Portaro Antonino

 

 

Antonino Portaro

  Antonino Portaro, nato a Malvagna (Messina ), risiede a Roma.
Funzionario Dirigente del Ministero Economia e Finanze, per il quale ha svolto anche incarichi di Revisore dei conti presso Enti Pubblici; attualmente, svolge  funzioni di Giudice tributario.
Laureato in Economia  e  Commercio presso l’Università di Catania, ha conseguito la seconda laurea in lettere, con indirizzo (Storia dell’arte e Archeologia) presso l’Università “ La Sapienza” di Roma.
Ha le seguenti specializzazioni:
a) Abilitazione all’esercizio della professione di Dottore Commercialista;
b) Abilitazione all’insegnamento di discipline tecniche commerciali e aziendali;
c) Abilitazione all’insegnamento di discipline giuridiche ed economiche;
d)Abilitazione all’insegnamento di geografia economica;
e) Abilitazione di Guida turistica e Accompagnatore turistico per  Roma e Provincia.
Onorificenze:
Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, iscritto nell’Elenco di Commendatori Naz.n 175512 Serie I; Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana;
Cavaliere di Malta dell’Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme;
Presidente dell’Associazione cultura A.R.C.A. di Roma e dell’Ass.Cult.” Cuba bizantina”di Malvagna.
Fa, inoltre, parte della Galleria d’Arte “ Il Leone” di Roma in cui svolge attività di critico d’arte per le mostre di pittura e scultura e conferenze culturali.
E’ componente, anche, di altre Associazioni culturali come l’Accademia “ Dante Alighieri” di Roma ; Accademia dei Lincei di Roma, nonché dell’Accademia internazionale “ Il Convivio” di Castiglione di Sicilia.

Volumi editi:
– Malvagna Storia, arte e tradizioni di un paese siciliano” Vincenzo Ursini Editore- Catanzaro  -1986.
– Mandorli in fiore “ poesie in vernacolo siciliano Vincenzo Ursini Editore– Catanzaro – 1988 .
-Manuale pratico controllo conti giudiziali nelle Ragionerie Regionale e Provinciali dello Stato, Vicenzo Ursini Editore, Catanzaro, 1995 ( Recensito dal Ragioniere Generale Dott. Andrea Monorchio.
– La Moschea di Roma, Vincenzo Ursini Editore – Catanzaro-1996.
-Malvagna e i paesi della valle dell’Alcantara ( Storia, Arte e Tradizioni) Vincenzo Ursini Editore – Catanzaro -1999.
– La Cuba ( Trichora bizantina) di  Malvagna, Vincenzo Ursini  Editore – Catanzaro 2006.
-Malvagna ieri e oggi- Immagini a confronto. Un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo attraverso le foto d’epoca. Vincenzo Ursini  Editore – Catanzaro 2010.
-Randazzo ieri e oggi– Immagini a confronto. Un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo attraverso le foto d’epoca.   Euroselect – Roma  2014.
-Taormina  ieri e oggi- Immagini a confronto. Un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo attraverso le foto d’epoca.  Edizioni Convivio – Castiglione di Sicilia ( Catania) 2016.
 – Gli Antichi vicoli medievali di Randazzo. 
 –
Composizioni in vernacolo siciliano : ” A li Fimmini ” e “Lu veru amicu “.

Altre pubblicazioni interne al Ministero dell’economia e finanze hanno riguardato:
– 
Il controllo di gestione; 
– L’Equo indennizzo del personale civile e militare dello Stato;
– Il Controllo successivo degli Uffici centrali del Bilancio della Ragioneria Generale dello Stato. – Il controllo interno nella Pubblica Amministrazione.

Come poeta in lingua e dialetto, ha partecipato a numerosi concorsi letterari ottenendo importanti riconoscimenti, tra i quali:
 – Premio Città di Valletta a Malta ;Premio Città a Catanzaro; – 
 – Premio Nino Martoglio a Catania ;
 – Gran Premio Città di Roma;
 –  Premio Internazionale San Valentino a Terni;
 –  Premio Donna” a Roma;
 –  Premio “Otima” di Milano” a Milano . 
 –  Premio Jacopone da Todi a Todi ( Perugia).

E’ presente in molte Antologie ed è stato citato e recensito da importanti quotidiani e riviste:
La Gazzetta del Sud di Messina;  l Corriere di Roma;  Il Tempo di Roma;  Il Giornale di Sicilia di Palermo ;  L’Avvenire; Times di La Valletta ( Malta);
Il Convivio. Gazzettino on line.;  Voce romana.

 

Antonino Portaro  “apre”  la Cuba di Malvagna.

 

Grazie all’interessamento ed all’impegno del funzionario ministeriale, nonché poliedrico intellettuale, la piccola cappella bizantina comincia a divenire meta di flussi turistici da tutt’Italia

     Grazie alla presenza in una sua contrada rurale della cappella bizantina denominata “Cuba”, il Comune di Malvagna è da diversi mesi meta di flussi turistici provenienti da tutt’Italia.
A fare da “cicerone” è Antonino Portaro, un benemerito cittadino malvagnese residente a Roma per lavoro (è funzionario presso i Ministeri dell’Economia e della Difesa), ma che non ha mai rescisso il cordone ombelicale col paese natio, cui rivolge i suoi molteplici interessi culturali (negli ultimi anni, pur senza trascurare la sua principale attività burocratica.
Portaro ha conseguito la laurea in Archeologia Cristiana, l’abilitazione all’insegnamento della Geografia e la qualifica di guida turistica; è, inoltre, autore di pregevoli pubblicazioni sulla storia, le tradizioni ed i beni monumentali della sua Malvagna)
.

     Della Cuba di Malvagna e del terreno su cui essa insiste Antonino Portaro è il proprietario; da qui il suo impegno nel tentare di valorizzare il monumento sopperendo al disinteresse delle pubbliche istituzioni.
     «In questi mesi – sottolinea – diversi pullman provenienti sia dalla Capitale che da altre città si sono recati alla volta del mio paese; i passeggeri erano turisti di un certo livello intellettuale incuriositi dalla Cuba malvagnese, un monumento unico nel suo genere perché, a differenza degli altri analoghi esistenti in Sicilia, è ben conservata e non è ubicata in edifici sotterranei».
     Da un’apposita monografia data alle stampe tre anni fa da Antonino Portaro per i tipi della “Ursini” di Catanzaro, si apprende che la Cuba di Malvagna risale al VII secolo dopo Cristo, quando i bizantini occupavano la Sicilia. Tale particolare periodo storico si caratterizzò per la disgregazione dei grossi centri urbani che portò alla formazione di comunità periferiche, tra cui quella che si stanziò nelle contrade su cui insiste l’odierna Malvagna.
Ecco, allora, il sorgere in loco di edifici sacri, come le Cube, ulteriormente necessitate dal “furore iconoclasta” che pervadeva le città: nell’VIII secolo d.C. venne vietato il culto delle immagini sacre e, di conseguenza, a monaci ed artisti non rimaneva che esprimere la propria spiritualità ed il proprio estro proprio in quelle piccole e semplici cappelle dislocate nelle campagne.
La denominazione “Cuba”, tuttavia, non appartiene al periodo bizantino bensì a quello successivo della dominazione araba, e trae origine dal termine “kupa”, ossia la cupola (piuttosto appiattita) che connota questi edifici a pianta quadrata.
     In Sicilia (soprattutto nel Siracusano) e nelle campagne della Valle dell’Alcantara (in particolare tra Castiglione e Randazzo) di Cube ve ne sono parecchie, ma quella di Malvagna è, sicuramente, la meglio conservata; merito, soprattutto, di un intervento di consolidamento effettuato nel 1997 dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina.
     «Adesso – fa osservare Antonino Portaro – ne servirebbe uno di restauro conservativo, ma le pubbliche istituzioni sono sempre lente ad intervenire.
Per quanto mi riguarda, sono un privato cittadino ben felice di offrire alla pubblica fruizione un bene culturale quale la Cuba di Malvagna, anche se ritengo che quel che faccio io dovrebbero farlo gli enti pubblici. Ebbene: da un’Amministrazione Comunale malvagnese precedente all’attuale ricevetti, alcuni anni fa, una proposta d’acquisto di tale immobile che però, per problemi presumibilmente politici, non venne mai formalizzata; ed anche una richiesta di convenzione da parte dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara è rimasta lettera morta.
Ed allora, visto l’andazzo, meglio che questi ruderi continuino ad appartenere a privati cittadini: uno come me ha la consapevolezza della loro rilevanza storico-culturale e, nelle epoche passate, i vecchi contadini ne hanno garantito la conservazione utilizzandoli come casolari.
Basta, del resto, considerare quanto accaduto proprio qui a Malvagna con il pregevole Convento dei Frati Minori: venne acquistato dal Comune a suon di quattrini, ma continua a versare nel degrado più totale…
».
     Tornando alla Cuba, al danno si sarebbe aggiunta – come suol dirsi – la beffa: in occasione del suo recente soggiorno estivo siciliano, Antonino Portaro non ha potuto fare a meno di manifestare il proprio disappunto per quanto riportato proprio dal sito internet del Comune di Malvagna (www.tuttomalvagna.it).

     «In quelle pagine web – dichiara indignato il professor Portaro – si legge che “… in un terreno di proprietà privata recintato, la Cuba continua a rimanere abbandonata a se stessa e chiusa alla pubblica fruizione”: non è affatto vero! A mie spese, senza alcun contributo da parte del Comune di Malvagna né di altri enti, ho realizzato una stradella di accesso alla zona della Cuba, ho fatto produrre ed installare la segnaletica che conduce al monumento (inserendoci anche il mio numero di cellulare onde poter prenotare le visite da concordare, in mia assenza, con una famiglia del posto) ed ho scritto e pubblicato un opuscolo turistico-divulgativo al riguardo; ed oggi mi prodigo, con eccellenti risultati e senza far pagare alcunché, a portare lì visitatori da tutt’Italia che, assentandomi da Roma, accompagno direttamente sul luogo.
Ma mi risulta che pure gente di Malvagna e del comprensorio dell’Alcantara, nonché scolaresche, hanno libero accesso alla Cuba. E se quel terreno è stato recintato, lo si è fatto per salvaguardare il monumento.
Se il Comune o chi per esso –
conclude Antonino Portaro con una punta di polemica – ritiene di poter far di meglio (ma ho i miei dubbi…), si cominci a vagliare seriamente la possibilità di acquistare la Cuba o di prenderla in gestione perché, sino a prova contraria, attualmente sono io il legittimo proprietario di questo edificio».
     www.malvagnacubabiza.altervista.org

     RODOLFO AMODEO

 

Il Comune etneo è il protagonista dell’ultima fatica editoriale del poliedrico intellettuale di Malvagna il quale, così come fece quattro anni fa con riferimento al suo paese d’origine, propone un significativo e gradevole viaggio per immagini sulle mutazioni avvenute nel pregevolissimo centro urbano della cittadina medievale

In occasione delle ferie estive, il poliedrico intellettuale Antonino Portaro non fa quasi mai ritorno nella sua Sicilia “a mani vuote”, ossia senza un “regalo” per la terra che gli ha dato i natali, esattamente sessantanove anni fa nel paesino di Malvagna.
Così, in quest’estate 2014, il benemerito cittadino malvagnese prima di lasciare la Capitale, dove risiede, ha messo in valigia la sua nuova pubblicazione “Randazzo ieri e oggi”, edita dall’associazione culturale “Cuba Bizantina” ed incentrata su un dovizioso confronto fotografico tra il passato ed il presente della cittadina medievale dell’alta Valle dell’Alcantara. 

In pratica, nelle circa duecento pagine che compongono l’accattivante volume, l’autore descrive la storia e le caratteristiche dei numerosi e pregevoli beni monumentali ed architettonici presenti nel centro storico randazzese, affiancando al testo una foto d’epoca ed una attuale del soggetto (chiesa, palazzo nobiliare, vicolo o stradina caratteristica, ecc.) di cui trattasi.
La stesso tipo di originale ed apprezzata operazione editoriale era stato posto in essere da Portaro quattro anni fa con una pubblicazione analoga dedicata al suo paese natio (“Malvagna ieri e oggi”); adesso, dunque, è toccato a Randazzo il “privilegio” di questo confronto iconografico tra passato e presente, preziosa testimonianza dell’evoluzione (o a volte, purtroppo, “involuzione”…) dei tempi e dei costumi.
Randazzo, comunque, è di per sé una città d’arte e, ad onor del vero, i suoi abitanti e coloro che si sono trovati ad amministrarla nel corso delle varie epoche hanno avuto la capacità ed il merito di preservare i suoi tanti beni monumentali, consentendo a questo Comune etneo di mostrare a tutt’oggi la sua aura d’antichità ed il suo glorioso passato.
Lo stesso, invece, non è avvenuto in tanti altri paesi siciliani (e della Valle dell’Alcantara in particolare), dove l’“antico” è stato troppo frettolosamente liquidato per “vecchio” e sostituito con manufatti amorfi, se non anche antiestetici, facendo perdere ai luoghi la propria storia e la propria identità.
Anche con riferimento a Randazzo, comunque, vi è sempre una qualche differenza tra una foto scattata in un determinato luogo un secolo fa ed una scattata oggi nel medesimo luogo: la chiesa, il monumento o l’edificio storico sono magari rimasti di per sé “incontaminati”, mentre qualcosa è cambiato sullo “sfondo”, a causa, ad esempio, dei nuovi insediamenti urbani che hanno occultato i retrostanti angoli di natura.
E’ quindi pur sempre interessante e suggestivo questo “viaggio nel tempo” proposto da Nino Portaro, particolarmente coinvolgente per la popolazione randazzese, ma anche, più in generale, per tutti i cultori della storia e delle tradizioni della Valle dell’Alcantara.
Nel volume in questione, inoltre, l’autore ha dedicato due capitoli d’appendice anche ai contigui Comuni di Santa Domenica Vittoria e Malvagna (quello sul paese natio, in particolare, è una sintesi del sopra accennato volume dato alle stampe da Portaro nel 2010, integrata con qualche immagine più recente).
La nuova fatica editoriale di Antonino Portaro non poteva che essere ufficialmente tenuta a battesimo nel Comune di cui tratta, ossia Randazzo, dove alcune sere addietro la locale sezione dell’associazione “Unitre” le ha dedicato un’apposita conferenza che, oltre a quello dell’autore, ha registrato gli interventi di Concetta Sgroi e Maria Trimi, rispettivamente presidente e segretaria dell’associazione ospitante.
Ma anche il Comune di Malvagna ha ritenuto doveroso riservare una serata al recente scritto di questo suo figlio illustre, dirigente del Ministero dell’Economia e laureato sia in Economia e Commercio che in Storia dell’Arte ed Archeologia, il quale, nonostante risieda stabilmente a Roma, si è sempre prodigato per valorizzare l’amato paesino d’origine, non solo con i suoi scritti (parecchi dei quali gli hanno meritato prestigiosi riconoscimenti nazionali), ma anche tramite lodevoli iniziative di richiamo turistico, come l’apertura al pubblico della caratteristica Cuba bizantina, ricadente in un terreno di sua proprietà, e l’allestimento di un ricco “Museo Etnografico della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari” al piano terra della sua abitazione di famiglia. Così, qualche sera fa, “Randazzo ieri e oggi” è stato presentato pure a Malvagna, alla presenza, tra gli altri, del parroco Daniele Torrisi, del sindaco Rita Mungiovino e del docente di Lettere Angelo Manitta, presidente dell’Accademia Internazionale “Il Convivio”. 

Rodolfo Amodeo   

FOTO:Portaro con il suo nuovo libro ed alcuni momenti delle presentazioni del volume tenutesi a Randazzo e Malvagna (oltre all’autore, nelle immagini appaiono anche il primo cittadino malvagnese Rita Mungiovino, il sacerdote Daniele Torrisi ed il prof. Angelo Manitta.

 

 

“Malvagna ieri e oggi”: il confronto fotografico di Antonino Portaro

Un’interessante e gradevole pubblicazione con cui il poliedrico studioso e scrittore mette a raffronto il passato ed il presente del piccolo centro attraverso centinaia di immagini di luoghi, personaggi ed eventi “da non dimenticare”

     Ennesimo “atto d’amore” del poliedrico intellettuale Antonino Portaro verso la “sua” Malvagna, il paesino della Valle dell’Alcantara che gli ha dato i natali sessantacinque anni fa, ma del quale continua a conservare e divulgare la memoria storica malgrado risieda a Roma per lavoro (Portaro è funzionario dirigente del Ministero dell’Economia e Finanze, ndr).
     E’ delle scorse settimane l’uscita della gradevole pubblicazione “Malvagna ieri e oggi – Immagini a confronto”, un corposo volume fotografico, edito per i tipi della “Ursini” di Catanzaro, nelle cui oltre duecento pagine Nino Portaro ha fatto confluire ben centonovantacinque scatti ritraenti angoli, panorami, monumenti e tradizioni popolari del Comune malvagnese realizzati dai primi anni del secolo scorso sino ad oggi e che l’autore ha tratto sia dal suo archivio personale e sia dal materiale messogli a disposizione dai concittadini più anziani e dagli eredi di questi ultimi.
Ne è scaturito un vero e proprio “album fotografico dei ricordi”, all’insegna di un sapiente “mix” di bianco e nero e colore, che non può non appassionare tutti gli abitanti del piccolo centro i quali, sfogliando quelle pagine, vengono “magicamente” catapultati in un suggestivo “viaggio” a ritroso nel tempo da cui riaffiorano luoghi e volti che è giusto, se non doveroso, non dimenticare.

     «I processi di cambiamento – spiega Nino Portaro a commento di quest’ultima sua fatica editoriale – sono, purtroppo, ineluttabili: tutto ciò che vive cambia, ed il cambiamento può avvenire in maniera graduale e quasi impercettibile, oppure in modo traumatico.
Sta di fatto che la trasformazione di una comunità comporta inevitabilmente la sottrazione alla memoria di immagini legate alle proprie dirette esperienze di vita. Orbene: questa mia pubblicazione, all’insegna di “confronti fotografici”, non vuol promuovere “requisitorie” né inutili condanne, ma andando oltre la fisiologica tendenza alla curiosità popolare ed alla nostalgia del passato, intende dare un contributo al riconoscimento degli errori che dovevano essere evitati allo scopo di non reiterarli e, ove possibile, “salvare il salvabile”
».
     Ed, in effetti, scorrendo le foto e le relative sintetiche didascalie di “Malvagna ieri e oggi” trapela l’amarezza per la perdita di beni monumentali di un certo pregio e dal notevole significato storico-religioso nonché sociale, quali il Castello dei Lanza (distrutto per far posto all’attuale municipio), il campanile annesso a quest’ultimo ed alla contigua Chiesa di Sant’Anna (demolito nel 1990) e le caratteristiche antiche abitazioni rurali, sostituite da amorfe case in cemento, sicuramente più funzionali ed al passo coi tempi, ma spesso anche antiestetiche essendosi innestate in un contesto paesistico che avrebbe meritato interventi costruttivi meno invasivi, con un impiego più sapiente dei colori delle facciate e limiti alle sopraelevazioni indiscriminate.
     Ma, fortunatamente, proprio questa pubblicazione di Portaro consente ai malvagnesi e, più in generale, a tutti gli studiosi e semplici cultori di storia della Valle dell’Alcantara di conservare l’immagine di quella “Malvagna che non c’è più” e che oggi, se adeguatamente preservata (facendo, ad esempio, rimanere “incontaminati” alcuni suoi quartieri, così come si è saggiamente fatto in tantissime località del Nord e del Centro Italia), avrebbe potuto costituire una meta turistica, dando concreta realizzazione ai “sogni” dei tanti amministratori ed imprenditori dell’entroterra alcantariano che (come si evince dai continui “proclami” di questi ultimi nei convegni e sui giornali…) aspirano a “rubare” ospiti e visitatori alle “blasonate” Taormina e Giardini Naxos.
     Non tutti i mutamenti, comunque, vengono per… nuocere: Portaro si compiace, ad esempio, di quelli che hanno riguardato la Chiesa di Sant’Anna, il cui arredo interno nonché i simulacri del Crocifisso, della titolare dell’edificio sacro e della Madonna del Carmine sono assurti a nuovo splendore, grazie alle innovazioni ed ai restauri voluti, in particolare, dall’attuale giovane parroco Don Daniele Torrisi.
     Ma, al di là degli spunti di riflessione che l’autore vuole stimolare, “Malvagna ieri e oggi” assolve anche ad una più “effimera” funzione “ricreativa”, ossia la possibilità per il fruitore (nella fattispecie il malvagnese “doc”) di abbandonarsi ai nostalgici “amarcord” del passato, ritrovando in quelle pagine luoghi e personaggi della propria infanzia: un’intera sezione del volume è, addirittura, dedicata alle classiche foto ricordo delle scolaresche locali in posa con i loro “mitici” insegnanti; e poi i momenti più “esaltanti” della vita paesana, come la posa della prima pietra della Casa Comunale (1927), le originarie edizioni della “colossale” Sacra Rappresentazione vivente della Passione di Cristo, le varie processioni della Patrona Sant’Anna e le visite che eminenti politici nazionali del Dopoguerra (Stagno D’Alcontres, Eros Cuzari, Carmelo Santalco, Corrado Terranova, Modesto Sardo, ecc.) effettuarono nel piccolo centro in occasione di cerimonie inaugurali ed eventi vari.
     Nell’ultima sezione del volume Nino Portaro ha raccolto anche immagini e notizie relative al limitrofo Comune di Mojo Alcantara, «in quanto – tiene a precisare l’autore – i due paesi sono strettamente legati da fattori affettivi ed economici derivanti dalla loro storia comune, visto che durante il periodo fascista costituivano un’unica municipalità denominata “Lanza”».
     E’ auspicabile che ogni cultore di storia patria segua l’esempio di Antonino Portaro producendo per il proprio Comune un’opera simile a “Malvagna ieri e oggi” onde non smarrire l’identità dei luoghi e delle rispettive comunità.
     Lo storico e scrittore malvagnese ha, altresì, avuto il grande merito di elaborare un prodotto editoriale che, grazie al poco scritto ed all’abbondanza di immagini, riesce a divulgare la storia di un territorio anche presso chi (vuoi per mancanza di tempo, vuoi per formazione ed indole personale) è poco avvezzo alla lettura.
     Il prezioso documento è stato ufficialmente presentato alcune sere addietro a Malvagna nella Chiesa di S. Anna in un’apposita conferenza, moderata da Cettina Portaro, cui, oltre all’Autore, sono intervenuti il sindaco Rita Mungiovino, il parroco Daniele Torrisi, la giornalista Enza Conti ed il prof. ngelo Manitta, fondatore e presidente dell’Accademia Internazionale “Il Convivio”.

     RODOLFO AMODEO 

 

Randazzo: a passeggio nel Medioevo guidati da Antonino Portaro

 

Lo studioso originario di Malvagna ha presentato al Museo dell’Opera dei Pupi il suo volume dedicato al tessuto urbano della cittadina etnea, virtuoso esempio di conservazione della memoria storica, che altrove, invece, è stata “cancellata” da deprecabili nuove scelte costruttive.

In occasione delle ferie estive, il poliedrico intellettuale Antonino Portaro non fa quasi mai ritorno nella sua Sicilia “a mani vuote”, ossia senza un “regalo” per la terra che gli ha dato i natali, esattamente nel paesino di Malvagna, in provincia di Messina.
Così, in quest’estate 2018, il benemerito cittadino malvagnese prima di lasciare la Capitale, dove risiede, ha messo in valigia la sua nuova pubblicazione:
“Gli antichi vicoli medievali di Randazzo”, edita dalla “Tipolitografica Roma” ed incentrata su di un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo nei quartieri della cittadina etnea, che ha avuto il merito di conservare il proprio tessuto urbano originario senza, come è avvenuto altrove, snaturarlo o addirittura “cancellarlo” del tutto con discutibili e spesso antiestetiche nuove costruzioni.

 

Il volume, ufficialmente presentato dall’autore alcune sere addietro nel salone del Museo dell’Opera dei Pupi di Randazzo, è corredato di numerose foto a colori e d’epoca che lo rendono di gradevole fruizione.
Alcuni anni addietro Antonino Portaro si era già occupato del centro urbano randazzese con il volume “Randazzo ieri ed oggi” che, così come quelli da lui dedicati a Malvagna e Taormina, costituiva un confronto fotografico tra il passato ed il presente della cittadina. E già da quella pubblicazione si evinceva l’eccellente stato di conservazione che la comunità randazzese aveva garantito, nel corso dei secoli, al proprio tessuto medievale.
Antonino Portaro durante la presentazione del suo nuovo volume su Randazzo al Museo dell’Opera dei Pupi, come spiega lo stesso autore, «ho ritenuto doveroso produrre una ancor più specifica pubblicazione sull’argomento in quanto Randazzo deve il suo fascino alla sensibilità dei suoi abitanti e degli amministratori locali verso la propria storia ed il proprio passato. E’ sicuramente da elogiare la cura che ha sempre avuto questa città per la conservazione dell’antico, che oggi le nuove generazioni possono osservare. Qui sono dunque state evitate rovinose trasformazioni urbane, pensando bene di indirizzare l’espansione territoriale fuori dalle mura civiche. Randazzo, pertanto, conserva ancora il proprio aspetto medievale quasi intatto, che possiamo ammirare nel reticolo stradale, nella tessitura fitta dei quartieri di San Martino e San Nicola ed in parecchie unità abitative. Questo mio lavoro comunque – conclude con modestia Antonino Portaro – non ha alcuna pretesa scientifica, ma vuole solo essere di ausilio al turista, che può avvalersene come guida in grado di suscitare in lui emozioni che possano gratificare la sua esperienza di viaggio».
Nell’introduzione a “Gli antichi vicoli medievali di Randazzo”, a Portaro piace citare il grande architetto tedesco Walter Leopold che in un suo studio condotto nel 1913 in occasione di un suo viaggio in Sicilia scriveva che
            «la roccia nera di basalto lavico su cui Randazzo è stata costruita scende a strapiombo verso il fiume Alcantara, che scorre proprio sotto le sue mura. Sono da apprezzare le caratteristiche paesaggistiche particolari di un centro storico incastonato sui declivi dell’imponente vulcano Etna. Estremamente interessanti sono la Chiesa di Santa Maria e la torre di San Martino».

Oltre all’introduzione di Antonino Portaro, la parte iniziale del volume contiene anche le recensioni di autorevoli personalità della cultura e del giornalismo di rango nazionale.

Per il prof. Fabio Bogi, in particolare, «saccheggi, pestilenze, rivolte ed eventi bellici hanno messo a dura prova nel tempo la bellezza ed il patrimonio di Randazzo, che ha pur tuttavia saputo conservare l’impronta delle sue origini medievali».

Per il giornalista Carlo Franciosa «gli elementi urbanistici approfonditamente analizzati da Portaro costituiscono la “voce narrante” di Randazzo, che ci parla di muri, porte, archi, intagli di pietra lavica, architetture civili e religiose, venuti da secoli di arte gloriosa».

Per l’artista Ginco Portacci «questo libro mette in risalto una medievalità che esaspera nelle correnti catalane gli accenti gotici, con l’arricciatura degli ornati fiammeggianti, con losanghe e fioroni al cumine di archi appuntiti ed inflessi, dalle ghiere moltiplicate e complicate di cordoni a treccia e di dentature sottili».

Per l’insegnante Ida Doina Busuioc «il suggestivo scenario descritto da Portaro ci indica lo splendore di una città siciliana del Trecento, sede di Re e Regine, testimoni di un’arte medievale che risente degli influssi di vari stili, correlati alle diverse dominazioni succedutesi nel tempo».

Per il critico d’arte Giuseppina Scotti «ci troviamo in presenza di un testo ben costruito nella sua compositività, particolareggiato e vario al tempo stesso e, soprattutto, attraversato dalla consueta competenza di Antonino Portaro».

Per la giornalista Iwona Grzesiukiewicz, infine, «in queste pagine Antonino Portaro ci regala un viaggio a ritroso nel tempo attraverso i sotterranei della tradizione, conscio che la conoscenza del passato ci aiuta a capire il presente».

Rodolfo Amodeo  –  pubblicato 20 agosto 2018 

 

 

   A cura di Francesco Rubbino