semper.

 

 

 

 

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