IL LAGO GURRIDA DI RANDAZZO : IN SILENZIO DOVE RIPOSANO GLI AIRONI (di Enzo Crimi).

 

Lago Gurrida Randazzo

Il lago Gurrida, realizzato artificialmente verso la fine degli anni sessanta e inizio settanta, ha una capienza di circa 400 mila metri cubi d’acqua. Sotto il profilo morfologico il territorio complessivo che include il lago, esteso per circa 300 Ha, é caratterizzato dalla presenza in affioramento di un consistente strato di suolo di natura agrario, originato dal disfacimento di ammassi detritici, con presenze calcaree frammiste ad argilla. Situato ad una quota di circa 835 m. s.l.m., all’estremo settore nord-occidentale del dominio vulcanico etneo e può considerarsi, dal punto di vista geo-strutturale, uno degli anelli di congiunzione tra i terreni vulcanici e quelli sedimentari posti a settentrione, caratterizzati geologicamente da argille variegate marnose e quarzarenitiche identificate in letteratura geologica con il nome di “Flysch Numidico”.

La genesi geologica del sito ci fa pensare che questo comprensorio era in origine verosimilmente formato da una vasta vallata acquitrinosa generata ed alimentata dal fiume Flascio e che risentiva degli effetti delle eruzioni vulcaniche, dalle quali veniva spesso modificato. In seguito, a causa dell’imponente colata lavica che originò le lave di “Santa Venera”, secondo alcuni studiosi avvenuta tra il 1150-1170, secondo altri risalente al periodo preistorico, il fiume Flascio subì lo sbarramento e la deviazione verso il fiume Alcantara, attraverso un percorso sotto le mura sud della cittadina di Randazzo, dove prendeva il nome di fiume Piccolo.

In seguito, l’assetto idrogeologico del fiume Flascio venne mutato nuovamente a causa di un’altra eruzione vulcanica. Infatti, nel 1536 una colata lavica proveniente dal Monte Pomiciaro, posto a sud-ovest di monte Spagnolo, ha nuovamente sbarrato il corso del fiume Flascio, determinando così l’odierno bacino che compone il noto lago, mentre un’ampia parte esterna allo specchio d’acqua, di proprietà del Demanio Forestale Regionale, in realtà può essere definita un acquitrino nel periodo invernale che si asciuga quasi del tutto nel periodo estivo, quando il flusso idrico viene spesso a diminuire. A seguito di questo fenomeno di abbassamento del livello, l’acqua stagnante su tutto il comprensorio in parte si disperde, attraverso buche, fessurazioni e inghiottitoi naturali (pirituri), per immettersi nelle falde acquifere che vanno ad alimentare il fiume Simeto, attraverso le sorgenti delle “Favare” di Magiasarde (nome proveniente dall’arabo al-fawwāra, “la sorgente”) e il fiume Alcantara, attraverso il torrente “Annunziata”. Nei mesi invernali, quando maggiori sono le precipitazioni meteoriche e la portata idrica del torrente Flascio e delle sorgenti sotterranee, il lago esonda e causa l’allagamento delle zone circostanti, compresi vigneti e frutteti, un tempo fiori all’occhiello dell’agricoltura locale.

Lago Gurrida – Randazzo

I vigneti limitrofi al lago, coltivati con vitigni di grenache o alicante, sono originari dei Pirenei e furono introdotti in questo territorio nel 1868 da un enologo della ducea Nelson per contrastare la filossera che è una malattia delle viti, attraverso la loro sommersione nell’acqua. Questi insoliti vigneti, generano nobili uve da vino, dalle quali si produce un corposo vino color rubino, molto ricercato dal mercato. Diviene complicato comprendere quali siano le vere motivazioni di questa meraviglia naturale. Guardando questi vigneti immerse quasi completamente nelle acque, si potrebbe pensare a qualcosa di suggestivo e irreale, tuttavia, è anche un buon motivo per riflettere sulla genialità della natura che ha voluto esprimere questo patrimonio, da salvaguardare per la grande capacità di questa vite di adattarsi. Per tali caratteristiche, questo vitigno costituisce un’autentica unicità.

Gli aspetti vegetazionali del lago Gurrida, esprimono una grande suggestione in tutte le stagioni, per la presenza di una ricca vegetazione arborea rappresentata da salici e pioppi e una rigogliosa vegetazione minore arbustiva, tra la quale emerge la canna acquatica, l’oleandro, l’ampelodesma, la ginestra di Spagna, il tamerice, il sambuco, e l’euforbia. Altre piccole piante come la menta, la canapa acquatica, il cardo cretico, il sedano d’acqua, la veronica acquatica, il ranuncolo, la lenticchia d’acqua, a volte si associano alla folta vegetazione igrofita che si abbina ai muschi, alle felci, alla florida vegetazione erbacea che nei tratti inondabili, finisce periodicamente per essere sempre spazzata via dall’esondazione delle acque per poi ritornare in particolare in primavera quando è la festa grande della natura che si risveglia, quando i prati che si affacciano sul lago, si vestono di verde. In questo periodo sono moltitudini di fiori che si fecondano e si propagano per mezzo delle correnti, dell’aria e degli insetti.

Nel lago Gurrida hanno riparo numerosissime specie di animali acquatici e uccelli migratori, data la sua ottimale posizione geografica lungo una direttrice di migrazione, che assicura un persistente richiamo per l’avifauna. La protezione di queste aree è utile e necessaria ai fini dell’equilibrio ecologico dei nostri territori: Aironi cenerini, Cavalieri d’Italia, Pavoncelle, Pivieri, Pettegole, Combattenti, Piovanelli, Anatre, Marzaiole, Beccaccini, Gallinelle d’acqua, Codoni, Fischioni, Tuffetti, Folaghe, Canapiglie, Mestoloni, senza dimenticare le tantissime altre specie di uccelli minori, le quali, seppur meno appariscenti o meno noti di quelli sopra indicati, certamente, in concorso con tutte le specie floristiche, contribuiscono, in forma paritaria, al mantenimento dell’equilibrio naturalistico di questo sistema lacustre. La Cicogna bianca è un esempio alquanto tangibile della integrità di quest’area, infatti era quasi scomparsa dal panorama faunistico di questo territorio ma da qualche anno è ritornata a nidificare. Il ritorno e la permanenza delle cicogne confermano ancora una volta come questo territorio presenti alcuni aspetti indicatori di grande salubrità dell’ecosistema che consentono la vita di alcune sensibilissime specie di avifauna di grande interesse scientifico e naturalistico.

Enzo Crimi

Anche le acque del lago sono ricche di vita: Anfibi quali il Rospo comune, la Rana esculenta, il Discoglosso e i pesci come le Carpe e Tinche, rappresentano le specie più comuni di fauna ittica presenti nel lago. Il bacino costituisce, in ogni caso, una risorsa insostituibile per tutta l’area circostante e per la fauna stanziale che vi alloggia: Volpi, Gatti selvatici, donnole, Ghiri, Istrici, conigli, Martore e altre specie. Alcuni rapaci diurni come le Poiane e i Falchi, abili volatori, sono capaci di volteggiare a lungo sfruttando le correnti calde ascensionali alla ricerca di prede come conigli, roditori, rettili ed altri piccoli uccelli presenti all’interno di questo vasto territorio. I rapaci hanno sempre rappresentato per i loro studiosi come un indicatore naturale di quello che è l’equilibrio biologico di un ecosistema, in quanto essi, a seconda della particolare integrità, riescono ad adattarsi ad un ambiente in modo stanziale, oppure, seguendo le naturali rotte migratorie, riescono a percorrere anche migliaia di chilometri pur di raggiungere mete ben conservate e quindi più idonei alla loro sopravvivenza che segue l’avvicendarsi delle stagioni.

Un altro universo animale, presente nell’area, completa l’interazione biologica con le altre varie componenti: il mondo dei rettili. La Natrice o biscia del collare è considerato il rettile d’eccellenza presente lungo il fiume, l’innocuo Biacco è invece il rettile più comune dell’area. Inoltre, in questo sito vivono una grande quantità di altre specie minori, come numerose luscengole, lucertole, gongili, ramarri, gechi ed emidattili, sono anche presenti la testuggine comune e la testuggine palustre siciliana. La presenza di questa straordinaria biodiversità, oltre ad arricchire il paesaggio di tonalità, rappresenta una delle costituenti biologiche più minacciate dalla degradazione o dalla riduzione a ritmo sempre più alto di questi biotopi. Pertanto,  queste presenze animali,  mantengono uno profondo legame di reciproca dipendenza con questo ambiente naturale, quasi a volere significare per certi versi che la loro presenza in queste aree è rigorosamente dipendente dalla integrità biologica che il territorio saprà conservare nel tempo.

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lago Gurrida

 Il lago Gurrida, rappresenta un connotato naturalistico che ha dell’eccezionale, non a torto, può considerarsi come una delle poche aree umide presenti in Sicilia, ben inserito all’interno di un circuito di turismo naturalistico, da cui gli abitanti di questo territorio si attendono molto, sottoforma di ricaduta economica che tarda sempre ad arrivare. Purtroppo, in questo preciso momento storico, il lago Gurrida, che è di proprietà privata, ma anche una gran parte del nostro territorio isolano pubblico,  esprime una violenta forma di smobilitazione e abbandono, e tutto sembra avvolto in un’immensa ombra, quasi tenebrosa. Insomma, questo territorio è oramai lasciato all’oblio, e non c’è scusa neppure rispetto alla durata di questo processo di abbandono che io oramai percepisco da anni. Questo fenomeno è stato trascurato oramai con tempi di accumulo difficilmente recuperabili. Scorrendo i ricordi della mia decennale frequentazione di questo territorio, posso cogliere i segni indelebili di un “Amarcord” vissuto con molta intensità e difficile da dimenticare, a contatto con una natura viva e difesa, che per restare tale oggi, ha bisogno di grande protezione.  I ricordi sono dunque ciò che ci resta? Forse, certamente sono le tracce di esperienze naturalistiche passate sul territorio, che hanno impresso la mia memoria attraverso le sensazioni e le emozioni che hanno colpito i miei sensi estremamente ricettivi verso questo “pezzo” di territorio etneo. Quante volte ho dovuto pensare che alcune circostanze o accadimenti non sono in linea con le dotazioni culturali di un paese civile? Ho anche pensato: che futuro ha un popolo che non rispetta il suo ambiente naturale?    

lago Gurrida – Etna

  L’amore per la natura deve essere una battaglia continua con chi è privo di intelligenza naturalistica, ognuno di noi deve operare per il bene dei valori naturalistici che esprime il territorio, in particolare quanto questo è capitolato all’abbandono, pur nella consapevolezza che non tutte le persone detengono una sensibilità naturalistica e allora, i sintomi sono i rifiuti, gli incendi, i sentieri danneggiati, la dimenticanza, insomma, la mancanza di rispetto e l’ambiente ne risente. E’ difficile interagire con chi è privo di cultura dell’ambiente che faccia comprendere la vera importanza del nostro patrimonio naturale. Certe problematiche non possono essere affrontate da sodalizi e associazioni naturalistiche di volontariato o addetti alla vigilanza generalizzata, ancor più nelle aree private come il lago Gurrida, dove per entrare bisogna bussare, è lo Stato che potrebbe (dovrebbe) sostituirsi al privato, ma quale Stato, quali Istituzioni, in alcuni casi lo Stato (o chi lo rappresenta) diventa debole e ha paura di avere coraggio nel prendere delle decisioni impopolari e limitanti il diritto alla proprietà, anche quando un territorio volge alla noncuranza e all’oblio. Non bisogna certo avere una mente eccelsa per comprendere che l’interesse del legislatore verso la natura e l’ambiente, sembra oramai una foto sbiadita, che tende a scomparire definitivamente dalle tematiche politico-sociali che si discutono oggi, e allora, come in un gioco onirico, il nostro animo contemplativo, molte volte, si infrange sugli irti scogli dell’indifferenza che i “nostri” politici nutrono verso i beni naturalistici del creato. Pertanto la configurabilità dell’ambiente come bene giuridico non può essere ignorata dall’uomo attraverso tagli continui alle risorse finanziariev. Eppure, il legislatore con la sua mente piccola, non ha ancora la piena consapevolezza della gravissima crisi ambientale che noi uomini con l’intelligenza naturalistica, figli di questa terra splendida ma martoriata dalla ipocrisia dei “senza anima” stiamo vivendo. L’assenza di antropizzazione, a volte, rende un territorio apprezzabile e in alcuni casi ricco di particolare integrità per quanto riguarda gli aspetti naturalistici e paesaggistici. Di contro, non può non amareggiare e suscitare un senso di vuoto e di tristezza l’abbandono di un territorio, che per le sue condizioni, nel tempo porta ad un processo di dissolvimento degli stessi valori naturalistici, che consentono la vita degli animali, delle piante, dell’uomo stesso. Seguendo questo ragionamento, l’importanza di ricordare si affianca a quella della dimenticanza che non significa cancellare il passato ma prendere distanza da esso attraverso la sua comprensione e accettazione, che ne attenua il potere di provocare in noi emozioni di grande portata che ci hanno segnato e che possono pesare in noi come se appartenessero al presente. Chiudo questa mia riflessione con un pizzico di auspicabile ottimismo, augurandomi che qualcuno, chi deve decidere, si accorga dei suoi errori ed arrivi il momento in cui si renda conto che l’inestimabile valore ambientale è meritevole di grande attenzione e tutela….andiamo avanti !!!

Enzo Crimi