DON NINO FRANCO

DON NINO FRANCO

Nato a Randazzo (CT) il 16 agosto 1948

Ordinato Sacerdote il 21 aprile 1974 in Randazzo da mons. Ignazio Cannavò

Ha conseguito la laurea in filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, l’8 novembre 1976, discutendo la tesi “Le riflessioni sul metodo sapienziale di Alfonso Gratry.

Ha conseguito la licenza in teologia, con specializzazione in teologia fondamentale, presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale a Milano, il 15 febbraio 1984. Titolo della tesi Fede e Teologia nel pensiero di M.- D. Chenu.

Ministeri Ecclesiastici

Assistente Spirituale presso l’Università Cattolica S. Cuore Milano – 1974- 1979

Assistente Ecclesiastico FUCI 1974- 1979 Presso l’Università Cattolica del S. Cuore Milano

Vicario “In missione di Studio” presso la Parrocchia Saint Séverin –  Paris V, – ottobre 1979- ottobre 1980

Cappellano del Pensionato Universitario Femminile “Casa della Studente” delle Suore di Maria Bambina- Milano, dal 31 ottobre 1980 al 30 ottobre 1984

Assistente del Prof. Don Giuseppe Cristaldi alla Cattedra di “Introduzione alla Teologia” presso l’Università Cattolica del S. Cuore Milano – ottobre 1980 – ottobre 1984.

Assistente Ecclesiastico FUCI dal 1984-  al 2010 – Diocesi di Acireale

Docente invitato di Teologia Fondamentale e Filosofia- Studio Teologico S. Paolo Catania – ottobre 1984- ottobre 1992

Direttore dell’Istituto di Scienze Religiose – Acireale, dal 1987 al 2004

Docente part Time di Religione Cattolica presso il Liceo Classico “ Gulli e Pennisi” di Acireale, dal 1987 al  2010

Docente Incaricato presso lo Studio Teologico S. Paolo – Catania dall’ 1992- a oggi (2014)

Membro del Consiglio Presbiterale dal 1987- al 2011.

Segretario del Consiglio Presbiterale Dal 1990- al 4 giugno 2008

Assistente Spirituale delle Missionarie dell’Opera della Regalità di Cristo dal 1997- 2003

Nominato Canonico della Cattedrale di Acireale il 31 ottobre 2003

Nominato membro del Collegio dei Consultori dal 2003- 2008; e dal 2008- 2013

Direttore Spirituale del Seminario diocesano di Acireale, dal 2 settembre 2004 al 2006.

 

PUBBLICAZIONI DI DON NINO FRANCO

Scritti su Padre Marie-Dominique Chenu

La teologìa de M.- D. Chenu: itinérario historico- cultural, in Ciencia tomista, 76(1985)235-265.

Realismo tomista e rinnovamento della teologia nell’opera di M-D Chenu, in Synaxis 4(1986) 183- 233.

L’epistemologia teologica di M- D Chenu. Itinerario e prospettive, in Synaxis 5(1987), 7- 71.

Teologia scienza della fede, in Vita e Pensiero, 5(1987)389-393.

Il realismo della fede. La testimonianza di p. Marie Dominique Chenu, in Vita e Pensiero 6 (1990) 448-455.

I segni dei tempi nella riflessione teologica di M.D. Chenu, in Rassegna di Teologia, 41(2000)119-125.

Marie- Dominique Chenu, “Novecento Teologico” 9, Morcelliana, Brescia 2003.

Padre Marie- Dominique Chenu. Un teologo al Concilio, in Dialoghi XII (2012) n.1, 110- 118.

 

Scritti su Alphonse GRATRY

Il problema della conoscenza di Dio nella filosofia di A. Gratry, in Synaxis 7(1989) 181-234.

 Etica e dialettica, i presupposti etici della teodicea, in Synaxis 10(1992)125-152.

Il problema della conoscenza di Dio in A. Gratry. La filosofia come logica vivente e metodo sapienziale, in Synaxis13/2(1995)319-349.

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Gesù Cristo verità dell’uomo, in ZETESIS 5 (1989)121-128.

Prospettive etiche nel pensiero post-moderno, in AA.VV. Prospettive etiche nella postmodernità, Ed. S. Paolo, Cinisiello Balsamo 1994, 9-16.

La Chiesa sacramento di Cristo e mistero di salvezza, in Il Concilio davanti a noi, Ed. Ave, Roma 2005, 15- 25.

La dimensione spirituale dello studio, in Notiziario dell’Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università, 5(2005), 79- 89

Don Nino con l’Arciprete Vincenzo Mancini

 Il dinamismo fede- ragione nell’opera di Giuseppe Cristaldi, in Studium 6 (2008) 933- 953.

 Il dinamismo fede- ragione nell’opera di Giuseppe Cristaldi, in Credere Pensando, Vita e Pensiero, Milano 2009, 109- 129

 La dimensione sapienziale della ricerca, in Credere Pensando, L’itinerario filosofico- teologico di Giuseppe Cristaldi, Vita e Pensiero, Milano 2009, 115- 119.

Giuseppe Cristaldi, in Dizionario dei teologi e dei filosofi di Sicilia

 Tradizione ricordo del Signore e mistero dello Spirito Santo, in Rivista Diocesana di Siracusa, 2 (2013), 176- 190.

 Recensione

Giovinezza del Concilio. Il Vaticano II, vent’anni dopo, Ed. Civiltà Cattolica, Roma 1986, in Vita e Pensiero, 1(1987) 73- 74.

Don Nino con il Cardinale Karol Wojtyla.

Don Nino con suo padre Paolo

Don Nino con i giovani della FUCI

Don Nino con il Cardinale Karol Wojtyla

L’Ultima Pubblicazione di don Nino Franco.


 

L’uomo che spingeva a guardare lontano

  • Lettere e incontri con il domenicano M.-D. Chenu ·

23 novembre 2018

Chi è Dio? «Non un concetto, delle proposizioni, un sistema di pensiero, ma Colui nel quale riconosco il tutto della mia vita, l’oggetto beatificante della mia felicità», rispondeva Marie-Dominique Chenu, il grande domenicano che possiamo oggi riscoprire nelle pagine di La teologia è sapienza. Conversazioni e lettere (Brescia, Morcelliana, 2018, pagine 265, euro 21), dove il teologo di Acireale Antonio Franco rende pubbliche le conversazioni e gli scambi epistolari con l’indimenticato maestro.

Padre M.-D.Chenu

Il volume è prezioso, semplice e rigoroso come ha da esser la buona teologia: un servizio alla fede che, raccogliendo le sfide contemporanee, libera le energie della Parola e della Tradizione. In particolare, attraverso Chenu, Franco ci fa gustare san Tommaso, manifestandone l’insuperabilità pur senza renderlo un totem né un feticcio, come quando si brandiscono gli autori del passato per rimuovere la responsabilità di pensare al presente.

Storico della teologia e docente all’Istituto teologico domenicano francese Le Saulchoir, padre Chenu (1895-1990) è stato uno dei teologi ispiratori del Concilio Vaticano II, con un ruolo centrale nell’approvazione della Costituzione pastorale Gaudium et spes. Innamorato dell’Aquinate, Yves Congar scrisse che per lui la teologia è fede che opera all’interno dell’intelligenza discorsiva umana. Ed effettivamente nelle pagine curate da Franco è dirompente «l’appetito di intelligibilità» che, con Tommaso, Chenu sostiene essere strutturale alla fede stessa: cercare con tutte le risorse del conoscere le ragioni dell’operato di Dio e ottenere così un’intelligenza “dall’interno” del suo mistero. Fides in statu scientiae.

Eppure non è tutto: «È il primo Chenu», dice di sé il maestro. E il discepolo: «Ma lei cosa pensa di questo primo Chenu, esiste ancora oggi?». Risposta: «Sì, ma un po’ relativizzato. Perché oggi colloco questa fides in statu scientiae in intrinseca relazione con l’attualità della parola di Dio, di modo che, anziché analizzarla assolutamente, la pongo in riferimento alla Chiesa di oggi. Ciò introduce un certo relativismo. Io sono un po’ più relativista riguardo alle forme dogmatiche».

Affermazioni che fecero e fanno tremare qualcuno. Confidenze private, debolezze di un pensatore cristiano? O piuttosto avanzamento, approfondimento, consolidamento nel dato rivelato? «Ho introdotto la storicità», dice Chenu. Nel primo momento «la ragione teologica operava sui principi, pervenendo a delle conclusioni, utilizzando il sillogismo. Essa procedeva in maniera intemporale; la forza dell’attualità non giocava alcun ruolo. Prenderla in conto ha conferito un nuovo equilibrio alla mia riflessione teologica».

Osserva Franco: «Lei scrive che l’oggetto della fede e quindi della teologia ci viene proposto in proposizioni dogmatiche, ma in quanto esse veicolano la percezione mistica della realtà di Dio». E Chenu scongela l’idea di dottrina, collocandosi ormai dentro la viva fede del popolo di Dio, per cui «nel misticismo c’è realismo. Al contrario, se non c’è misticismo il dato — le verità di fede — sono delle enunciazioni vere ma astratte». Qui misticismo significa fede storicamente e intimamente vissuta, nella Chiesa: «I tomisti, a volte, si sono orientati verso un intellettualismo piuttosto sommario, ma bisogna sottolineare che in san Tommaso l’intelletto è un intelletto trasformato dalla volontà e dall’amore». Il dogma è quindi «un’espressione particolare della fede, la fede è più radicale del dogma; il dogma è un enunciato — enuntiabilis. La percezione in comunione con la parola di Dio nell’atto della fede è preliminare».

Nel libro, così, amore diviene parola fondamentale, senza cedimenti spiritualistici o sentimentali. Per il domenicano l’amore «satura», «spinge», «sollecita» le facoltà umane, «tende verso la speranza» e quindi mobilita, libera, rende audaci. «Poiché l’amore è più grande, non è soltanto un eccitante, ma entra nella conoscenza come una transustanziazione psicologica». Esso imprime nella conoscenza un’insaziabile tensione verso l’oggetto amato: «Il riflusso nell’intelligenza di questo amore, insoddisfatto perché non ha raggiunto tutta la realtà dell’amato, innalza la luce della fede verso una apprensione dell’Ineffabile». E audace divenne, in effetti, Tommaso d’Aquino: «Era certo paradossale per la sensibilità cristiana ricorrere a una filosofia che non considerava il trascendente come oggetto. Ma la decisione aristotelica di san Tommaso veniva a servire, nella sua teologia», un vangelo «nel quale l’incarnazione è la via di accesso all’intimità di Dio». Realismo, terrestrità: «Non c’è la creazione, e poi al di sopra l’incarnazione. L’incarnazione è all’interno della creazione. La creazione trova la sua realizzazione per il fatto che Dio stesso, avendoci fatto con questa autonomia, viene anche lui dentro come uomo».

Il teologo è allora «colui che osa dire umanamente la Parola di Dio. Avendo ascoltato questa Parola, egli la possiede. Diciamo più esattamente: essa lo possiede, a tal punto che egli penserà per essa e in essa». È un’operazione sempre in corso, mai ripetitiva, irriducibile a una scuola o a un’epoca idealizzata: «Io sono tomista? Sono tomista ma ci sono altri mondi. Relativizzo il tomismo». Quando, infatti, la vita di Dio «si fissa mediante un radicamento nel tessuto stesso del nostro spirito» — incarnazione della verità divina in noi, habitus — allora sia il vivere sia il pensare divengono liberi, limpidi. «Questo è molto importante. La parola latina habitus è molto forte». Chenu confida al discepolo: «Il punto dove mi separo un po’ da san Tommaso è che sempre più, specialmente negli ultimi scritti, pongo la praxis fidei come luogo teologico. L’esperienza, la vita concreta, la fede vissuta nella vita quotidiana è il luogo teologico».

Nel libro è evidente quanto Antonio Franco avverta la pertinenza di questa svolta. Il secondo Chenu, a quasi trent’anni dalla morte, ha predisposto le chiavi teologiche per un risveglio della nostra presenza missionaria e per un ritorno della Chiesa alle proprie origini. Temi cruciali nel cambio d’epoca. Osserva l’autore, rilanciando il Concilio: «Per Chenu, l’incarnazione del Verbo deve continuare nel tempo per la testimonianza della Chiesa, che non deve mirare a costruire una società cristiana: essa è chiamata a discendere e ad accogliere i valori presenti nella realtà terrestre, nel loro spessore immanente, perché le loro aperture alla verità (…) incontrando la luce del vangelo si realizzino pienamente».

Ciò significa che «non è solo in politica che bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: è in ogni settore dell’intelligenza e delle attività umane. Dappertutto la grazia perfeziona la natura, cioè lungi dall’alienarla, la ridona a se stessa e al gioco delle sue energie». La teologia — spiega Chenu — al tempo di Marx insisteva tanto sulla dipendenza dall’Essere supremo, e l’uomo era solo uno strumento nelle mani di Dio: il deismo. «Al contrario io affermo che Dio, in quanto creatore, può far sì che un altro sia, in un certo modo, se stesso e autonomo rispetto a Lui. E questo è il mistero della creazione (…). Sono autonomo nella gestione dei doni ricevuti. Sono tanto autonomo che la dipendenza crea in me l’iniziativa di progettare la mia vita. Io stesso sono provvidenza della mia vita. Sono io la mia provvidenza e al tempo stesso la provvidenza di Dio. La provvidenza di Dio non esiste se non è la mia». Qui si fonda la responsabilità del teologo, del cristiano e, ultimamente, di ogni essere umano.

Secondo Franco, questo dunque è stato Chenu per chi l’ha incontrato e conosciuto: un uomo che incoraggiava «a guardare lontano, con gli occhi grandi della fede».

di Sergio Massironi

 

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