Avv.Gualtiero Fisauli

 

Avv. GUALTIERO FISAULI

Da tempo desideravo scrivere dell’Avv. Gualtiero Fisauli, personaggio singolare e complesso: forte la sua personalità ed i suoi sentimenti, lucida la sua intelligenza, profonda la sua cultura e sofferta la sua vita.

Don Calogero Virzì

Gualtiero Fisauli nacque in Randazzo il 7 dicembre 1870, ultimo di dieci figli del Barone Giuseppe e di Antonina Vagliasindi del Castello.
Molto c’è da dire su quest’uomo, sulla sua vita pubblica e, perché no?, privata, caratterizzata da un forte impegno civile e morale. Pertanto, egli va collocato senz’altro fra i personaggi maggiori della nostra città. 
Amante dell’arte, della storia, aperto alle prime curiosità tecnologiche, la sua vita si è mossa attraverso fasi che lo hanno visto ora protagonista sicuro, tenace e dinamico, ora uomo solitario, chiuso nelle sue riflessioni, nei suoi ripensamenti , in una sorta di distacco illuminato di una fede sopravvenuta. 
Nell’affermare ciò tengo anche in mente la sua villa-rifugio, in campagna, “Villa Queta” squisita creatura del suo amore per il bello, muta spettatrice dei suoi trionfi, delle scelte osate e di amarezze vissute con grande dignità. 
La sua formazione giovanile fu liberal-anticlericale, malgrado gli studi fatti in Torino presso il nostro Istituto di Valsalice che gli permisero di conoscere personalmente il nostro Santo Fondatore, Don Giovanni Bosco.
Mi preme ricordare qui la tenerezza di questo incontro giovanile e la commozione sempre uguale nel ricordarlo. 
Siffatta mentalità tardo-ottocentesca improntò la sua esperienza civile e di pubblico amministratore. Ciò è emerso nella reggenza degli affari comunali e in quell’annosa questione dell’Opera de Quatris, che lo vide artefice principale degli interessi civici. 
Bisogna anche però onorare l’onestà e l’oculatezza nel maneggio della cosa pubblica e la sottile delusione dell’uomo impegnato che vede, sente e subisce gli ostacoli.
Sono sue queste parole, tratte da una memoria-diario:
            “La mia psicosi sviluppata, nei primi anni della vera giovinezza, in mezzo ad idee di grandiosità auto suggestiva, di odii e di rancori personali, di gravi sacrifici pecuniari, di rammarico continuo … conseguenza principale la delusione”.
Ritornerà alla vita pubblica solamente in un momento di emergenza quale fu quello del vettovagliamento del periodo bellico (2° guerra mondiale) allorchè le Autorità Provinciali si valsero di Gualtiero Fisauli quale Commissario Prefettizio del Comune.

Ma se la sua partecipazione civile non fu costante, non fu tale la sua passione per gli studi che coltivò fino alla fine della sua vita. Egli fu veramente un uomo di cultura, come io personalmente, a principio del mio interesse per le cose di Randazzo, avevo potuto constatare. Sapevo infatti che l’unico che nella città aveva affrontato con criteri scientifici tali studi era l’avv. Fisauli.
Mi avvicinai a lui e rimasi veramente impressionato della vastità della sua preparazione: aveva letto e sunteggiato un numero di documenti enorme: manoscritti del Plumari, atti delle famiglie, delle Confraternite delle Chiese ecc. ecc. per cui aveva felicemente affrontato il problema della paleografia.

 

Gualtiero Fisauli – foto 1920

Gualtiero Fisauli

Gualtiero Fisauli con la moglie Angela

Gualtiero Fisauli con il figlio Francesco

Le foto sono state gentilmente prestate dalla nipote Angela Fisauli.

Egli fu quindi un appassionato ricercatore delle radici sue e della sua terra, felice di scoprire dati e scritti che potessero far luce sul passato di Randazzo che amò con autentico sentimento. 
Mi è doveroso affermare a questo punto per una più limpida comprensione di fatti sopra cennati che anche nella citata vertenza De Quatris, la molla del suo agire fu, più che un superficiale atteggiamento anticlericale, un profondo attaccamento per la sua città e per un problema vivo e persistentemente attuale della stessa: dare ossigeno all’economia del paese.

Amore per Randazzo che egli espresse anche con generosità discreta.
Infatti pochi sanno che se la Chiesa di Cristo Re in Montelaguardia esiste lo si deve a lui. Al fine di permetterne la costruzione, donò il terreno e le suppellettili senza mai farsi vanto di ciò, senza alcuna pubblicità.

Uomo di cultura, abbiamo detto. Esistono nell’archivio di famiglia due preziosi archivi da me ultimamente consultati: le Confraternite in Randazzo e le notizie storiche sulle Chiese parrocchiali di Randazzo. Validissimo è stato anche il lavoro certosino di sunteggiare i “Libri Rossi” delle Chiese e del perduto “Libro dei Privilegi” di Randazzo.

Il ritiro volontario dalla vita pubblica lo vide più impegnato in seno alla famiglia che gli affidò l’amministrazione familiare(1906), dopo la morte del fratello primogenito Benedetto.

E qui si innesta l’altra fase della sua vita piena di fascino e di sorprese: la sua storia privata, le scelte osate e le conseguenze gravi; ineluttabili o volute? Forse entrambi le soluzioni.

L’Avv. Fisauli era nato e cresciuto in una famiglia in cui erano radicate, assieme al raggiungimento di avanzati traguardi economici o al fine degli stessi, dure regole interne, alle quali difficilmente si poteva sfuggire.
Era una mentalità persistentemente feudale sino a tempo recente, che – per altro – aveva improntato l’ascesa economico . sociale della Famiglia Fisauli, comparsa in Randazzo nel sec. XVI allorchè due fratelli (originari di Gangi) Gioan Vincenzo ed Antonino si trasferirono nella nostra Città a seguito del loro matrimonio con due sorelle Romeo, Eleonora e Jacopella.

L’idea del patrimonio presso la famiglia era da generazioni qualcosa che trascendeva la stessa. Ogni evento della famiglia guardava al patrimonio, all’unicità e all’integrità dello stesso. Pertanto, solo il primogenito poteva contrarre matrimonio.
Era la dura e retriva “Legge del Maggiorasco”
Anche l’Avv. Fisauli era stato cresciuto e nutrito da queste idee, ovvie ed indiscutibili. D’altra parte il rispetto per la famiglia, l’orgoglio del nome erano stati fino allora quasi la sua forza interiore, la sua ragione di esprimersi. 
Non a caso ho parlato agli inzi di “Villa Queta”. Infatti, la ratio espressiva di questa poderosa e bella costruzione, immersa in uno stupendo parco di verde, di alberi secolari, di viali incrociantisi, era si rifugio suo personale, ma anche un “inno alla Famiglia Fisauli”.

Dall’iscrizione in lettere gotiche sul frontespizio della Casa: “Quietem ex incunabulorum loco vocaverunt me Didacus et Gualterius Fisauli, quorum memoriam nominis maiorum, gloria et armis aucti, pulchritudine et arte sacro. Opus Vincenti Fisauli 1900”; al famoso salone dove – assieme al “Mito di Amore e Psiche” – sono dipinti (tutta la villa è stata dipinta dal famoso Ciulla) i volti di tutti i familiari che troneggiano li, tristemente complici di una mentalità che di li a poco avrebbe schiacciato il nostro Gualtiero.
Preferisco, a questo punto, riportare un brano della citata memoria: “Io mi ero creato una famiglia, senza vincolo matrimoniale, ed avevo in fatto l’idea, derivata da tutte le precedenti ragioni di tradizione familiare che i miei figli non potessero partecipare alle ricchezze della Famiglia Fisauli come allora non partecipavano al nome nostro”. 
Risale a quest’epoca all’incirca il ritorno alla fede, le riflessioni su quali fossero le priorità nella sua vita. La risposta non tardò: Dio e la Famiglia. Scelte osate, abbiamo detto agli inizi! 
Ed infatti, essendo l’idea del patrimonio tale anche in lui, pensò di rinunziare ai legittimi diritti sullo stesso. 
Ma leggiamo ancora le sue parole: “Accettai quest’ordine di idee, in quanto mi sembrava che non avendo più la mia famiglia di origine a temere per una possibile diminuzione di patrimonio mi sarebbe stato più facile legittimare finalmente i miei figli e sposare la mia compagna”.  
Così la scelta della libertà morale ebbe il suo duro prezzo. 
Sono pagine tanto belle! Sono lontani i tempi della “vera giovinezza”: la baldanza ha ceduto il passo alla compostezza, l’orgoglio alla dignità, l’agnosticismo alla Fede. 
Gualtiero ed Angela Fisauli, dopo aver contratto regolare matrimonio, vissero una lunga vita serena, circondati dall’affetto dei loro figli. “Villa Queta” è ancora oggi piena di nipoti e pronipoti: le vetuste stanze sono gioiosamente popolate di bambini, di vita e di amore. 
Prima di chiudere desidero ringraziare il nipote, mio carissimo ex-alunno e tanto vicino a me, Mimmo Fisauli, per le notizie fornitemi e per avermi messo in condizione di approfondire, attraverso la lettura di Diari personali l’aspetto umano ed intimo di suo nonno, uomo tanto da me stimato e tanto vicino alla mia propensione di studioso delle cose della nostra città.
Don Calogero Virzì