Francesco Paolo Finocchiaro

 

 

Francesco Paolo Finocchiaro : il  pittore randazzese apprezzato alla Casa Bianca

 

Maristella Dilettoso

Francesco Paolo Finocchiaro nacque a Randazzo, da Raffaele e Maria Catena Camarda, il 15 marzo 1868.
Non sappiamo quando si manifestò la sua vocazione pittorica, ma pare che gli fosse stato accordato un sussidio dall’Amministrazione comunale del tempo per proseguire gli studi artistici.
La sua formazione avvenne all’Istituto di Belle Arti di Napoli, sotto la guida di un grande maestro, Domenico Morelli. Proprio a Napoli, durante una mostra, il dipinto Un nuovo fra Melitone, acquistato dal re, doveva far ottenere al giovane Finocchiaro, appena diciottenne, il primo grande successo.

Da lì si trasferì a Roma, dove rimase cinque anni, affermandosi fin da allora in quella che fu la sua specializzazione, la ritrattistica: non sappiamo se per una sorta di predilezione tematica, o se per seguire una tendenza o una “richiesta di mercato” capace di assicurargli stabilità economica, certo è che, nella sua non breve vita, il pittore eseguì numerosissimi ritratti di notabili, ecclesiastici, nobili e dame dell’aristocrazia del tempo. 
Una tappa importante per il giovane artista fu la realizzazione del Battesimo di Gesù, per la Basilica di S. Maria. È possibile seguire la genesi dell’opera attraverso il fitto carteggio con l’Arciprete Francesco Fisauli, durante l’estate del 1892.
In una prima lettera, da Roma, Finocchiaro comunica di avere finalmente trovato il soggetto, in una tela di Prospero Piatti (1879), posta nel Duomo di Ferrara, e di attendere l’exequatur del committente; nelle successive, è assillato dalle dimensioni, dovendo ridefinire le proporzioni nella copia in funzione della cappella di destinazione; finalmente, risolti tutti questi problemi, il 15 ottobre 1892 scrive da Ferrara: ottenuta dalle autorità ecclesiastiche l’autorizzazione a riprodurre, è immerso nel lavoro, e tanto pieno di fervore ed entusiasmo, da dichiarare: “…ed io nulla risparmierò pel migliore disimpegno del mandato affidatomi, mandato pel quale tutto ho impegnato con anticipo, e fama, e avvenire, ed esistenza…”. 
Evidentemente quest’opera assumeva il valore di una scommessa sulla propria carriera futura, di una consacrazione ufficiale; il tono delle missive all’Arciprete Fisauli è deferente, sottomesso, comprensibile però in un giovane e speranzoso artista di 24 anni che più di un secolo fa si rivolgeva al suo committente, ch’era un alto e potente prelato.
Ancor più se il giovane era alle prese con un’
opera grande – non solo per le dimensioni – un’opera destinata ad apparire, e rimanere, nella cattedrale del suo paese, non più in un salotto privato.
Il Battesimo di Gesù, ultimato nel 1893, sarà collocato in S. Maria nel 1895, sopra il fonte battesimale.

Particolare del “Battesimo di Gesù” .

È una grande tela (380 x 520 cm circa), e, benché il suo essere copia può sminuirne il valore, dimostra tuttavia una notevole padronanza della tavolozza e della pennellata, e comunica indubbiamente, per il suo pathos, delle emozioni immediate.
Quello delle riproduzioni di altri dipinti è un filone presente spesso nella pittura del Finocchiaro, ma siccome tante sue opere sono disperse, è difficile stabilire se in questi
d’après egli abbia trasferito validità autonoma e personale.
Sappiamo che eseguì una copia della Madonna in trono di Pietro Vanni, posta sull’altare maggiore di S. Maria, che un tempo faceva mostra di sé nella sua villa di S. Spirito, una copia della tela con la
Morte di S. Giuseppe ai Minoriti di Catania, e una dell’ormai rovinata Resurrezione di Lazzaro di Onofrio Gabrieli (XVII sec.) a S. Martino.
Durante il soggiorno a Ferrara, dove si accostò alla pittura di Giovanni Boldini, Francesco Finocchiaro fu ospitato dai conti Gulinelli, strinse molte amicizie, eseguì vari restauri e ritocchi nelle case patrizie, e lasciò due ritratti, del Conte Massari e del Duca Fioravanti, oggi al Museo civico di Arte Moderna di Palazzo Massari.
Sembra sia stato anche a Parigi, ma non disponiamo di notizie più dettagliate. Certo il nostro pittore ebbe una vita sociale molto intensa e movimentata, dovette riscuotere la stima e le simpatie di molte personalità del tempo, e intessere una fitta rete di amicizie “importanti”.
Ma la stagione più esaltante nella vita e nella carriera del Finocchiaro inizia con il suo trasferimento negli Stati Uniti d’America, intorno alla fine dell’800, o, al più tardi, nei primissimi anni del ‘900, se già nel 1902 ha luogo il suo matrimonio con Florence Angel Manson, a New York.
Si vuole che la moglie fosse una bellissima e ricchissima principessa pellerossa, morta giovane, mentre l’unico figlio nato da queste nozze perì immaturamente.
In sua memoria il pittore avrebbe devoluto all’Ospedale civile di Randazzo l’allora cospicua somma di 100.000 lire, per l’attrezzatura della sala operatoria.
In America Francesco Paolo Finocchiaro incontra successo, fortuna, e ricchezza. Si inserisce negli ambienti newyorchesi più in vista, apre il Bryant Park Studio, nella 44° Strada di New York, dove può esporre le sue opere ed organizzare ricevimenti di un certo richiamo, cui partecipano, tra i tanti, il Console italiano in America, il maestro Sapio e signora, che intrattengono gli ospiti eseguendo brani d’opera accompagnati al pianoforte, un altro emigrato illustre, il tenore Enrico Caruso, collezionista ed intenditore d’arte, allora all’apice della sua luminosa carriera, ambasciatori, esponenti dell’alta società, e persino Theodore ed Eleanor Roosevelt.

Eleanor Roosevelt.


Quella con la famiglia del 26° Presidente degli Stati Uniti dovette essere un’intensa amicizia, con scambi d’inviti e di corrispondenza: sembra che il pittore sia stato un supporter e finanziatore di una campagna per l’elezione di Roosevelt alla Casa Bianca, e più tardi, in occasione di un viaggio in Italia di Mrs. Roosevelt, le scriveva per darle il benvenuto e augurarle “che la mia terra le sia gradita quanto per me lo è stata la sua”.
In quella terra ospitale oltre ai ritratti di Roosevelt e della sua famiglia, alla Casa Bianca, ne realizzò molti altri, dell’Ambasciatore e dell’Ambasciatrice baroni Mayor del Planches,  e di altri personaggi del jet-set statunitense, mentre i giornali si occupavano spesso di lui. L’ombra del sospetto doveva turbare però quegli anni tanto pieni di gloria e di gratificazioni, allorché esplose lo “scandalo degli arazzi”, in cui si trovò coinvolto, per avere trasferito in America, esposto e venduto alcuni arazzi per conto di conoscenti dell’aristocrazia romana.
In suo favore sarebbe sceso in campo Luigi Barzini, che intervistò l’artista nel Massachusetts, per avere la sua versione dei fatti, e lo stesso direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, che dichiarava, dalle colonne del suo giornale (27.08.1908): “…Egli è incapace di prestarsi a sotterfugi ed intrighi. È un’anima entusiasta ed ingenua…”.
Non abbiamo, oggi, gli elementi per giudicare, ma lo stesso Finocchiaro, nel 1907, da New York, redige una memoria in cui espone tutta la dinamica dei fatti, dimostrando la propria buona fede ed estraneità alle accuse, che peraltro anche la stampa italoamericana riteneva prive di fondamento. 
Non si conosce la data del rientro in Italia, pare comunque che, per qualche anno, il pittore alternasse i soggiorni a Roma, al n.33 della mitica via Margutta, a quelli a Randazzo, dove possedeva terreni coltivati e ville in campagna.
Dal primo gennaio 1930 si stabilisce a Taormina, in una villa sontuosamente arredata di tappeti e oggetti d’arte riportati con sé dai suoi viaggi, gestisce un Hotel e viene anche nominato Commendatore.
Muore proprio a Taormina, il 26 aprile 1947, lasciando ai numerosi nipoti, in assenza di eredi diretti, un immenso patrimonio. Sarà tumulato nella cappella di famiglia del cimitero di Randazzo, e insieme con lui saranno seppelliti tanti misteri, tante domande  che non hanno ancora trovato risposta.

Francesco Paolo Finocchiaro – il Pastorello

Difficile comprendere la personalità di questo artista sfuggente e solare al tempo stesso, entusiasta, provvisto di notevole cultura, geniale secondo qualcuno, sicuramente dotato di fascino ed intraprendenza, forse di un pizzico di spregiudicatezza.
Fu un libertino scialacquatore, oppure un oculato amministratore del proprio genio e della propria ricchezza? Uomo di mondo, ambizioso ma capace anche di grandi slanci di generosità, antepose l’arte ad ogni affetto, o piuttosto riversò in essa quanto la vita gli aveva sottratto? 
Difficile redigere un catalogo completo dei dipinti di Francesco Paolo Finocchiaro, che furono numerosissimi, ma sparsi in varie città d’Italia (Napoli, Roma, Ferrara) e in America.
A Randazzo lasciò ritratti e quadri a soggetto religioso, ma pochissime opere ci sono state documentate: oltre al già citato Battesimo di Gesù, resta la deliziosa tavoletta con il Pastorello (Municipio), opera fresca e spontanea, dai colori sobri e smorzati, ma non spenti, che ritrae un ragazzino dall’espressione ingenua e furbesca al tempo stesso, un San Francesco di Paola (coll. privata), dove l’artista, pur trattando un tema sacro, effonde tutta la sua abilità di ritrattista: lo sfondo appena accennato e il mantello scuro mettono in risalto le tinte calde delle mani e del volto, dallo sguardo palpitante ed intenso, dall’aria saggia e sofferta, non è datato ma è evidente l’influsso della pennellata sfrangiata del Morelli.
Abbiamo notizia di una Trasfigurazione, nella chiesa di S. Francesco di Paola di Randazzo, andata distrutta durante gli attacchi aerei del 1943, di una Madonna, prima esposta a Monaco di Baviera e successivamente nello studio di New York, e di una Cabeza de nino, presentata nel 1910 all’Esposizione Internazionale di Buenos Aires.

Randazzo, 2 ottobre 1909, Palazzo di Città: al Consiglio comunale, riunito in seduta ordinaria, il Presidente, avv. Sebastiano Polizzi, comunica che:
                 “…l’egregio nostro concittadino Sig. Francesco Paolo Finocchiaro… ha donato a questo Municipio alcune fotografie riproducenti taluni lavori da lui eseguiti..” e prosegue  col dire che lo stesso ”occupa ormai nella vita sociale ed artistica un posto così eminente da attirare l’attenzione delle persone più rispettabili ed elevate. Egli primieramente in Roma ed ora negli Stati Uniti di America, ha saputo acquistare degnamente la fama di onesto ed intemerato cittadino e di valente cospicuo artista…”. Il Consigliere  Andrea Capparelli, suo amico d’infanzia, che sarà poi Rettore dell’Ateneo catanese, rende omaggio “a chi con grandi sacrifici e con frutti del suo ingegno ha saputo illustrare la patria sua che è patria nostra…cittadino di elette virtù private, e artista insigne il cui nome sommamente ci onora”.

Questo quasi un secolo fa. Oggi solo pochi anziani in paese hanno “sentito parlare” di Francesco Paolo Finocchiaro, eppure il suo nome ha varcato i confini angusti della patria, ha varcato anche l’Oceano, mentre oggi, a 55 anni dalla scomparsa, neppure una via, una piazza, un monumento, gli è stato dedicato in memoria, e nessuno va a deporre un fiore sulla sua tomba..

Anche se egli visse lontano per parecchio tempo, è strano come a Randazzo se ne sia quasi perduto il ricordo, come nel paese natale ci siano così poche testimonianze, mentre sue tracce si trovano in mezzo mondo.
E poi l’artista ebbe una vita intensa, fitti carteggi, che, resi pubblici, se non giacessero dimenticati, o troppo “gelosamente” conservati, servirebbero a mettere in piena luce la sua figura ed i tanti aspetti ancora oscuri della sua vita.
Perché sicuramente la fama da lui conquistata avrebbe meritato in patria qualcosa di più.

(Articolo pubblicato sul Gazzettino di Giarre n. 12 del 2002)

Maristella Dilettoso

 

Francesco Paolo Finocchiaro “Battesimo di Gesù” – 1893

 Nella Basilica di Santa Maria sopra il Fonte Battesimale si trova una grande tela del Finocchiaro ” Battesimo di Gesù “ opera commissionata dall’Arciprete  Don Francesco Fisauli nel 1892 e ultimata l’anno successivo  nel 1895.